Sulla bozza del decreto BIM pubblicata dalle Infrastrutture è stata aperta la consultazione pubblica sul sito del Formez, fino al 3 luglio. Finita la consutazione, il ministero raccoglierà le segnalazioni, di cui terrà conto nella stesura definitiva del decreto previsto dell’articolo 23, comma 13, del Nuovo Codice Appalti.

Il decreto BIM (scarica la bozza) entra in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta e verrà applicato ai bandi pubblicati dopo la pubblicazione in Gazzetta, anche se le Amministrazioni, se lo vorranno, potranno usare il BIM per le varianti di progetti di opere relativi a bandi pubblicati prima. Il provvedimento (8 articoli in tutto) è accompagnato da una relazione illustrativa.

Come funziona la Consultazione sul BIM

Gli utenti partecipano alla Consultazione pubblica online qui, commentando i testi dei singoli articoli della bozza del decreto attuativo. Vedi anche sotto, clicca il link per commentare. Ogni commento è a sua volta commentabile da altri utenti. I commenti sono raccolti attraverso uno strumento aperto a tutti, volto a favorire la collaborazione istituzionale e la partecipazione civica online.

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BIM: i tempi di introduzione

Il cronoprogramma (articolo 6 della bozza di decreto) di introduzione del BIM per le opere pubbliche è il cuore della bozza di decreto. Scatterà dal 2019 l’obbligo di progettare le grandi opere pubbliche (più di 100 milioni) con le procedure digitali del Building information modeling (Bim).

Il decreto quindi precisa che l’uso delle metodologie Bim riguarderà per primi i “lavori complessi”, tra i quali quelli “caratterizzati da elevato contenuto tecnologico o da una significativa interconnessione degli aspetti architettonici, strutturali e tecnologici” e quelli caratterizzati da “rilevanti difficoltà realizzative” o che richiedano “un elevato livello di conoscenza” per evitare sforamenti di costi e tempi.

Dal primo gennaio 2020 sarà obbligatorio per le opere di importo superiore a 50 milioni, dal primo gennaio 2021 l’obbligo riguarderà anche le opere superiori 15 milioni. Nel 2022, saranno coinvolte anche le opere superiori a 5,22 milioni (soglia Ue per i lavori). Dal 2023 le opere di importo superiore al milione e dal primo gennaio 2025 quell sotto al milione.

Dopo l’entrata in vigore del decreto, le stazioni appaltanti in regola potranno richiedere l’uso del BIM anche prima delle scadenze per l’utilizzo obbligatorio. Il decreto prevede anche l’istituzione di una apposita commissione di monitoraggio.

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I tre obblighi per la PA

Tre gli obblighi per la PA, tutti da rispettare prima che scadano le date previste dal cronoprogramma per le varie tipologie di opere, in base alla tipologia di opera.

1) Le stazioni appaltanti dovranno investire in formazione (articolo 3) e dotarsi degli strumenti necessari a gestire la progettazione Bim. Non ci sono accenni a un piano nazionale di formazione per funzionari e dirigenti pubblici né a risorse o incentivi per le amministrazioni per la formazione, solo che essere in grado di gestire gli appalti in Bim costituisce un elemento premiante per la qualificazione delle stazioni appaltanti.
2) Dovranno inoltre varare un piano di acquisto e manutenzione strumenti hardware e software di gestione digitale dei processi decisionali e informativi, adeguati alla natura dell’opera.
3) Dovranno organizzare una struttura «di controllo e gestione» delle procedure.

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