In previsione dell’elezione del nuovo Consiglio d’indirizzo GBC, abbiamo intervistato Lorenzo Radice, responsabile di Sostenibilità per il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, e Guglielmo Carra, alla guida del team di Consulenza dei Materiali di Arup, candidati consiglieri.

I motivi della candidatura

Nell’ottica di comporre un Consiglio di competenze, è importante fare affidamento su profili di centenuto. È importante mettere in evidenza i percorsi di tutti i candidati, per conoscere più da vicino i campi tecnici in cui si muovono e in cui potranno muoversi. Quale percorso l’ha condotta alla candidatura per GBC?

LR. Sono laureato in scienze ambientali e mi sono occupato di sostenibilità in differenti settori (abbigliamento, telecomunicazioni, trasporti) da diverse prospettive (diritti umani, ambiente, salute, sicurezza, reportistica, stakeholder engagement…) in Italia e all’estero: credo di poter fornire un contributo qualificato all’associazione.

GC. All’interno di Arup guido il team Europeo di Consulenza dei Materiali. In questo ruolo mi occupo di tematiche che spaziano dalla valutazione delle prestazioni dei materiali di cui sono composti sia i nostri edifici, dall’involucro edilizio sino ai materiali utilizzati per gli impianti e le strutture, sia le nostre città, a questioni che riguardano l’innovazione materica e l’utilizzo di nuove tecnologie a supporto dell’industria delle costruzioni. L’ambizione che mi prefiggo è quella di rendere le varie fasi del ciclo di vita di un bene il più efficienti possibile da un punto di vista progettuale, esecutivo ma anche e soprattutto in relazione alle sue fasi di utilizzo. In quest’ottica credo che il GBC possa essere la piattaforma ideale per una discussione e un confronto aperto su queste tematiche con un’ampia platea di enti, istituzioni e aziende che operano sul territorio italiano e che ambiscono a cambiare in meglio la pratica costruttiva corrente.

Le sfide Green

Oggi è fondamentale utilizzare tecnologie di costruzione che garantiscano efficienza energetica e consumi ridotti. Quale tipo di attività svolge la sua azienda nel campo del green building?

LR. Come un’opportunità per impiegare l’esperienza e le competenze acquisite nella progettazione e realizzazione di interventi infrastrutturali sostenibili al fine di contribuire con azioni concrete alla riduzione degli impatti ambientali durante tutta la vita utile dell’opera.

GC. L’efficienza energetica è un aspetto centrale in edilizia e in tal senso Arup è all’avanguardia sia per quanto riguarda la progettazione e l’implementazione di sistemi di gestione dei consumi energetici sia per quanto concerne lo sviluppo di nuove tecnologie che possano migliorare attivamente le prestazioni di un edificio, sia esso già esistente o in fase di costruzione. Un esempio recente riguarda l’edificio Solarleaf ad Amburgo dove per la prima volta siamo stati in grado di implementare un sistema di schermatura esterno con alghe che, da un lato, garantisce un irraggiamento ideale e, dall’altro, consente la generazione di energia da biomassa e dal calore immagazzinato.
Credo però che questi aspetti debbano essere affiancati da valutazioni a carattere più ampio che tengano conto di una serie di fattori quali, ad esempio, una progettazione più consapevole che tenga conto delle fasi di uso di un bene, migliorandone la capacità di mantenimento delle prestazioni ad alti livelli durante tutta la vita utile, così come del fine vita, anche in un’ottica di riuso e riciclo di componenti e materiali. Al contempo in Arup siamo estremamente attenti alle tematiche relative al comfort e al benessere degli utilizzatori di un bene edilizio, sia esso un edificio o un’infrastruttura. Credo che un degli aspetti più interessanti di una società multidisciplinare come Arup sia proprio quello di poter fornire un approccio alla sostenibilità come un sistema complesso, quello che definiamo un approccio totale alla progettazione, che tanga conto non solo delle scelte tecniche che vengono effettuate ma anche delle ripercussioni economiche, sociali ed ambientali che queste possono generare.

Cosa dovrà fare GBC

Da anni si parla di edilizia sostenibile. Dal 2008, GCB Italia diffonde la cultura del costruire consapevole. Nel corso degli anni, integrando in una proposta organica realtà imprenditoriali nazionali e locali. Si è fatto tanto. Quali sono, secondo lei, le attività che il Consiglio deve intraprendere in futuro?

LR. Il Consiglio deve proseguire la sua attività di integrazione di differenti realtà, promuovendo pratiche di sostenibilità a livello di sistema territoriale e coinvolgendo un numero sempre maggiore di stakeholder rilevanti.

GC. Anche e soprattutto in considerazione del momento storico che stiamo vivendo e dell’urgenza di cambiamento rispetto a modelli di sviluppo che si sono rivelati fallimentari e miopi nei confronti del lungo termine, credo che il Consiglio di Indirizzo debba avere abbia un ruolo nello sviluppo di strategie che possano avere una ripercussione più tangibile e concreta sul modo in cui il mercato delle costruzioni opera in Italia. Queste comprendono pratiche migliorative da un punto di vista tecnico ma anche la definizione di modelli di business maggiormente attenti ad un utilizzo responsabile delle risorse di cui disponiamo. Allo stesso tempo credo che il GBC debba diventare sempre più il punto di riferimento per un’opera capillare di sensibilizzazione riguardo le tematiche della sostenibilità in edilizia, sia dal punto di vista delle piccole e medie imprese ma anche e soprattutto dell’opinione pubblica. Credo inoltre che il lavoro di GBC possa beneficiare di una interazione sempre maggiore con la struttura internazionale per un’opera di confronto e di aggiornamento sulle buone pratiche sviluppate a livello globale.


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