The Breath: ecco il tessuto mangia smog

L’idea di un cartellone pubblicitario mangia smog è venuta a due imprenditori, Gianmarco Cammi, piacentino, e Gianluca Barabino, di Tortona. Insieme hanno dato vita alla start-up Anemotech, del gruppo Ecoprogram (colosso della logistica che gestisce lo stadio di San Siro), che, insieme all’Università Politecnica delle Marche, ha sviluppato un nuovo tessuto rivoluzionario: The Breath, il Respiro, un mix realizzato con strati esterni in tessuto tridimensionale idrorepellente e uno intermedio in fibra a carboni attivi, creato con nanotecnologie, in grado di ridurre le particelle inquinanti presenti in ambienti sia aperti sia chiusi.

Questo particolare tessuto, sfruttando il naturale ricircolo dell’aria, è in grado di catturare anidride carbonica, polveri sottili, biossido di azoto, monossido di carbonio e altri inquinanti come i COV (composti organici volatili). Una volta assorbite le sostanze nocive, lo strato in fibra di carbone attivo sarebbe capace di trattenerle e disgregarle riducendo, di conseguenza, la loro concentrazione in atmosfera.

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È così che il telone che cela il recupero del Palazzo Generali di Milano è il primo The Breath. Il messaggio che riporta è quanto mai provocatorio: “Questa pubblicità non vende auto. Ne fa sparire 409.704 in un anno”. Il cartellone richiama la sua capacità di assorbire gli inquinanti emessi dagli scarichi delle auto, anche se sul calcolo del numero citato ci sono alcuni punti interrogativi. Infatti per effettuare un calcolo preciso occorrerebbe sapere il numero di chilometri percorsi, il tipo di alimentazione e il livello di omologazione Euro della vettura. Inoltre, occorrerebbe sapere a quali inquinanti si riferisce il dato: ossidi di azoto, particolato o altri elementi nocivi. Il numero citato di fatto riporta le emissioni catturate quotidianamente e il relativo numero di auto che le ha emesse, ma poi moltiplica il risultato per 365, cioè per tutti i giorni dell’anno. Invece lo smog eliminato è pari a quello emesso da 1.122 vetture che ogni giorno circolano per il capoluogo lombardo.

Resta il fatto che The Breath è un esempio di come la ricerca e la sperimentazione possano viaggiare di pari passo e, non a caso, è stato premiato a Ecomondo 2016 e dalla selezione al Premio per lo sviluppo sostenibile e ha ottenuto il beneplacito di Legambiente.

Nel frattempo la Urban Vision, società che si occupa della raccolta fondi per il recupero architettonico di edifici e monumenti, ha siglato un accordo con Anemotech per utilizzare The Breath nei cantieri attivi a Milano e Roma (due città con evidenti problemi di traffico e smog).

A Milano si prevede l’installazione di 12.700 mq di tessuto mangia smog, mentre a Roma l’estensione del tessuto arriverebbe a 18.700 mq. Che in autovetture eliminate si traducono in 38.089 veicoli/anno.

Non resta che augurarsi che il mercato del restauro e dell’edilizia riprenda a gonfie vele, così da poterle realizzare con The Breath.


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