Come scegliere un sistema impermeabile in edilizia (che funzioni davvero)

Sui social network si dibatte giornalmente su quale sia il miglior sistema impermeabile in edilizia. Ci sono sostenitori delle emulsioni, delle guaine bituminose, delle resine (le più disparate), dei sintetici, dei cementizi. Solo con questo breve elenco ci sarebbe da darsela a gambe molto velocemente.

Come scegliere un sistema impermeabilizzante per garantire la tenuta del nostro solaio senza doverlo rifare dopo pochissimo tempo?

La Trinità delle impermeabilizzazioni

Facciamo un breve excursus di quelle che sono le tecnologie analizzando brevemente i vantaggi e gli svantaggi e ricordando sempre che il miglior sistema è sempre quello che prende in considerazione la trinità delle impermeabilizzazioni: corretta progettazione, corretta produzione, corretta posa; basta che uno solo di questi elementi manchi e il sistema fallirà.

Emulsioni

Le emulsioni: si tratta di prodotti a base bituminosa che vengono prodotti mediante la miscelazione (per emulsione) di vari elementi. Ve ne sono di svariato tipo, in ogni caso è sempre meglio usarli come strato impermeabilizzativo secondario e non principale, perché è difficile posarne uno spessore rilevante e continuo, o come confinamento temporaneo in attesa di una vera e propria impermeabilizzazione.

Guaine bituminose

Le guaine bituminose: sono state inventate oltre 50 anni fa in Italia e hanno conquistato il mondo, un motivo ci sarà! Si tratta di uno strato di bitume modificato, di vario spessore e con interposta un’armatura, che viene posato a fiamma o mediante adesivo. La grande malleabilità nella posa, la forte adesione ai supporti oltre all’economicità del prodotto, le hanno rese il prodotto impermeabilizzante più usato al mondo. Campo di applicazione: ovunque ma sconsigliate in fondazione e in presenza continua di acqua di falda e da non usarsi in discariche.

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Guaine sintetiche

Le guaine sintetiche: sono prodotti di pura sintesi, a differenza di quelle bituminose, che vengono utilizzate per la loro capacità di deformazione dimensionale e per la resistenza ad elementi degradanti che disgregano gli altri sistemi, ad esempio in discariche o serbatoi di raccolta dei reflui o, ancora, raccolte di olii. I teli sintetici hanno caratteristiche molto simili a quelle bituminose ma godono di maggiore fama perchè posate solo da applicatori specializzati.

Tra i punti di forza vi è la possibilità di avere teli di enorme dimensione (l’EPDM può arrivare a 2000mq) o grande resistenza chimica (l’HDPE viene usato in discariche); comunque la deformabilità di tipo elastico li vede maggiormente impiegati dove le tensioni normali sono maggiori o dove le grandi dimensioni li rendono economici. Hanno la fama di durare più delle guaine bituminose… ma un test comparativo non li vede così differenti, sempre fatte le debite eccezioni per alcuni materiali particolari. Campi di applicazione: coperture di grandi dimensioni, giardini pensili, bacini idrici, geotecnica.

Resine

Le resine sono un’intera famiglia di materiali adatti alle impermeabilizzazioni. Le principali sono le quelle poliuretaniche (di queste fanno parti le poliuree), epossidiche, acriliche e i metacrilati. Tutte si contraddistinguono per alcune delle loro caratteristiche fisiche: alcune sono particolarmente resistenti alla trazione, altre al punzonamento, altre hanno grande deformazione elastica altre ancora resistenze chimiche eccezionali. In ogni caso sono sistemi che vengono posti in opera, ossia vengono posati liquidi sul supporto, e lasciati a polimerizzare a creare un film continuo che resiste al passaggio dell’acqua.

