periti industriali laureati

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri favorevole alle lauree professionalizzanti ma chiede di definire il futuro dei laureati triennali a orientamento professionale in ingegneria.

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha partecipato ad un incontro con la Cabina di regia nazionale per l’armonizzazione e il coordinamento dell’offerta formativa del sistema di Istruzione tecnica superiore e delle lauree professionalizzanti, rappresentata dal Sottosegretario del Miur Gabriele Toccafondi. Per il CNI erano presenti i Consiglieri Angelo Domenico Perrini e Ania Lopez e il Direttore Fondazione CNI Dr.MassimilianoPittau, mentre Sauro Longhi rappresentava il CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane).

Esprimiamo soddisfazione per questo incontro – ha dichiarato Angelo Domenico Perrini – perché in generale riteniamo che queste lauree professionalizzanti possano essere utili all’inserimento immediato nel mondo del lavoro e quindi nel processo produttivo, cosa che non è assolutamente avvenuta per i laureati triennali ex 328/2001.”

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Lauree professionalizzanti: il futuro dei laureati triennali

Il CNI è da tempo favorevole all’attivazione di lauree professionalizzanti in grado di rispondere alle richieste specifiche del mercato del lavoro, purché queste definiscano percorsi chiari, sia in termini di competenze acquisite sia in riferimento agli sbocchi professionali consentiti. In quest’ottica ha accolto positivamente il decreto del MIUR n. 987, del 12 dicembre2016, che all’articolo 8 propone l’attivazione di corsi di laurea sperimentali ad orientamento professionale.

Tuttavia – ha detto Ania Lopez – riteniamo che sia necessaria una complessiva riorganizzazione del sistema universitario per arrivare a definire in modo chiaro i vari percorsi attivi mediante una maggiore valorizzazione e una più puntuale caratterizzazione del titolo di primo livello. Oltre alla definizione delle competenze, è importante facilitare il completamento del percorso formativo ingegneristico dei laureati triennali”.

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Corsi triennali orientati ad un rapido ingresso nel mondo del lavoro

Il CNI ritiene che le lauree ad orientamento professionale debbano essere corsi triennali terminali , orientati ad un rapido ingresso nel mondo del lavoro. Un riferimento in Italia potrebbe essere quello delle lauree sanitarie. L’avvio di questi corsi triennali professionalizzanti comporterà anche una riflessione comune sulla rapida obsolescenza dei profili professionali che sta caratterizzando questo periodo storico. Il CNI propone di ipotizzare una diramazione del percorso triennale in due distinti indirizzi: uno con una forte connotazione “professionalizzante” per coloro che avessero intenzione di procedere, subito dopo il conseguimento del titolo, alla ricerca di un’occupazione; l’altro finalizzato sostanzialmente al prosieguo del percorso formativo universitario e al conseguimento della laurea magistrale.

Per sciogliere l’attuale groviglio degli accessi agli albi professionali occorre una modifica dell’art. 55 del DPR 328/2001 e il riferimento ad uno dei principi cardine delle lauree professionalizzanti: attribuire ad ogni professione un corso di laurea professionalizzante univoco.

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1 COMMENTO

  1. c’e’ molta confusione al riguardo. Le lauree professionalizzanti non possono essere equiparate alle lauree di primo livello, in quanto hanno un livello formativo inferiore. Il bachelor (o laure di primo livello), ha un EQF pari a 6 ed un ISCED11 uguale a 6 mentre l’indice EQF ed ISCED11 per una “laurea” professionalizzante sono entrambi uguali a 5.
    Si tratta quindi, di due titoli di studio qualitativamente e gerarchicamente distinti: la laurea di primo livello ha un livello formativo superiore rispetto alla laurea professionalizzante, cosi’ come un master e’ superiore ad bachelor.
    Per questa ragione, sarebbe piu’ corretto, definirle “diplomi universitari professionalizzanti”, anziche’ lauree professionalizzanti.
    In virtu’ di un inferiore livello di formazione, le figure professionali emergenti da queste nuove “lauree”, non potranno avere le stesse competenze (che saranno necessariamente piu’ ristrette a causa di una minore preparazione teorica) dei laureati di primo livello.
    Sarebbe inoltre opportuno impedire ai tecnici provenienti dalle lauree professionalizzanti, di fregiarsi del titolo di dottore, in quanto non dotati di un titolo di studio sufficientemente qualificato.

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