La legge 27 marzo 1992, n.257 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto) ha vietato l’estrazione, l’importazione e l’esportazione, la lavorazione, la commercializzazione dell’amianto, ma certamente non ha risolto i problemi legati alla sua presenza nel territorio.

Da dati recenti relativi alla presenza di amianto sul territorio nazionale, l’Istat fa sapere che la quantità di lastre in cemento-amianto messe in opera negli ultimi 30 anni nel nostro Paese varia tra i 2 e i 3 miliardi di m2 e le superfici coperte con amianto sono valutabili nell’ordine di qualche milione di m2 solo per le grandi città.

I materiali che contengono amianto

Sebbene siano stati rimossi alcuni milioni di m2 materiali contenenti amianto (leggi il nostro speciale sulla rimozione amianto), il problema amianto è molto sentito ed è destinato ad avere effetti per molti anni ancora, sia dal punto di vista sanitario-epidemiologico che dal punto di vista ambientale.

I materiali contenenti amianto presenti negli edifici possono essere divisi ai sensi del D.M. 6 settembre 1994 in tre grandi categorie:

  • materiali che rivestono superfici applicate a spruzzo o a cazzuola;
  • rivestimenti isolanti di tubi e caldaie;
  • una miscellanea di altri materiali comprendente, in particolare, pannelli ad alta densità (cemento-amianto), pannelli a bassa densità (cartoni) e prodotti tessili.

I materiali in cemento-amianto, soprattutto sotto forma di lastre di copertura, sono quelli maggiormente diffusi. La potenziale pericolosità dei materiali di amianto dipende dall’eventualità che siano rilasciate fibre aerodisperse nell’ambiente che possono essere inalate dagli occupanti. Il criterio più importante che deve essere valutato in tal senso è rappresentato dalla friabilità dei materiali.

I materiali friabili sono quelli che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere mediante la semplice pressione delle dita. Questi possono liberare fibre spontaneamente per la scarsa coesione interna (soprattutto se sottoposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di acqua) ed essere facilmente danneggiati, nel corso di interventi di manutenzione o da parte degli occupanti dell’edificio se sono collocati in aree accessibili.

In base alla friabilità, i materiali possono essere classificati come:

  • friabili: materiali che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale;
  • compatti: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici (dischi abrasivi, frese, trapani ecc.).

L’Allegato al D.M. 6 settembre 1994 ha fornito una tabella con la distinzione, in queste due primarie tipologie friabile o compatto, dei principali manufatti contenenti amianto che possono essere ritrovati frequentemente applicati negli edifici. I ricoprimenti a spruzzo (floccati) sono generalmente materiali friabili, mentre i rivestimenti di tubazioni e i materiali in cemento amianto sono materiali in origine poco o per niente friabili, tuttavia, lo possono diventare a seguito del degrado subito a causa di fattori ambientali.

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Amianto in edilizia

Le coperture in cemento amianto

In Italia l’uso di coperture in cemento-amianto (lastre ondulate, tegole, pianelle, ecc.) ha rappresentato quasi il 90% di tutto l’amianto utilizzato, per questo attualmente si vogliono utilizzare i droni, soprattutto  per le scuole. Tali prodotti possono rappresentare una fonte di contaminazione di fibre nel caso siano degradate o danneggiate e, comunque, quando la matrice cementizia perde la sua consistenza.  Sono costituite, per la quasi totalità, da crisotilo, ma possono essere presenti anche anfiboli: la presenza di crocidolite è riconoscibile anche ad occhio nudo se emergono in superficie fiocchi di colore blu.

Controsoffitti, coibentazioni di sottotetto

Se non presenti sotto forma di lane o feltri di amianto, è possibile un utilizzo di pianelle e pannelli in cemento-amianto piano. A scopo antincendio e di tenuta del calore sono stati realizzati anche intonaci a spruzzo o con impasti gessosi dati a cazzuola, con tenore in amianto variabile, specie per gli intonaci.

Cassoni, serbatoi, tubazioni per l’acqua

Si tratta di applicazioni frequenti nell’edilizia. Si tratta di cemento-amianto di vario spessore e di vario calibro, utilizzato sia per le acque bianche e meteoriche che per gli scarichi fognari (pozzetti, gronde, canalizzazioni). Va ribadito che non vi sono evidenze scientifiche consolidate su problemi per la salute dovuti ad ingestione di fibre tramite l’acqua potabile.

