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Problematiche strutturali e interventi di recupero viadotti italiani, quali sono i più comuni?

Tre domande all'esperta Lucia Rosaria Mecca che fa un focus sulle principali problematiche strutturali e sugli interventi di recupero che interessano i viadotti italiani, ma anche sul ruolo degli Enti nella prevenzione e sicurezza delle infrastrutture

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Problematiche strutturali e interventi di recupero che interessano i viadotti italiani, ma anche ruolo degli Enti nella prevenzione e sicurezza delle infrastrutture: questi i temi oggetto dell’intervista all’Ing. Lucia Rosaria Mecca, Ingegnere strutturista e titolare dello studio MeccaIngegneria, che si occupa prevalentemente di progettazione e direzione lavori di opere ed infrastrutture realizzate in ambito civile e industriale. L’Ing. Mecca svolge attività di consulenza negli ambiti dell’ingegneria geotecnica e strutturale per professionisti e società in ambito nazionale e internazionale.

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L’obiettivo dell’intervista è stato quello di di riassumere in poche righe qual è la situazione delle infrastrutture in Italia, se si può parlare o meno di consapevolezza in riferimento agli Enti e se l’intensificazione dei controlli sulle strutture esistenti può bastare per prevenire e garantire la sicurezza.

Lucia Rosaria Mecca è co-autrice di testi e pubblicazioni per Maggioli Editore, tra i quali: Controllo e manutenzione di ponti e viadottiDiagnosi del degrado: metodi avanzati per lo studio dei materiali e dell’ambiente costruitoIl degrado delle strutture in calcestruzzo armato.

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1. Quali sono le principali problematiche strutturali presenti sui viadotti italiani?

Le principali problematiche che si riscontrano sui viadotti italiani, anche per l’importanza dell’entità del danno che ne sarebbe associato, sono riconducibili in misura maggiore alla insufficiente performabilità dei componenti strutturali.

Questa può dipendere da vari fattori. Potrebbe per esempio essere:

  • causata da mutate condizioni al contorno che portano la struttura su schemi più impegnativi di quelli previsti nella fase di concepimento dell’opera;
  • dovuta ad un sottodimensionamento di alcune parti in fase di progetto;
  • legata ad una modifica dei parametri normativi che ne declassificano alcuni impieghi;
  • legata ad un danno accidentale o fisiologico.

Contrariamente a quanto può riscontrarsi in altre costruzioni, soprattutto se realizzate in ambito privato e non pubblico, raramente i viadotti sono affetti da problemi connessi ad una scarsa qualità dell’esecuzione.

Ciò sia perché generalmente si tratta di opere che nelle fasi di esecuzione non sfuggono ai numerosi controlli previsti dalle normative inerenti, sia perché spesso nei viadotti si adoperano configurazioni statiche impegnative. Queste ultime orientano la scelta delle tipologie costruttive su tecnologie che impiegano componenti provenienti da produzioni controllate oppure, anche per le parti realizzate o assemblate in campo, che impiegano procedure standardizzate le quali riducono le approssimazioni proprie di sistemi completamente realizzati in opera.

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2. Quali sono gli interventi più frequenti da mettere in atto?

Gli interventi più frequenti riguardano i ripristini che si mettono in campo o a seguito di danni accidentali o per contrastare l’invecchiamento fisiologico dei materiali. A questi ultimi, infatti, si legano principalmente le riduzioni della performabilità dei componenti strutturali, ragione per cui, soprattutto negli ultimi anni, è molto accresciuta l’attenzione che le normative destinano al controllo delle opere, anche mediante l’introduzione di strumenti operativi del Piano di Manutenzione dell’Opera.

Diversi studi condotti per capire in quale misura incidano i diversi fattori concorrenti al decadimento dei requisiti prestazionali assegnano all’assenza di manutenzione una incidenza quasi doppia rispetto al cattivo comportamento dei materiali. Allo stesso modo, per quanto concerne le principali cause di collasso dei ponti, è attribuibile all’assenza di adeguato controllo e manutenzione il 12% dei casi.

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3. Dopo i tragici crolli, gli Enti hanno maggiore consapevolezza e stanno procedendo con piani di manutenzione programmata delle infrastrutture?

Non credo che il tema vada posto in termini di consapevolezza, soprattutto se riferita agli Enti i quali al loro interno dispongono di idonee strutture tecniche e di professionalità adeguate. I crolli che hanno molto impressionato sia la comunità tecnica che la società civile hanno solo spostato il centro di attenzione ma non hanno inciso sulla consapevolezza. Questa non può non esserci.

Negli ultimi anni, e soprattutto sotto la spinta di drammatici crolli, l’attenzione alla pianificazione dei controlli ed alla manutenzione programmata è sicuramente più elevata. A queste attività si sono destinate importanti risorse economiche e sono numerosi anche i piani di finanziamento dedicati alla gestione delle costruzioni esistenti.

Ma il nostro interesse non deve essere solo quello della intensificazione dei controlli. Questi, se non inseriti in un sistema integrato di procedure, potrebbero ridursi ad un mero adempimento formale. È necessario che si mettano in atto procedure tecniche di valutazione capaci di ottimizzare l’esito delle campagne ispettive in modo che la manutenzione programmata delle opere ci conduca all’adozione delle soluzioni che garantiscono la massima sicurezza con costi sostenibili.

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Foto:iStock.com/marzolino


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