A più di un anno e due mesi dal varo in Consiglio dei ministri, via libera definitivo dal Senato al disegno di legge su lavoro autonomo e lavoro agile, Jobs Act autonomi. Il ddl diventa così legge. Nell’ultimo passaggio alla Camera, aveva subito alcune modifiche: estensione dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con collaborazione coordinata e continuativa; istituzione di un tavolo tecnico sul lavoro autonomo per formulare proposte e indirizzi per modelli previdenziali, modelli di welfare e formazione professionale.

Il Jobs Act Autonomi contiene misure per favorire la partecipazione degli autonomi agli appalti pubblici e la costituzione, nei centri per l’impiego, di uno sportello per il lavoro autonomo.

Jobs Act Autonomi: Partite Iva

Il provvedimento contiene, nella prima parte, un Jobs Act per le Partite Iva, 2,5 milioni di italiani circa, che lavorano senza le garanzie proprie dei lavoratori dipendenti. Vengono individuati i rapporti di lavoro autonomo e si istituisce la Dis-Coll, o indennità di disoccupazione, per i collaboratori coordinati e continuativi, a fronte di un incremento dell’aliquota contributiva pari allo 0,51%.

Il primo cambiamento è l’estensione delle regole sui pagamenti tra imprese e Pubblica amministrazione a quelli tra lavoratori autonomi e imprese, Pa o tra autonomi stessi: non si potrà superare il limite di 60 giorni per saldare una fattura a un autonomo, a meno di far scattare interessi di mora e sanzioni.

La Commissione Lavoro della Camera aveva chiesto di valutare le condizioni per affrontare il tema dell’individuazione di un equo compenso che tenga conto della natura e delle caratteristiche delle prestazioni svolte, tema fondamentale per ogni lavoratore autonomo, soprattutto in seguito all’abolizione dei minimi tariffari. Ma nel testo passato al Senato non sembra esserci traccia di equo compenso. Per il 13 maggio era stata indetta una manifestazione (molto in forse) delle professioni tecniche, manifestazione a cui per altro i geometri avevano già annunciato – prima del passaggio al Senato del Jobs Act Autonomi – non avrebbero partecipato.

Tutto sul Jobs Act Autonomi

Partita Iva, i principali cambiamenti

– i professionisti – organizzati in ordini e collegi – potrenno svolgere alcuni atti pubblici (certificazioni , autentiche, …) alle professioni organizzate in ordini e collegi;
– le previdenziali private potranno attivare prestazioni sociali, dietro versamento di contributi, per il supporto in caso di perdita del lavoro o malattia;
– l’aliquota contributiva verrà alzata per migliorare le prestazioni su maternità e malattia agli iscritti alla gestione separata INPS;
– ci sarà il riassetto delle norme di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori per gli studi professionali;
– deducibilità di spese alberghiere e di aggiornamento professionale (le spese deducibili raddoppiano a 10mila euro), congedo parentale, indennità di malattia.

Gravidanza, malattia e infortunio non comporteranno l’estinzione automatica del rapporto di lavoro: la lavoratrice potrà chiedere di tenerlo in sospeso per al massimo 150 giorni ma il committente potrà continuare a far valere un diritto del “venir meno dell’interesse”.

In caso di maternità: il congedo parentale sale da tre a sei mesi, da utilizzare entro il terzo anno d’età del figlio; si potrà ricevere l’indennità di maternità pur continuando a lavorare; durante il congedo, la lavoratrice potrà chiedere la sostituzione con una professionista di fiducia; sospeso il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi in caso di malattia o infortunio che duri più di sessanta giorni.

Jobs Act Autonomi: la parte dello smart working

La seconda parte del Jobs Act Autonomi è dedicata allo smart working. Il lavoro dipendente diventa “agile”: non è una nuova tipologia contrattuale ma una nuova modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, anche per il settore pubblico.

Serve un contratto scritto tra le parti, a tempo determinato o indeterminato, e sono vietate le modifiche unilaterali. I dipendenti potranno lavorare in parte presso i locali dell’azienda, in parte dove vorranno, sempre negli orari giornalieri e settimanali. Una parte dell’accordo riguarderà il “diritto alla disconnessione”: il tempo di riposo del lavoratore dovrà esser messo nero su bianco, così come le misure (tecniche ed organizzative) necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore il testo prevede che siano garantite le tutele contro infortuni e malattia.

Nella terza parte, il Jobs Act Autonomi contiene disposizioni finanziarie.

Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia ci sono già circa 250 mila in Italia gli Smart Workers, vale a dire i lavoratori subordinati che godono di discrezionalità nelle modalità di lavoro in termini di luogo, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti. Il 30% delle grandi imprese ha già fatto qualche passo in questa direzione, ora sta alle PMI.

Un “passo avanti” per la diffusione dello smart working in Italia, anche se “non consente di fare qualcosa in più rispetto a prima – alcune aziende già lo praticano da anni -, né tantomeno definisce obblighi di attuazione o incentivi” afferma il professor Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio. In ogni caso, “enuncia principi e promuove diritti di grande valore, eliminando gli alibi di chi riteneva mancasse l’adeguato supporto normativo per il Lavoro Agile“.

Sulla carta, il Jobs Act Autonomi “punta a sostenere e valorizzare il lavoro autonomo non imprenditoriale, attraverso un sistema di tutele specifiche, e a migliorare la qualità della vita dei lavoratori dipendenti, favorendo la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro“, ha detto il ministro Giuliano Poletti a valle dell’approvazione.

Jobs Act Autonomi: cosa cambia per i professionisti tecnici

Jobs Act Autonomi: cosa cambia per i professionisti tecnici

Lisa De Simone, 2017, Maggioli Editore

In vigore la legge 22 maggio 2017, n. 81, pubblicata sulla G.U. n. 135 del 13 giugno 2017, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” e meglio conosciuta come Jobs...




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