Come introdurre l'equo compenso per i professionisti dopo la sua "scomparsa" dal Jobs Act Autonomi

A maggio Roma è stata invasa da 30mila professionisti uniti per chiedere l’introduzione dell’Equo Compenso. Ingegneri, Architetti, Medici e Avvocati uniti nel pretendere delle risposte dalla Politica per non dover combattere una “guerra al ribasso” che non favorisce nessuno: né i professionisti né, tanto meno, la committenza. Da quella manifestazione è passata parecchia acqua sotto i ponti ed è uscita la legge 22 maggio 2017, n. 81 (meglio conosciuto come Jobs Act Autonomi).

A più di un mese di distanza dalla manifestazione abbiamo contattato l’ing. Carla Cappiello, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma, tra le promotrici dell’evento di maggio per chiedere cosa, nel frattempo, sia accaduto.

Mauro Ferrarini. Equo compenso: chi l’ha visto? Vediamo di fare un breve riassunto: il 13 maggio si è svolta a Roma la manifestazione dei professionisti per “l’equo compenso”, il ritorno dei minimi tariffari e l’abolizione delle misure varate dall’allora Ministro Bersani durante il Governo Prodi. A inizio maggio, invece, c’è stato un incontro sul tema tra CUP, RPT e il Ministro Poletti. I professionisti hanno incassato nel frattempo qualche sostegno da parte di vari rappresentanti delle forze politiche di opposizione … E ora? A circa un mese dalla manifestazioni quali sono le sue sensazioni?

Carla Cappiello. Il 13 maggio scorso si è svolta #NoiProfessionisti, la manifestazione che è partita a Roma da Piazza della Repubblica per arrivare a Piazza San Giovanni, unendo per la prima volta nella storia i professionisti italiani, rappresentanti di tutte le categorie, per chiedere al Legislatore l’introduzione del Giusto Compenso. #NoiProfessionisti è un’iniziativa che è nata dalla base, “dai professionisti semplici”, che vogliono essere ascoltati per rappresentare la grave condizione di disagio e precarietà in cui vivono da ormai troppo tempo.

Gli ordini territoriali romani, di ingegneri, architetti, avvocati, medici, l’ordine degli avvocati di Napoli, con il supporto della Consulta delle Professioni presso la Camera di Commercio di Roma, hanno accolto questa istanza. In pochissimi giorni, l’evento che avrebbe dovuto avere un carattere locale, si è trasformato in Nazionale. Sono state tante e spontanee le richieste di adesione. Sono stati più di 140 gli aderenti, tra Ordini, Collegi e Associazioni di categoria. I manifestanti circa 30 mila. Questi dati ci fanno comprendere quanto sia sentito il problema delle tariffe. Credo che ognuno debba dare il suo apporto nel portare avanti questa causa, ognuno con i mezzi a sua disposizione. Noi ordini territoriali mostriamo la voce degli iscritti con cui abbiamo quotidianamente un rapporto “face to face”. Conosciamo molto bene le difficoltà dei nostri colleghi e sono state queste quelle che abbiamo portato in piazza.

A un mese dall’evento qualcosa si sta muovendo. Ci sono varie dichiarazioni di Ministri e politici, che stanno “aprendo gli occhi” sul problema. Spero che si passi presto ai fatti. Nel contempo, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e gli altri organizzatori del 13 maggio (ndr Ordine degli Architetti di Roma, Ordine dei Medici di Roma e Ordine degli Avvocati di Roma)  si sono costituiti in un Comitato Permanente, Noi Professionisti, per continuare ciò che  è stato iniziato. Infatti, ritengo che un’unica azione non sia sufficiente a colmare un vuoto normativo. Dobbiamo fare ancora di più. Abbiamo organizzato una riunione per sabato 9 luglio, in cui presenteremo il Comitato. C’è molto fermento in questo momento, anche segnato dalla prossimità delle elezioni, e dobbiamo alimentarlo.

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MF. Da alcuni strati della società, il lavoro del libero professionista (dal Medico all’Avvocato, dal Dentista all’Ingegnere) è sempre stato percepito come un impiego di alto livello retributivo. Oggi voi protestate in piazza contro le misure di liberalizzazione varate negli anni passati. Non temete che possano nascere delle incomprensioni tra il mondo dei professionisti e quello dei cittadini?
CC. Il lavoro del libero professionista era un lavoro ad alto livello retributivo, oggi non lo è più e credo che non lo sarà per lunghi anni. In primis sono cambiati i tempi. Oggi molti più professionisti si dedicano alla libera attività, portando maggiore concorrenza nei vari settori. Quando la concorrenza è basata su principi di un’economia solida e aperta, è un fattore altamente positivo. È, invece, ciò che si è verificato negli ultimi dieci anni nel nostro Paese che è negativo, assumendo dei contorni “surreali”.