Canne fumarie, camini e tubazioni di scarico fumi di combustione

In tutte le adduzioni di fumi e scarichi sono state diffusamente usate tubazioni in cemento-amianto, sfruttando le caratteristiche di incombustibilità e tenuta del calore del materiale.

Pannelli, divisori, tamponature

Soprattutto nell’edilizia prefabbricata sono state usate, sino agli anni ‘80, pannellature in miscele di amianto con varie matrici leganti, organiche ed inorganiche (carbonato di calcio e silicato di alluminio). Presentano habitus fibroso nelle superfici di taglio; sono realizzati, prevalentemente, utilizzando crisotilo ma anche anfiboli, per un contenuto totale di circa il 15% in peso.

Pavimentazioni in vinil-amianto

Si tratta di prodotti molto frequentemente usati nell’edilizia pubblica, prima degli anni ’80, in particolare nella realizzazione di ospedali, scuole, uffici e caserme. Il vinil-amianto, prodotto in piastrelle o lastre (per lo più verdi o blu), ha un contenuto di amianto variabile da 3-4 al 30 %, prevalentemente di tipo crisotilo.

Caldaie, stufe, forni ed apparati elettrici

Molte applicazioni domestiche o di uso comune possono presentare applicazioni di materiali contenenti amianto, come ad esempio:

  • guarnizioni sotto forma di cordoncino o cartone e isolamenti termici, sotto forma di feltri e tessuti di amianto in stufe, caldaie e forni;
  • cartoni negli apparati elettrici o ferri da stiro o asciugacapelli;
  • guarnizioni in motori elettrici, caldaie, motori a scoppio.

Coibentazione di tubi per il riscaldamento

I locali caldaia sono, potenzialmente, un luogo in cui è ragionevole ipotizzare un utilizzo, in passato, di amianto come:

  • coibentazione dei tubi (impasto gessoso o nastri tessuti);
  • isolante elettrico (cartone) per le contattiere e per i termostati o termocoppie;
  • premistoppa per le valvole;
  • feltri, tessuti e guarnizioni intorno alla caldaia.

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L’amianto negli impianti industriali

Coperture in eternit, pannellature e tamponature

Nelle attività industriali è stato frequente l’utilizzo di coperture nei capannoni con lastre ondulate di cemento-amianto (più comunemente conosciute con il nome commerciale di “Eternit”), con amianto in una percentuale variabile tra il 12 ed 15 % sul peso totale. La tipologia di amianto usata é il crisotilo, ma spesso avvenivano aggiunte di crocidolite (a volte riconoscibile da ciuffi blu scuro di fibre affioranti) e/o amosite in basse percentuali.  I pannelli di divisione o tamponatura usati erano, spesso, materiali compositi dell’amianto dove, oltre al cemento, si possono ritrovare lane minerali, resine organiche, cellulosa.

Condotte e tubi coibentati

É stato molto frequente, in passato, l’uso di tubazioni in cemento-amianto di vario calibro, sia per l’adduzione di acqua potabile/industriale sia per condotte fognarie, oltreché per pozzetti, gronde, canali, serbatoi. Il cemento-amianto si prestava molto bene anche per il trasporto di fluidi industriali (oli, acidi, etc.) ad elevata temperatura oltre che a pressione: in questo caso veniva usato, un cemento-amianto con più del 15% di asbesto miscelato. Altra applicazione industriale molto diffusa é stata la ricopertura delle tubazioni metalliche da coibentare con impasti di amianto (soprattutto amosite), gesso o silicati di magnesio o sodio; questa malta veniva contenuta mediante una retina metallica; il tutto era racchiuso da una sottile copertura in cemento-amianto: questa modalità di coibentazione, nota come “coppella”, attualmente si rinviene protetta da lamierino zincato o da telatura bituminosa nelle parti danneggiate o sottoposte a manutenzione.

Serbatoi, reattori, refrigeratori, giunti di espansione

Grande diffusione ha avuto, in passato, la coibentazione di contenitori per la tenuta termica, anche di grandi dimensioni, con amianto friabile, soprattutto amosite. Risultano normalmente ricoperti da rete metallica di contenimento e lamiera zincata esterna. In serbatoi e impianti di refrigerazione, l’asbesto ha avuto un analogo utilizzo come isolante termico per abbassare il punto di brina. Nei forni e nei reattori, soprattutto realizzati con materiali refrattari, veniva impiegato nei giunti di espansione.

