Nel testo del Jobs Act autonomi, approvato a gennaio alla Camera e attualmente in Senato per l’approvazione definitiva, non sono state le osservazioni di Fondazione Inarcassa sull’equo compenso. Andrea Tomasi, Presidente di Fondazione Inarcassa: “È stata persa l’occasione di predisporre un sistema di tutela per i lavoratori autonomi che si avvicini a quello del lavoro dipendente”.

Dichiara Tomasi: “L’equo compenso – su cui in molti si sono espressi – non ha trovato spazio nel provvedimento che definisce il nuovo statuto dei lavoratori autonomi. Constatiamo, dunque, con amara delusione che né quanto riferito nel corso delle audizioni svoltesi in Commissione Lavoro alla Camera in ordine alla necessità di inserire l’istituto nel testo, né le dichiarazioni del Presidente Damiano il quale ha più volte riconosciuto l’opportunità di reintrodurre le tariffe minime, sono valsi a qualcosa. Vedremo approvare un provvedimento che, in questa formulazione, manca clamorosamente uno degli obiettivi principali che si proponeva: la riaffermazione della dignità dei liberi professionisti che necessariamente passa anche per la definizione di un tariffario minimo delle loro prestazioni”.

Tra i temi più importanti, la Commissione Lavoro della Camera aveva chiesto di valutare le condizioni per affrontare il tema dell’individuazione di un equo compenso che tenga conto della natura e delle caratteristiche delle prestazioni svolte, tema fondamentale per ogni lavoratore autonomo, soprattutto in seguito all’abolizione dei minimi tariffari. Leggi tutto l’articolo Ddl Jobs Act Autonomi: torna l’equo compenso.

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Jobs Act autonomi, le altre richieste dei tecnici

Le richiesta della Rete delle Professioni Tecniche (RTP) in una nota inviata all’On. Cesare Damiano sono due e sono semplici:

1) Ripristinare nel Ddl Jobs Act Autonomi il riconoscimento del ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche. La RPT vede molto male il ridimensionamento della delega al Governo in materia di atti pubblici rimessi alle professioni organizzate in ordini e collegi, in particolare per le funzioni finalizzate alla deflazione del contenzioso giudiziario e alla semplificazione della certificazione dell’adeguatezza dei fabbricati in termini di sicurezza ed energetici. Il fascicolo del fabbricato non sembra una priorità e anche questo non favorisce l’adeguamento degli edifici in questi termini. La nota chiede di ripristinare la formulazione originaria della disposizione.

In commissione Lavoro della Camera era infatti stata cancellata la norma, inserita nell’articolo 5, che puntava ad alleggerire il lavoro degli uffici pubblici con il trasferimento di competenze alle Partite IVA Leggi l’articolo Sussidiarietà dei Professionisti rispetto alla PA cancellata dal Jobs Act Autonomi.

2) Prevedere una presenza stabile dei rappresentanti degli Ordini e Collegi professionali al tavolo tecnico sul lavoro autonomo. Ok il tavolo tecnico coordinare e di monitorare gli interventi in materia di lavoro autonomo. Pur apprezzando l’inserimento delle associazioni di settore più rappresentative a livello nazionale (come la RPT), i professionisti tecnici chiedono di ridefinire la parte relativa alla composizione del tavolo, nello specifico i Consigli nazionali di Ordini e Collegi professionali.

Jobs Act Autonomi: cosa cambia per i professionisti tecnici

Jobs Act Autonomi: cosa cambia per i professionisti tecnici

Lisa De Simone, 2017, Maggioli Editore

In vigore la legge 22 maggio 2017, n. 81, pubblicata sulla G.U. n. 135 del 13 giugno 2017, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” e meglio...




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