BIM

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha predisposto un questionario sull’uso dell’Information & Communication Technology (ICT), e quindi anche del BIM, negli appalti e nei contratti pubblici. E l’ANCI, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, ha risposto.

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Secondo l’Associazione, la progettazione in BIM rappresenta sì un’opportunità e un vantaggio per tutti gli attori della progettazione, ma, dati i costi relativi alla formazione dei dipendenti pubblici e all’acquisto delle licenze dei software stessi, richiede un avvio graduale.

Soprattutto per quanto riguarda la formazione, i problemi sono molteplici: i costi, in primo luogo, come già evidenziato, ma anche i tempi. Infatti, considerando la rapida e incessante evoluzione delle tecnologie, dovrebbe trattarsi di una formazione continua ed efficiente. Un’ipotesi sarebbe quella di inserire la formazione BIM all’interno dei percorsi universitari.

Secondo l’ANCI, dovrebbe quindi essere prevista una prima fase di accompagnamento, almeno per i Comuni più estesi, e l’uso del BIM dovrebbe essere inizialmente limitato solo ad alcune tipologie di opere pubbliche, a partire da quelle di una certa entità, come infrastrutture strategiche, edifici di edilizia scolastica e residenziale, e così via.

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Questo perché, secondo l’ANCI, “non appare opportuno affrontare con il BIM progettazioni manutentive parziali di edifici o infrastrutture”. Inoltre, “tra le opere del primo set da rendere obbligatorie dovrebbero essere incluse quelle oggetto di gestione da parte di soggetti terzi, come ad esempio un teatro nuovo o da ristrutturare che viene affidato in gestione per 20 anni a soggetto privato. Questa fattispecie riveste una certa rilevanza perché tramite il BIM si può supportare la fase di manutenzione, gestione e facility management del patrimonio immobiliare”.

Un’altra possibilità di modulazione dell’entrata in vigore dell’uso del BIM, secondo l’ANCI, potrebbe essere quella di consentire alle Amministrazioni di bandire gare con progetti non necessariamente eseguiti in BIM (o eseguiti in BIM solo parzialmente, ad esempio per la parte geometrica e non impiantistica o strutturale) inserendo però l’obbligo per l’appaltatore di trasporre e aggiornare il Piano di manutenzione tramite la restituzione di un modello BIM completo: “Così facendo si recupererebbe almeno l’importantissima utilità che il BIM può dare per la fase manutentiva e gestionale.”

In conclusione, secondo l’ANCI, “a regime si avrà una semplificazione del processo, ma certo non nella fase implementativa iniziale che implica, come in tutti i settori complessi in cui si introducono ICT, investimenti in risorse finanziarie e umane”.

Ci vorrà tempo. Del resto, Delrio aveva dato inzialmente il passaggio al BIM come cosa certa (vedi: Il BIM sarà presto obbligatorio, parola di Delrio) ma poi nel Nuovo Codice degli Appalti non è stato introdotto alcun obbligo (Ultima bozza del Codice Appalti contro Delrio: il BIM non è obbligatorio) anche questo forse è sintomo che non si è ancora del tutto pronti per questo passaggio.

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