Negli ultimi 10 anni non si fa altro che sentir parlare di calamità naturali, guerre etc., come se la vita sulla terra dovesse finire da un momento all’altro. Senza far allarmismo o propaganda politica, la questione ambientale, purtroppo, è una faccenda molto seria da non prendere sottogamba, tuttavia anche le catastrofi avvenute per mano dell’uomo sono la piaga dilaniante dell’ultimo millennio, basti pensare alla quantità di persone che hanno perso la loro dimora in Siria o nei paesi del Medio-oriente.

Quale potrebbe essere, dunque, una soluzione affidabile che possa essere utilizzata per le ricostruzioni sia nei paesi poveri che nel resto del mondo?

La risposta la possiamo trovare nelle tecnologie di ultima generazione come la stampa 3D.

Questo nuovo metodo costruttivo ci permetterà di creare dimore confortevoli in qualsiasi luogo con qualsiasi materiale nell’arco di pochi giorni, quindi può essere una soluzione consona, economica ed ecosostenibile applicabile ad ogni tipo di emergenza.

Senza entrare nello specifico di questa tecnologia, poiché ormai se ne sente parlare quasi ogni giorno, tratteremo più accuratamente di un materiale consono ed ecosostenibile per edificare in qualsiasi parte del mondo tramite, appunto, la stampa 3D.

Leggi anche Disastri ambientali: calcestruzzo, quanta sabbia ci costa?

Adobe, un materiale da costruzione a Km0

Per costruire abitazioni nei paesi più poveri, bisogna tener conto delle tecniche costruttive e delle risorse presenti nel luogo senza stravolgere il modus vivendi delle popolazioni.

Un valido materiale potrebbe, dunque, essere l’Adobe: dall’arabo “cotto” è un impasto formato per il 50% da sabbia, per il 10-20% da paglia e per circa 1/3 del suo volume da argilla, essiccato al sole e utilizzato da molte popolazioni in ogni epoca per costruire mattoni.

Da circa 9000 anni questa tecnica è utilizzata in diverse parti del mondo nella costruzione di abitazioni ed attualmente un terzo della popolazione vive in case di adobe in mancanza di risorse per poter costruire abitazioni con altri materiali, tuttavia pur essendo un materiale povero porta dentro di sé delle importanti potenzialità.

L’adobe è disponibile in abbondanza e non richiede di processi industriali o componenti chimici per poterlo lavorare, quindi potendo utilizzare la stessa terra del luogo in cui si vuole costruire la casa, si può preparare questo materiale direttamente sul posto, risparmiando così le spese di costruzione e trasporto del materiale.

Inoltre è un materiale termico che conserva il calore nella stagione fredda e mantiene la casa fresca nelle stagioni più calde, infatti regolarizza l’umidità che aiuta a mantenere un clima salutare dentro la casa, in più contribuisce ad assorbire le sostanze nocive presenti nell’aria.

Esso è al 100% riciclabile, molto flessibile e per questo facilmente lavorabile: nicchie, aperture e piccole alterazioni della struttura nelle abitazioni si possono realizzare con facilità.

Ti potrebbe interessare anche Tecnologie digitali di stampa 3D: l’applicazione in edilizia

Concludendo

Nei paesi industrializzati oggi si è iniziato a considerare la tecnica della stampa 3D per poter costruire strutture naturali ed ecologiche; sempre più persone accettano l’idea di costruire la propria casa in adobe e con materiali naturali poveri per i molteplici benefici che offre: una casa fatta di terra cruda propone un ambiente di qualità e armonia con la natura ed i suoi abitanti.

La tecnologia 3D consente di realizzare costruzioni molto gradevoli esteticamente in tempi brevi, con una necessità di manodopera praticamente pari a zero e con ridotti costi di costruzione.

Per quanto riguarda l’obiettivo di una casa a km0, il vantaggio della stampa 3D è quello di fornire diverse soluzioni legate al territorio, consentendo di impastare materiali sul posto.

Infine possiamo affermare che, la portabilità di questo macchinario in qualsiasi luogo dopo una catastrofe, può dare velocemente una casa a chi l’ha persa o a chi fugge dai propri paesi per colpa della guerra, creando dei campi di accoglienza confortevoli adeguati a qualsiasi necessità delle persone, tagliando i passaggi intermedi di stanziamento in tende o strutture inadatte alla lunga permanenza con un impatto economico notevolmente inferiore.

Ed è proprio l’unione di un materiale povero e antico come l’Adobe e una tecnologia nuovissima come la stampa 3D che ci permetterà, un giorno, di creare qualsiasi tipo di strutture ad impatto zero fondendo insieme passato e futuro.

Leggi anche Bioarchitettura e autocostruzione, ecco come costruire in balle di paglia


Scrivi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here