È sempre più frequente oggi, per un operatore dell’edilizia, sia esso tecnico progettista o costruttore o capo-mastro, imbattersi nel progetto di recupero, o comunque intervenire in un edificio esistente. A volte si tratta di edifici senza particolare rilevanza architettonica o ambientale, ma molto più spesso invece si tratta di edifici storici con valenze architettoniche importanti, che possono avere anche grande interesse culturale per l’unicità o per il valore ambientale che rappresentano.

Quasi sempre però la sovrapposizione di interventi realizzati nel corso di decenni, se non di secoli, confonde stili e soluzioni architettoniche, nasconde valori compositivi e magisteri costruttivi, e sempre più difficile appare la decisione di come attuare un recupero corretto, sia dal punto di vista squisitamente tecnico che dal punto di vista culturale.

A queste difficoltà di lettura si sovrappongono gli aspetti devastanti della scarsa o cattiva manutenzione, del degrado e dell’abbandono, con tutte le complicanze patologiche, per non citare gli effetti terribili dei fenomeni sismici.

Il compito di chi si accinge a prendere decisioni operative per il recupero o il risanamento di un edificio diventa spesso difficilissimo. “Come riconoscere? Come monitorare? Come intervenire? Con quali tecniche? Cosa tenere e cosa demolire? Cosa valorizzare?” Sono queste le principali domande del “tecnico” e del “decisore pubblico o privato” quando debbono intervenire.

Per trovare le risposte corrette, per trovare quella che definiremo “la cura giusta” per ridare nuova vita a un edificio, è necessario da un lato avere una buona conoscenza del “paziente” da curare e delle sue patologie e sviluppare una corretta anamnesi per poter fornire una diagnosi appropriata, e dall’altro possedere una buona cultura tecnica dei metodi di indagine e dei modi per intervenire, per scegliere correttamente le migliori soluzioni.

Per poter affrontare il progetto di recupero di un edificio, si deve dunque possedere una adeguata e approfondita cultura sui seguenti aspetti:

  • Conoscenza dei concetti e dei principi di recupero e di restauro conservativo degli edifici;
  • Conoscenza dell’edificio e dei materiali per il progetto di recupero;
  • Conoscenza delle patologie del degrado e dei metodi di indagine;
  • Conoscenza delle Tecniche operative per l’intervento;

Il Seminario (a ingresso libero, scarica il programma), aperto anche ad altri soggetti interessati esterni (professionisti, tecnici, amministratori), tra le tutte le conoscenze sopra illustrate, affronta i due aspetti fondamentali della conoscenza dell’edificio e delle tecniche di intervento, illustrando in particolare:

  • Alcune caratteristiche costruttive degli edifici civili e industriali in cemento armato della prima metà del Novecento. Di essi vengono illustrati originali dettagli costruttivi su fondazioni, murature in elevazione, coperture a shed, ecc. L’obiettivo è quello di ricordare, valorizzare e recuperare la cultura degli antichi magisteri, elemento di conoscenza indispensabile per poter intervenire nel processo di recupero.
  • Alcune interessanti tecniche operative per l’intervento su edifici in muratura. Vengono illustrati alcuni esempi di recupero di volte con la tecnica “tabicada armata” e con altre tecniche, rinforzi di solai in legno, consolidamenti di fondazioni con la tecnica dei micropali.

Il seminario è a ingresso libero e si terrà al DISEG – Politecnico di Torino, l’8 maggio 2017, dalle ore 16.00 alle 18.30.

Durante il seminario verrà presentato il volume: Manuale del recupero edilizio: edifici in muratura e in cemento armato, Maggioli editore, 2017. Autori F.Astrua, R.Nelva.

Scarica il programma del seminario sul recupero edilizio.

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