Opere pubbliche

Alla Pubblica Amministrazione e alle Stazioni appaltanti il ruolo di guida, programmazione e controllo, ai professionisti tecnici esterni la progettazione: questa in sintesi la posizione del CNI in merito al tema dei costi delle opere pubbliche. Con una particolare sottolineatura nei confronti del ricorso eccessivo all’appalto integrato ed al trasferimento dell’attività di progettazione all’interno della Pubblica Amministrazione, fattispecie capaci di generare una lievitazione dei costi inaccettabile.

Una recente ed approfondita analisi del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri dal titolo “Opere pubbliche: criticità e prospettive nello scenario europeo” analizza la fondamentale tematica della realizzazione delle opere pubbliche nel nostro paese: mettendo in evidenza dati sconcertanti.

I ricercatori del Consiglio Nazionale degli Ingegneri mostrano come alcuni meccanismi di assegnazione degli appalti abbiano compromesso l’efficacia del programma delle infrastrutture strategiche. Molte criticità sono riconducibili alla tipologia di appalto con cui l’opera viene affidata e realizzata. Alcune tipologie di appalto come quello integrato o quello del Contraente Generale, da eccezioni sono diventate la regola. Proprio queste due forme di appalto hanno generato un incremento smodato dei costi in corso d’opera.

Nel caso di opere ad oggi concluse con appalto integrato, l’incidenza del costo delle varianti sull’importo di aggiudicazione è stato del 118%, a fronte di una media generale, tra le opere concluse, già elevata, pari al 106%. L’appalto integrato si è rivelato spesso inefficiente: in molti casi ha portato al raddoppio dei costi preventivati, in misura nettamente superiore rispetto alle opere realizzate con appalti di sola esecuzione.

A parere del CNI, l’appalto integrato non solo dovrebbe essere limitato, ma anche quando se ne dovesse fare ricorso è opportuno che venga messa a gara la progettazione esecutiva, evitando quella definitiva.  “Alla luce di questi fatti – ha commentato Armando Zambrano, Presidente del CNI – riteniamo sia necessario attivare un processo di maggiore qualificazione delle Stazioni appaltanti. D’altra parte, la funzione di programmazione e controllo svolta dalle Stazioni dovrebbe essere tenuta quanto più possibile distinta dalle attività di progettazione. Questa va affidata a tecnici esterni. È per questo che da tempo insistiamo perché venga restituita centralità al progetto”.

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Lo studio del CNI piazza inoltre sotto la lente d’ingrandimento un altro aspetto significativo all’interno del tema: quello concernente il fatto che le opere inserite nella Legge Obiettivo progettate internamente alla Pubblica Amministrazione generano una lievitazione dei costi in termini di varianti, superiore rispetto a quando la progettazione è esterna.

Per una visione approfondita dello studio del CNI “Opere pubbliche: criticità e prospettive nello scenario europeo” consulta questa pagina.

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Il D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, entrato in vigore il 19 aprile 2016, ha recepito le nuove direttive comunitarie in materia di appalti e concessioni ed ha operato il riordino complessivo della materia dei contratti pubblici, in attuazione della legge delega, introducendo numerose e drastiche...




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