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Patologie edilizie: effetti sull’intonaco per irregolarità, fuori piombo e spessori inadeguati

Lo spessore finale dell’intonaco deve essere realizzato evitando che si inneschino fenomeni di ritiro e di distacco gravitativo. Ecco una galleria di esempi che mostrano problemi applicativi e una serie di indicazioni da seguire per prevenirli

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degrado intonaco

Il supporto, sul quale l’intonaco viene applicato, presenta, generalmente, delle irregolarità che devono essere, preventivamente, risarcite. In particolare, sulle nuove murature si possono presentare delle irregolarità e lacune derivanti da fuori piombo, scassi e connessioni tra i blocchi.

Sulle murature storiche, generalmente realizzate con lapidei, all’atto della demolizione dei vecchi intonaci (da sostituire con i nuovi) la superficie muraria viene rimaneggiata con la creazione di vuoti e cavità che devono essere riempiti prima di procedere con l’applicazione del nuovo rivestimento.

Foto 1_Elevato fuori piombo (circa 4 cm) in corrispondenza del pilastro d’angolo che deve essere regolarizzato mediante la posa del paraspigolo e intonaco ©Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione – Maggioli Editore

Andiamo ad analizzare nel dettaglio certi aspetti, in questo articolo estratto dal volume Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione di Marco Manca, edito da Maggioli Editore.

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Spessore inadeguato, ritiri e distacchi

Lo spessore finale dell’intonaco deve essere realizzato evitando che si inneschino fenomeni di ritiro e di distacco gravitativo. In particolare, gli intonaci di calce devono essere applicati per spessori che non superino i 2 centimetri per volta, utilizzando, per spessori finali superiori ai 4 centimetri, un intonaco fibrato e/o una rete porta intonaco.

Foto 2_Esempio di collasso gravitativo di un intonaco, verificatosi a circa 10 giorni dalla posa, innescato da un eccessivo spessore di malta applicata in una unica mano. La malta fresca, per via del peso proprio, ha iniziato a scivolare sul supporto e, pur rimanendo sulla verticale, si è scollata dal fondo, predisponendo le condizioni per il collasso gravitativo ©Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione – Maggioli Editore

Nel contempo, lo spessore dell’intonaco deve essere tale da proteggere il supporto evitando di realizzare rivestimenti che degradano (per via delle asperità superficiali del fondo) sino a qualche millimetro.

Foto 3_Esposizione del supporto (mattone laterizio porizzato) a seguito dell’espulsione dell’esiguo spessore di intonaco applicato (circa 2 mm) ©Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione – Maggioli Editore

La Norma UNI EN 13914: 2016 – Progettazione, preparazione e applicazione di intonaci interni ed esterni – Parte 1 Intonaci esterni, e Parte 2 Intonaci interni, per ciò che concerne gli spessori minimi degli intonaci prevede:

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Risarciture e riseghe

Le risarciture delle cavità nella muratura o la formazione di riseghe alla base devono essere realizzate, se parliamo di murature in lapideo, mediante l’utilizzo di malta (dotata di un modulo elastico compatibile con quella di connessione tra i blocchi della muratura) e lapidei similiari per caratteristiche mineralogiche e meccaniche a quelle formanti l’apparecchio murario.

Alcune patologie a carico degli intonaci vengono innescate dall’improprio utilizzo di materiali riempitivi, inseriti all’interno dello strato di intonaco nella fase realizzativa, come, ad esempio, i frammenti di laterizio che, per loro composizione, risultano fortemente igroscopici e ricchi in sali solfatici.

Foto 4_Errata risarcitura di lacune nella porzione basale di muratura, operata mediante l’inserimento di mattoni laterizi (forati e pieni) allettati con malta cementizia. L’elevata capacità di ritenzione idrica dei laterizi, unitamente all’elevata concentrazione di sali idr solubili che li caratterizza, predispongono la muratura ad assorbire e rilasciare importanti quantitativi di vapore e sali tali da compromettere, nel breve, gli intonaci su questi applicati ©Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione – Maggioli Editore

Qualora vi sia qualunque interazione tra l’acqua e l’intonaco inframezzato da tali materiali, si attivano i fenomeni di degrado chimico e fisico, da parte delle acque, verso lo strato del rivestimento.

Foto 5_Degrado a carico dei rivestimenti, innescato dall’improprio utilizzo di laterizi quale materiale di riempimento, immerso nell’intonaco, per la realizzazione della zoccolatura di base. L’apporto idrico da ristagno (pluviale), di laminazione, di scorrimento orizzontale hanno intercettato materiali assorbenti e ricchi di sali idrosolubili (frammenti di laterizio e intonaco cementizio), innescando le dinamiche di degrado che hanno portato alla disagreggazione interganulare dei rivestimenti ©Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione – Maggioli Editore

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Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione

Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione

Nell’ambito dell’analisi dei guasti in edilizia, l’intonaco, per la sua funzione protettiva dell’involucro, riveste un ruolo fondamentale.

Riconoscere le cause predisponenti e scatenanti il degrado a carico degli intonaci permette, sugli edifici esistenti, la progettazione di razionali ed efficaci azioni di conservazione, ripristino e risanamento; sugli edifici di nuova costruzione la progettazione di intonaci che siano compatibili con le tipologie di supporto e l’ambiente di esposizione.

Le patologie a carico dell’intonaco (fessurazioni, microfessurazioni, distacchi, disgregazione, polverizzazione, ecc.) sono affrontate, nel testo, in termini di causa-effetto, analizzando casistiche che contemplano: i materiali che compongono le malte (tema attualissimo che, nel settore, propone ampi dibattiti), i supporti (conoscere il supporto per progettare l’intonaco), le variabili di cantiere e i sistemi applicativi (tradizionali/premiscelati).

Il testo vuole essere una utile guida (contenente casi pratici, rimedi e soluzioni tecniche) indirizzata ai professionisti e alle imprese che, nel loro lavoro, si trovino ad affrontare la tematica intonaco in termini di comprensione del degrado e progettazione tesa al rimedio o ad evitarlo.

Marco Manca
Geofisico specializzato nelle applicazioni, integrate, di metodi non invasivi (esame visivo, termografia all’infrarosso, ultrasuoni, magnetometria, potenziale elettrico, georadar) per la diagnosi del degrado (materico e strutturale) degli edifici civili e monumentali. Da 20 anni consulente di industrie dedite alla produzione di leganti per l’edilizia e malte da intonaco. Docente di corsi di formazione in diagnosi dei guasti in edilizia ed efficientamento energetico degli edifici.
Marco Manca, 2022, Maggioli Editore
32.00 € 30.40 €

Foto:iStock.com/Jules_Kitano


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