Continua la polemica per il coinvolgimento delle Società di Ingegneria nella ricostruzione post terremoto nelle Marche. Si tratta di una discussione interessante, attraverso la quale si tirano in ballo le normative, che in effetti sono difficili da incastrare tra loro e da coordinare. Non è il caso, invece, come fanno tutte le organizzazioni fin’ora coinvolte, di spostare l’attenzione sulla popolazione. Cioè dire: “la tua opinione è scandalosa, stiamo parlando di una tragedia che si è abbattuta su tante persone! E cha ditrutto un territorio! Vergogna!”.

Bisogna decidere chi e come deve intervenire, progettare e dirigere i lavori, non puntare a fare passare gli altri come mostri perchè “speculano” sulle vittime. Tanto lo fanno tutti, per tirare acqua alla propria interpretazione: La RPT l’ha detto di Errani, l’OICE e Legacoop l’hanno detto della RPT. Chi è il prossimo?

Ricapitoliamo: l’opinione della RPT

L’OICE, Associazione delle società di ingegneria aderente a Confindustria, e l’Associazione nazionale Produzione e Servizi di Legacoop, ha risposto al comunicato della Rete delle Professioni Tecniche di venerdì scorso in modo molto duro su Errani che aveva ammesso la possibilità per le società di ingegneria di acquisire incarichi da committenti privati per prestazioni di ingegneria e architettura nell’ambito della ricostruzione del sisma del Centro Italia.

La RPT aveva definito illegittimo il chiarimento fornito da Errani. La Rete Professioni Tecniche (RPT) ha commentato così: “Siamo stupefatti dal fatto che si vogliano favorire, illegittimamente, le società di ingegneria, consentendo loro l’iscrizione nell’elenco speciale per l’esecuzione delle attività previste per la ricostruzione delle zone terremotate, sia con riguardo alle opere pubbliche, sia con riferimento alle opere private”. La RPT chiedeva di ripristinare la legalità che dalla sua nascita ha caratterizzato la Struttura Commissariale per la ricostruzione.

La posizione dell’OICE e Legacoop

Per Gabriele Scicolone, presidente OICE, e Carlo Zini, presidente dell’Associazione nazionale Produzione e Servizi di Legacoop: “È semplicemente disarmante l’attacco portato dalla Rete delle Professioni Tecniche alla Struttura governativa che, correttamente, ha precisato quanto è ovvio e pacifico, cioè che le società di ingegneria possano legittimamente operare nell’ambito privato. È così dal 1997 quando la legge Bersani abrogò il divieto di svolgere attività professionale in forma societaria, e lo è dal 1998 da quando cioè Inarcassa accetta i contributi integrativi corrisposti dalle società di ingegneria a seguito di migliaia di contratti stipulati con committenti privati. In ogni caso si sta continuando a parlare del nulla visto che la legge 1815/39 è stata integralmente abrogata sei anni fa cercando di demonizzare la possibilità di operare Società di Ingegneria in forma moderna e organizzata come avviene in tutti i paesi sviluppati del mondo, continuando a perseguire, per il nostro paese, una politica del fare ingegneria retrograda e non lungimirante”.

“La manipolazione della realtà e la strumentalizzazione della Rete sono tali che si arriva a sostenere l’insostenibile e cioè che le società di ingegneria siano delle semplici società tra professionisti; basta leggere la legge 183, che ha regalato agli ordini professionali il business della formazione professionale, per chiarirsi che le società tra professionisti possono svolgere soltanto attività professionale, mentre le società di ingegneria possono anche svolgere attività di impresa diverse da quelle puramente professionali, e possono essere costituite anche da soli soci di puro capitale e non solo da professionisti, pur con tutte le garanzie in tema di iscrizione all’albo di chi firma gli elaborati e dei direttori tecnici”.

Va sottolineato come sia improprio richiamare un provvedimento come il ddl concorrenza che si occupa soltanto di fornire un mero chiarimento di natura interpretativa concernente gli effetti dei contratti stipulati prima del 2011.

La Struttura governativa voleva solo garantire parità di accesso al mercato privato da parte di tutte le strutture, con le proprie competenze multidisciplinari. Infine va rilevato come sia del tutto improprio richiamare un provvedimento come il ddl concorrenza che si occupa soltanto di fornire un mero chiarimento di natura interpretativa concernente gli effetti dei contratti stipulati prima del 2011”.

La nota chiude definendo il “disappunto per un intervento scomposto, dettato evidentemente da mere ragioni di difesa corporativa, (…) oltre che basato su fantasiose motivazioni pseudo giuridiche”. La Rete si muove, secondo OICE e Legacoop, a difesa di un modo obsoleto di fare ingegneria in cui i giovani professionisti oggi si riconoscono poco perché vedono nelle società di ingegneria organizzata uno sbocco per lo sviluppo delle proprie carriere in Italia ed all’estero.


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