Una piccola annotazione deve essere fatta sulle resine poliuretaniche: si sente spesso parlare di differenza tra poliuretanici a freddo e poliuree. Si tratta di resine della stessa famiglia che hanno una leggera differenza chimica che le contraddistingue nelle prestazioni finali (le prime sono un composto con polioli e le seconde con ammine): le poliuree sono maggiormante resistenti agli aggressivi chimici, alla trazione ed al punzonamento ma hanno deformazione elastica minore e devono essere posate a caldo con macchinari particolarmente costosi ed ingombranti; le poliuretaniche a freddo sono più pratiche ma devono sempre essere protette con una particolare resina poliuretanica, detta alifatica, che è resistente ai raggi UV ed agli aggressivi chimici. Se si mettono a confronto resine poliuretaniche alifatiche e poliuree le differenze sono piuttosto sottili e spesso si sovrappongono nell’utilizzo.

Le impermeabilizzazioni in edilizia

Le impermeabilizzazioni in edilizia

Marco Argiolas , 2017, Maggioli



 

Impermeabilizzazioni cementizie

Le impermeabilizzazioni cementizie comprendono tecnologie molto lontane tra loro. Le suddividiamo in due macrocategorie (principalmente): le malte elastiche cementizie e i cementi osmotici. Le prime nascono per impermeabilizzare le riprese di getto nei ripristini del calcestruzzo. In seguito sono state usate ovunque grazie alla loro versatilità nella posa. Sono composte da una parte di inerti e leganti (la parte cementizia) ed una di resina (viniliche, acriliche solitamente). Vengono usate maggiormente per l’impermeabilizzazione dei balconi, vasche di contenimento acque e fondazioni. Soffrono di svariati problemi tra cui la compatibilità con l’acqua stagnante (solo poche sono adatte al contenimento d’acqua) o con alcuni composti chimici che spesso si trovano sulle coperture o nei materiali da costruzioni (come i tensioattivi anionici), inoltre hanno una bassa resistenza al punzonamento.

L’altra categoria è quella dei cementi osmotici. È una definizione che comprende un’intera famiglia di materiali che funzionano per “penetrazione osmotica” (definizione errata ma che ben rende l’idea del funzionamento). Il principio attivo viene veicolato dall’acqua d’impasto delle malte verso l’interno del muro in calcestruzzo fino ad occludere ogni tipo di microcavità possa essere presente. Questo genere di prodotti viene usato principalmente sotto quota campagna perchè può lavorare agevolmente in controspinta (ossia l’acqua arriva a contatto con l’impermeabilizzazione dalla parte opposta, quindi è l’ultimo strato che trova nel muro si incontra prima del vuoto dei locali interni) in quanto va ad impermeabilizzare una porzione di muro che varia da pochi millimetri all’intera massa del calcestruzzo.

Funzionano perfettamente se e solo se vengono posati su un supporto idoneo (calcestruzzo gettato correttamente o ricostruito) e secondo le indicazioni dei produttori che devono essere seguite tassativamente. Trovano scarsa utilità in strutture diverse dal calcestruzzo e non si usano in coperture piane o inclinate perchè hanno la stessa deformabilità del calcestruzzo.

Conclusioni

Come si può notare le caratteristiche sono molteplici e ci sono ambiti in cui le applicazioni si possono sovrapporre o integrare; in ogni caso è necessario ricordare che l’unica vera caratteristica comune che hanno tutti i materiali che compongono i sistemi impermeabili è che devono essere puntualmente progettati nell’esecuzione dei dettagli, che questi devono essere realizzati da manodopera specializzata che seguirà le indicazioni di progettazione alla lettera. Un dettaglio errato porterà all’inefficienza del sistema impermeabile nella sua totalità.

È necessario ricordare sempre che non esiste un prodotto che possa risolvere tutti i problemi ma esistono sistemi che vengono progettati all’uopo per rispondere alle esigenze della nostra copertura; la conoscenza dei vari sistemi e di come integrarli tra loro è fondamentale per la buona riuscita del lavoro finale.

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