Il recupero dell'esistente, la ricetta per lo sviluppo dell'edilizia

La riconversione degli spazi esistenti è la chiave di volta per lo sviluppo dell’edilizia in Italia. A sostenerlo è Carlo Ratti, architetto e professore al Mit di Boston (Usa).

“Se la popolazione non cresce e gli standard abitativi non cambiano, perché costruire nuove case?” – si chiede il professore.

“In un periodo di crisi la superficie delle abitazioni tende a ridursi. Espandere le città é l’errore più grave che si possa fare: significa svuotare gli spazi che già ci sono e condurli alla rovina”.

Nel Bel Paese si tratta di un concetto ancora poco diffuso, secondo il guru delle ‘citta’ intelligentì: “Spesso mi capita di parlare con sindaci di grandi città italiane: sono fermi alla logica di 20 anni fa, all’epoca del boom, quando i centri urbani dovevano crescere per la continua migrazione di persone”. Sì alla riqualificazione, no allo sfruttamento del “greenfield” dunque, perché “é finita l’epoca delle nuove costruzioni”.

Ma contemporaneamente deve iniziare l’era del “brownfield”, che “per imprese e progettisti, soprattutto in questa fase, è una grande opportunità”.

“Ripensare il vecchio, risistemarlo, modellandolo e plasmandolo”: è la via che un po’ ovunque nel mondo stanno imboccando le amministrazioni più coscienziose, ha raccontato oggi a Pollein (Aosta) il quarantunenne torinese, fondatore del Senseable city laboratory a Cambridge, dove coordina una trentina di ricercatori di fama impegnati a sviluppare tecnologie digitali per una migliore fruizione delle città.

Dall’America all’Europa, “si sta iniziando a capire che le nuove costruzioni non fanno altro che impoverire i vecchi quartieri”.

E a interessarsi alla riconversione del “brownfield” sono direttamente i vertici delle istituzioni: “In Messico il presidente Calderon ci ha commissionato uno studio per la riconversione di intere sezioni urbane semi-abbandonate proprio a causa della costruzione di nuove case”.

Lo sfruttamento massiccio del “greenfield” è ormai sempre più raro: “Soltanto in paesi in forte espansione economica come la Cina il fenomeno è ancora forte, proprio per la necessità di garantire nuove abitazioni in un contesto urbano”.

Gli esempi di riconversione in Italia non mancano, a partire dalla riqualificazione delle baite alpine in disuso: “In Trentino abbiamo messo a punto un sistema di albergo diffuso di nuova concezione, in cui ogni unità abitativa è indipendente, ma inserita con le altre in una rete, creando un sistema abitativo senza alcun impatto per il territorio”.

Fonte: Ansa


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