Impianti termici, impianti a pressione e bombole

Negli impianti chimici dove la pressione spesso si combina con temperature operative spinte ed eventualmente liquidi corrosivi, l’amianto ha giocato un importante ruolo nei punti di tenuta, costituendo il principale materiale usato per le guarnizioni, sovente sotto forma di treccia di crisotilo tessuto. Corde di amianto (crisotilo) si ritrovano, frequentemente, quali guarnizioni nelle caldaie. Nelle bombole di acetilene l’amianto friabile costituisce una frazione importante del peso totale del contenitore.

Parti di macchine e macchinari

In passato, è stato frequente l’utilizzo di amianto in parti di macchinari quali, ad esempio:

  • convertitori di coppia;
  • frizioni e freni;
  • rondelle e guarnizioni;
  • coibentazioni isolanti elettriche, termiche, antifiamma, antibrina, antirombo e antirumore.

Impianti elettrici

Nei quadri elettrici, nelle centraline di distribuzione e telefoniche, l’amianto ha trovato largo uso: carte, cartoni, pannelli, materassini isolanti, caminetti spegniarco in cemento-amianto, paratie in glasal o sindanio (tipi di cemento-amianto prodotti con particolari miscele ad alta pressione e particolarmente duri).

Giunti flangiati, baderne e guarnizioni

Trattasi di un altro settore di impiego, assai vasto, di tessuti di amianto e di miscele di amianto con varie componenti resinose organiche (la più nota è l’amiantite, prodotta in fogli di vario spessore e ritagliabile da fustellatrici per ottenere guarnizioni di giunti, di motori, di valvole, di tubazioni, di contenitori).

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Amianto: i metodi di bonifica

I metodi di bonifica che possono essere attuati, sia nel caso di interventi circoscritti ad aree limitate dell’edificio, sia nel caso di interventi generali previsti dal D.M. 6 settembre 1994, sono:

  • la rimozione;
  • l’incapsulamento;
  • il confinamento.

Rimozione amianto

La rimozione è il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione e ogni necessità di attuare specifiche cautele per le attività svolte nell’edificio.   Comporta un rischio estremamente elevato per i lavoratori addetti e per la contaminazione dell’ambiente, produce notevoli quantitativi di rifiuti tossici e nocivi che devono essere correttamente smaltiti. È la procedura che comporta i costi più elevati e i più lunghi tempi di realizzazione e richiede l’applicazione di un nuovo materiale, in sostituzione dell’amianto rimosso.

Incapsulamento dell’amianto

L’incapsulamento consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che, a seconda del tipo di prodotto usato, tendono a inglobare le fibre di amianto e costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta.

I costi e i tempi dell’intervento risultano più contenuti, non richiedendo la successiva applicazione di un prodotto sostitutivo e non producendo rifiuti tossici. Il rischio per i lavoratori addetti e per l’inquinamento dell’ambiente è generalmente minore rispetto alla rimozione.

L’incapsulamento è il trattamento di elezione per i materiali poco friabili di tipo cementizio. Il principale inconveniente è rappresentato dalla permanenza nell’edificio del materiale di amianto e dalla conseguente necessità di mantenere un programma di controllo e di manutenzione.

L’efficacia dell’incapsulamento, che con il tempo può alterarsi o essere danneggiato, deve essere verificato periodicamente ed eventualmente ripetuto.

L’eventuale rimozione di un materiale di amianto precedentemente incapsulato è più complessa, per la difficoltà di bagnare il materiale a causa dell’effetto impermeabilizzante del trattamento. L’incapsulamento può alterare, inoltre, le proprietà antifiamma e fonoassorbenti del rivestimento di amianto.

Confinamento dell’amianto

Il confinamento consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Se non è associato a un trattamento incapsulante, il rilascio delle fibre continua all’interno del confinamento.

Rispetto all’incapsulamento, presenta il vantaggio di realizzare una barriera resistente agli urti ed è appropriato nel caso di materiali facilmente accessibili, in particolare per bonifica di aree  circoscritte (per esempio, una colonna).

Il confinamento non è indicato quando è necessario accedere frequentemente nello spazio segregato; occorre anche adottare sempre un programma di controllo e di manutenzione, in quanto l’amianto rimane nell’edificio e la barriera installata per il confinamento deve essere mantenuta in buone condizioni.

Bonifica Amianto: le procedure per gli interventi e le detrazioni

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