Dal 1° luglio entra in vigore (grazie alla Manovrina) anche per i progettisti lo Split Payment:  a saldo delle fatture, le stazioni appaltanti non riconosceranno più l’Iva a costruttori e progettisti ma la verseranno direttamente allo Stato.

Lo Split Payment ha uno scopo principale: la lotta all’evasione fiscale, in particolare la microevasione. Tra il 2015 e il 2016  lo Split Payment avrebbe permesso di recuperare 3,5 miliardi. Senz’altro una buona intenzione, ma bisogna trovare un modo per azzerare gli effetti negativi, cioè la perdita del 22% del fatturato.

Se funzionasse il meccanismo dei rimborsi (come funziona?), gli effetti dello Split Payment non sarebbero così pesanti. Sarà l’Agenzia delle Entrate a rimborsare l’Iva con i propri fondi e l’obiettivo sarebbe di limitare i tempi di rimborso a tre mesi ma spesso i tempi lievitano a sei mesi o un anno.

Split Payment: le 3 proposte alternative dell’ANCE

Tre le proposte dell’Ance per risolvere questi problemi, nella prossima legge di Bilancio si potrebbe inserire il rimborso immediato dell’iva, almeno mese per mese. Ora, infatti, la richiesta può essere fatta ogni tre mesi.

Si potrebbe inoltre rendere l’imposta neutra, consentendo alle imprese che non ricevono l’Iva dalle società pubbliche e dalle partecipate di non versarla ai fornitori e noleggiatori, sfruttando lo schema del reverse charge.

Infine, visto lo scopo principale è recuperare la microevasione Iva, si potrebbe applicare lo Split Payment solo a operazioni sotto una certa soglia, mantenendo l’obiettivo ma limitando gli effetti negativi sulla cassa delle imprese.

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