Aggiornamento del 25 maggio 2017: Il disegno di legge 2685 (Disposizioni urgenti per la tutela dei cittadini e della qualità del lavoro dei professionisti), presentato dai senatori Bartolomeo Pepe e Michelino Davico, è approdato in Senato. L’obiettivo è quello di abrogare l’articolo 2 del Decreto Bersani, che elenca le disposizioni sulla concorrenza fra i professionisti. L’obiettivo è quello di reintrodurre l’obbligatorietà delle tariffe professionali minime. Stiamo a vedere. Per ulteriori dettagli clicca qui.

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13 aprile 2017: Gli ordini degli architetti, avvocati e ingegneri di Roma e provincia, con l’ordine degli avvocati di Napoli e con l’adesione della Consulta delle professioni presso la Camera di commercio di Roma rilanciano il tema delle tariffe professionali minime e chiedono al Governo di riprendere il tema dei minimi tariffari. Il 13 maggio si terrà a Roma la manifestazione, per sollecitare il tema delle tariffe professionali delle partite IVA.

La sentenza dell’8 dicembre 2016 numero c-532/15 della Corte di Giustizia Ue ha affermato la legittimità in ambito europeo dei minimi tariffari inderogabili: l’Italia dovrebbe fare un passo indietro e ripristinare i minimi tariffari. L’abolizione dei minimi tariffari in Italia del 2006 ha innescato il gioco del minimo ribasso dei compensi. Molti professionisti hanno un reddito inferiore ai 15 mila euro lordi annui e i cittadini hanno molte meno possibilità di usufruire di servizi di qualità: per questi motivi è necessario ripristinare un sistema virtuoso che dia garanzie agli uni e agli altri.

L’assenza di riferimenti normativi che consentano di stabilire con sufficiente chiarezza il livello delle prestazioni professionali in linea con standard qualitativi predeterminati provoca disorientamento nella committenza e incide in modo significativo sulla corretta applicazione di importanti discipline legislative, in ambito energetico per esempio. Gli Attestati di Prestazione Energetica (APE) sono stati redatti a prezzi stracciati, per esempio. Non deve più succedere. Continua a leggere Reintrodurre le Tariffe professionali è la prima cosa da fare.

Secondo un’indagine del CNI del 2016, l’86% dei professionisti vuole tornare ad avere tariffe professionali di riferimento. Le tariffe professionali non sono un mezzo di tutela corporativa ma uno strumento per capire la qualità e l’entità della prestazione, valutazioni che spesso sfuggono ai committenti. In un presente di ribassi e certificazioni energetiche a 30 euro, le tariffe professionali conterrebbero un’informazione fondamentale per capire che di fronte a certi costi non può esserci la qualità sufficiente. Leggi anche Reintroduzione Tariffe professionali uguale mai più certificazioni a 30 €.

Quello che viene chiesto al Governo con la manifestazione è appunto l’introduzione di una normativa prima di tutto sulle tariffe professionali minime e giuste per la qualità delle prestazioni. Ci sono anche altri temi interessanti per cui il Comitato Promotore dei Professionisti chiede attenzione: l’equità fiscale e il diritto a una formazione qualificata di alto livello, per esempio. La manifestazione è indetta per il 13 maggio e sono invitati tutti gli ordini e i collegi Italiani che riterranno opportuno partecipare.


3 Commenti

  1. mah.. un articolo che si contraddice da solo.. I minimi tariffari garanzia di qualità? e dove sta scritto? solo garanzia di non concorrenza..
    La qualità si ottiene responsabilizzando chi esegue una prestazione.. E con la giusta responsabilizzazione sarebbero impossibili anche certi prezzi.

  2. Tanto è inutile, chi non è da questa parte della “barricata” non potrà mai capire, il committente ha solo interesse a pagare poco prima del lavoro però se poi vengono fuori problemi o magagne la colpa è del professionista che non sa fare il suo lavoro o non gliel’ha fatto bene. Non esiste sul mercato la coscienza etica di un equo compenso per il lavoro svolto, non si tiene conto della formazione necessaria e dei costi della professionalità. Si vuole solo la moglie ubriaca e le botte piena, e poco importa se i tecnici in Italia ormai fanno la fame. Secondo il committente non è vero nemmeno questo, è solo che noi tecnici veniamo pagati in nero e quindi siamo ancora più colpevolizzati (però intanto sono gli stessi committenti a voler pagare senza fattura per risparmiare ancora di più). Complimenti, a te Riccardo e a tutti quelli che la pensano come te. Spero che un giorno avrai un figlio che vorrà fare il Geometra, l’Ingegnere, l’Architetto, così ti accorgerai di come funzionano queste cose. Nel frattempo rimani pure del tuo ottuso parere.

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