MF. Cosa intende, esattamente?
CC. Prendiamo ad esempio la professione dell’ingegnere. La laurea in ingegneria era reputata quella del “lavoro assicurato”. Andando, invece, ad analizzare il trend economico della categoria, a partire dal 2007 si è assistito a una caduta ininterrotta dei redditi. Un po’ di numeri, dal 2007 al 2014 si è avuto un calo del 22% del monte redditi (dati Inarcassa), con un aumento reddituale del solo 2,7% nel 2015. Si è, pertanto, molto lontani da livelli di reale positività. La liberalizzazione del mercato, introdotta nel 2006, ha solo portato a un suo sbandamento.

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MF. Chi ha sofferto di più questa situazione, secondo lei?
CC. A farne le maggiori spese a livello professionale sono stati i giovani e i professionisti di piccole e medie dimensioni. I primi sono infatti costretti a lavorare in situazioni indecorose, come nel caso delle mono partita iva, oppure sono costretti ad emigrare. I secondi vivono in grandi ristrettezze economiche, arrivando alla chiusura degli studi o addirittura a dichiarare fallimento. Chi pagherà le conseguenze di questo sistema al collasso? I cittadini, che nel tempo, potrebbero ricevere prestazioni professionali di livello qualitativo molto basso. Ma credo che i primi effetti di questa situazione si stiano già avvertendo. Infatti, e non è un caso, che abbiamo trovato supporto in alcune associazioni di consumatori, in particolare il Codacons, che ha espresso pubblico sostegno verso #NoiProfessionisti.

MF. Parliamo del Jobs Act Autonomi, pubblicato da poche ore sulla Gazzetta Ufficiale. Dal suo punto di vista, come giudica le misure contenute nel testo e quali elementi apprezza maggiormente (oltre a dirmi quali, invece, avrebbe preferito non leggere nel testo).
CC.
Giudico positivamente che sia stata formulata una legislazione a favore dei lavoratori autonomi, per garantirgli dei diritti più o meno assimilabili a quelli dei lavoratori dipendenti. Sono, a mio avviso, sicuramente elementi essenziali: l’introduzione dei tempi certi di pagamento, che non possono essere superiori ai 60 giorni dall’emissione della fattura; la detrazione delle polizze professionale; la  deducibilità della spese di formazione fino a 10 mila euro e fino a 5 mila euro per la certificazione delle competenze; la protezione sociale; l’indennità di maternità; l’indennità di disoccupazione; l’aumento della durata dei congedi parentali; l’apertura agli autonomi dei bandi e dei fondi europei.

Avrei dato più prospettive, rispetto a quelle indicate, allo smart working, poiché il futuro ci presenta un lavoro sempre meno “ufficio- centrico”, grazie alle sempre più evolute tecnologie. C’è un allargamento di funzioni anche per gli Ordini professionali. La legge, infatti, delega il Governo per “l’individuazione degli atti delle amministrazioni pubbliche che possono essere rimessi anche alle professioni organizzate in ordini o collegi in relazione al carattere di terzietà”. In più, nei centri per l’impiego verranno aperti degli sportelli dedicati ai lavoratori autonomi, che stipuleranno convenzioni non onerose con gli Ordini Professionali anche per raccogliere le domande e le offerte di lavoro autonomo.

La grave mancanza di questa legge è la non introduzione dell’equo compenso, che sarebbe la vera sicurezza per garantire qualità delle prestazioni e per assicurare al professionista una giusta retribuzione per il suo lavoro.

Jobs Act Autonomi: cosa cambia per i professionisti tecnici

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Lisa De Simone, 2017, Maggioli Editore

In vigore la legge 22 maggio 2017, n. 81, pubblicata sulla G.U. n. 135 del 13 giugno 2017, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” e meglio...




1 COMMENTO

  1. Bisognerebbe soprattutto chiarire “chi fa cosa”… per esempio, anche un semplice APE richiede nozioni approfondite ma praticamente chiunque può diventare certificatore.

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