Fare la legge sui compensi professionalii e le competenze professionali per rendere equi i primi e ben definite le seconde: è la richiesta della manifestazione di domani, sabato 13, a Roma. Professionisti da tutta Italia partiranno in corteo da piazza della Repubblica fino a piazza San Giovanni. Sono più di 140 gli ordini, rappresentanti di quasi tutte le categorie professionali italiane, che parteciperanno alla giornata: i geometri non parteciperanno. L’idea è partita da avvocati, ingegneri, architetti, medici e avvocati di Napoli.

I punti fondamentali della Legge richiesta sono : 1) un sistema tariffario regolamentato, 2) una chiara definizione delle competenze professionali. Inoltre, il sistema fiscale italiano deve essere integrato con politiche che aiutino la libera professione e l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Compensi e competenze professionali, come arrivare alla soluzione?

Per identificare le possibili soluzioni da presentare al mondo politico, i professionisti hanno istituito un Gruppo di Lavoro composto da rappresentanti delle organizzazioni territoriali. Dovrà essere istituito un Tavolo Permanente per le Professioni presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il compito di:
individuare i problemi causati all’esercizio delle Professioni dalle leggi attualmente in vigore;
affrontarli in modo tecnico e sistematico;
esaminare le possibili soluzioni;
– inserirle in un quadro normativo omogeneo;
supportare la stesura di una legge che tuteli le Professioni secondo i principi di dignità e decoro del lavoro professionale.

Compensi professionali, dove siamo arrivati

La legge 248/2006 ha sancito l’abolizione delle tariffe professionali portando alla svendita del lavoro. La situazione precedente va ripristinata:  il sistema delle professioni costituisce il 13% del Pil del paese e deve puntare alla qualità, e  come abbiamo detto più volte le tariffe sono un passo in quella direzione, una codifica e una valutazione delle prestazioni a garanzia dei cittadini che ne usufruiscono. Le prestazioni vanno legate indissolubilmente a standard qualitativi minimi e  a compensi prefissati.

Calano i compensi professionali, cala la qualità della prestazione. “A farne le spese sono soprattutto i cittadini che, purtroppo, stanno subendo un calo drastico della qualità delle prestazioni ricevute a causa dell’impossibilità, da parte dei professionisti, di sostenere i costi di strutture, assicurazioni e formazione di alto livello” sostiene il Presidente degli architetti romani, Alessandro Ridolfi.

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Carla Cappiello, presidente degli ingegneri romani, ricorda:  “Mentre sono aumentate le specificità analizzate e le responsabilità dei Ctu, le retribuzioni sono vetuste, soggette a delle tabelle date dalla legge 319/1980. Per le prestazioni non previste dai tariffari, gli onorari sono determinati in base alle vacazioni, il cui valore per due ore è di 8,15 euro lordi. Siamo al collasso. Vogliamo che alle nostre professioni sia riconosciuta la dignità, che ci è stata sottratta ingiustamente”.

L’Ordine degli Architetti di Firenze: “i cittadini percepiscono solitamente troppo tardi gli effetti negativi del problema poiché non posseggono gli strumenti per valutare a monte, in assenza di regole e parametri orientativi, la congruità di un compenso”. Aggiungiamo che i cittadini sono vittima non solo dell’abbassamento della qualità della prestazione ma anche della crisi economica: hanno pochi soldi. Per questo motivo tendono al ribasso dei compensi. Sbagliano, ma sono obbligati a farlo.

Il 3 maggio 2017 si è tenuto un incontro tra i Presidenti del Comitato Unitario delle Professioni CUP, Marina Calderone, e la Rete delle Professioni Tecniche RPT, Armando Zambrano, con il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: si è approfondito l’esito delle liberalizzazioni partite nel 2006. Da quel momento, i professionisti si sono indeboliti perchè si trovano alla mercé di soggetti contrattualmente più forti, in grado di imporre clausole vessatorie. CUP e RPT hanno richiesto di prevedere una legge sull’equo compenso sottolineando di avere affrontato la questione più, con audizioni in Parlamento e documenti inviati agli organi decisori della Repubblica.

Le rappresentanze degli Ordini e dei Collegi hanno seguito l’iter che ha portato all’approvazione del Jobs Act Autonomi e, sin dall’inizio, in più di una circostanza hanno fatto rilevare l’urgenza di introdurre una disposizione che conducesse alla definizione di corrispettivi economici idonei. Ma a niente è servito. Leggi tutto l’articolo: Il Jobs Act Autonomi è legge: le novità per i progettisti.

Non dimentichiamo lo Split Payment per i professionisti, introdotto dalla Manovrina di primavera.

Perchè i geometri non partecipano alla manifestazione

Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati Maurizio Savoncelli ha inviato un messaggio agli iscritti. Ecco una sintesi del testo:

“(…) Il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati ha intrapreso la via del dialogo politico, lo strumento più opportuno ed efficace per trovare soluzioni idonee al tema della determinazione dei compensi professionali. Una scelta condivisa con la Rete delle Professioni Tecniche e coerente al dialogo avviato con le Istituzioni e oggi assolutamente ancora aperto. Lo scorso 3 maggio, la Rete delle Professioni Tecniche e il Comitato Unitario delle Professioni sono stati ricevuti dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

(…) Ancora prima è stata avviata l’interlocuzione con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e con i Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato al fine di contestualizzare il tema all’interno del Jobs Act del lavoro autonomo: da entrambi è arrivata la pubblica condivisione delle nostre istanze.

L’adesione a un’iniziativa per sua natura occasionale e la partecipazione ad una manifestazione indetta da rappresentanze di realtà locali potrebbero sia minare la credibilità dell’organo di rappresentanza nazionale – che ha il dovere di tutelare interessi collettivi – sia depotenziarne l’azione. Su argomenti così delicati è pertanto strategico promuovere in modo unitario le istanze dei professionisti tecnici assieme a Ordini e Consigli Nazionali aderenti alla Rete delle Professioni Tecniche, individuando strumenti idonei e applicabili sul tema dell’equo compenso, sollecitando risposte concrete negli organismi politici. Questo è un nostro impegno preciso e inderogabile, a tutela dei professionisti e della committenza privata”.

Redditi dei professionisti: non si esce vivi dagli anni ‘80

I redditi dei liberi professionisti sono ritornati ai livelli bassissimi di 30 anni fa. Ecco cos’è rimasto degli anni 80: per le professioni tecniche, sono tra i 17 mila e i 30 mila euro annui lordi, dal 2007 al 2014 c’è stato un calo reddituale del 22%.

Vediamo invece i dati relativi agli studi di settore sul periodo d’imposta 2015, pubblicati dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e condotto su 3,4 milioni di soggetti (63,9% persone fisiche). I redditi medi da lavoro autonomo dei professionisti della progettazione sono i seguenti:
– studi di design 37.200 euro;
– studi di ingegneria 32.800 euro;
– periti industriali 32.700 euro;
– altre attività tecniche 31.900 euro;
– disegnatori tecnici 24.500 euro;
– studi di geologia 22.300 euro;
– attività tecniche dei geometri 21.300 euro;
– studi di architettura 21.200 euro.

Per farsi un’idea: i notai hanno un reddito medio di 217.800 euro, i medici 64.900, i dentisti 50.400, gli avvocati 40.400, i veterinari 19.300 euro. I ricavi e i compensi totali sono pari a 718 miliardi di euro, con un lieve aumento rispetto al 2014 (+0,6%).

Domani, sabato 13 maggio, c’è la manifestazione a Roma per chiedere la legge sui compensi e sulle competenze professionali. Tu puoi andarci?

#NoiProfessionisti


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