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Patologie intonaco: i tre ordini di degrado e le fessurazioni da ritiro

I fenomeni di ritiro dell’intonaco sono da ricondurre al fenomeno di presa e indurimento del legante. Ecco cosa c'è da sapere per prevenire situazioni di questo tipo

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Degrado intonaco

L’intonaco, quale pelle esposta dell’edificio, laddove sia interessato da discontinuità superficiali o passanti, aperte o ricementate, presenta tre ordini di degrado proprio: estetico, statico e igienico.

In questo testo andiamo ad analizzare nel dettaglio i tre ordini di degrado e il fenomeno fessurativo da ritiro degli intonaci. L’articolo è estratto dal volume Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione di Marco Manca, edito da Maggioli Editore.

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I tre ordini di degrado

  • Estetico, poiché i quadri fessurativi, più o meno intensi, ancorché interessino lo strato pittorico, sono percettibili ad occhio nudo, anche a distanze notevoli, in quanto sono in grado di far penetrare e trattenere l’acqua di ruscellamento/laminazione nonché il particolato atmosferico da questa veicolato.
  • Statico, in quanto, le fessure possono, intrecciandosi, isolare porzioni di intonaco creando le condizioni, in sinergia con l’acqua, per il loro distacco. Le fessure che si verificano nell’interfaccia tra intonaco e supporto possono creare delle tensioni che sono superiori all’adesione tra i due elementi, provocandone il distacco.
  • Igienico, laddove il quadro fessurativo interessi l’intero spessore dell’intonaco sino al supporto. Tale configurazione, permette all’acqua piovana di laminazione o ruscellamento, o di pioggia battente, di attraversare la muratura andando ad alterare l’equilibrio igrometrico interno all’edificio (aumento dell’umidità relativa e l’innesco di fenomeni condensativi).

Le fessure, sull’intonaco, si formano per sollecitazioni che si possono ricondurre a:

a) fenomeni di ritiro dell’intonaco;
b) movimenti tra gli strati dell’intonaco;
c) movimenti termo-igrometrici, fisiologici, del supporto;
d) rottura del supporto.

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Fessurazioni da ritiro

I fenomeni di ritiro dell’intonaco sono da ricondurre al fenomeno di presa e indurimento del legante. A seguito della sua idratazione, il legante forma, con le sue componenti, una struttura aciculare, ad elevatissima superficie specifica, in grado di connettere e aggregare, come un velcro, le particelle.

Tali dinamiche coesive, attivate dal legante, inducono fenomeni di ritiro con l’innesco di tensioni nella matrice della malta che, se non compensate in maniera ottimale dall’inerte, sono in grado di superare la forza coesiva intergranulare, e generare le fessure.

All’interfaccia tra intonaco e muratura si concentrano ulteriori sollecitazioni di taglio, indotte dal fenomeno di ritiro, che causano, se importanti e non contrastate dal supporto (caratterizzato da un modulo elastico minore di quello dell’intonaco) il distacco dell’intonaco (c.d. scartellamento).

degrado intonaco
Fig.1_Sequenza degli strati di intonaco (nel caso rappresentato sono 3: rinzaffo, corpo e finitura) correlati con il valore, decrescente, del modulo elastico ©Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione – Maggioli Editore

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Le fasi di ritiro del legante

Il ritiro del legante, presente nell’intonaco, può essere suddiviso in due fasi:

  • ritiro in fase plastica che, dall’inizio della presa, si protrae per circa 24-36 ore;
  • ritiro idraulico che dalla fine presa si protrae sino alla completa idratazione delle componenti del legante (30-60 giorni).

Le fessure in fase plastica si possono verificare subito dopo l’applicazione del corpo di intonaco, oppure evidenziarsi in tempi successivi alla realizzazione dello strato pittorico, e sono innescate dai fattori che, in sede di indagine, devono essere, laddove possibile, ricostruiti:

  • tipologia di legante utilizzato (con riferimento al modulo elastico e al calore di idratazione);
  • stabilire se trattasi di intonaco tradizionale o premiscelato (generalmente i premiscelati vengono additivati con cellulose quale ritentore idrico);
  • tipologia di supporto (con particolare riferimento al modulo elastico e al grado di assorbimento);
  • tempi di maturazione della malta di alletto dei blocchi;
  • livello di finitura della malta di alletto rispetto al piano del blocco in corrispondenza delle fessure lineate sui giunti: sporgente, a raso, incavo;
  • temperatura del giorno di applicazione e dei due giorni successivi;
  • ventilazione del giorno di applicazione e dei due giorni successivi;
  • esposizione delle pareti interessate dalle fessure (con riferimento al soleggiamento diretto e ventilazione);
  • accertamento, mediante capitolato o informazioni dai diretti interessati (anamnesi), sull’avvenuto inumidimento delle superfici del supporto e dei vari strati di intonaco applicati in successione.

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Attenzione allo sbalzo termico

In particolare, una volta applicato, il corpo di intonaco è caratterizzato da una conducibilità termica, generalmente, maggiore rispetto a quella dei supporti e, per via dello spessore limitato, da una ridotta capacità termica. Lo strato di malta fresca applicato sulla muratura è, pertanto, esposto ad uno shock termico indotto dalla sommatoria dei seguenti fattori scatenanti:

  • temperatura del supporto nella fase di applicazione (esposizione al soleggiamento);
  • calore di idratazione del legante;
  • esposizione al soleggiamento della facciata successivamente all’applicazione dell’intonaco.

Le fessurazioni da ritiro in fase plastica, causate dallo sbalzo termico, si possono localizzare sulla superficie del mattone, oppure in corrispondenza delle connessioni tra i blocchi (fessure di fuga). In particolare, se il giunto di allettamento, tra gli elementi murari, risulta arretrato rispetto alla superficie della muratura, o sulla muratura sono presenti dei vuoti (scassi o piccole lacune superficiali) si possono verificare due situazioni che portano, entrambe, alla formazione di fessurazioni:

a) l’intonaco crea un “ponte” tra i lembi dei giunti di allettamento o su vuoti superficiali, sul quale, per via della mancanza del supporto a contrasto dello scorrimento, si concentrano le sollecitazioni di ritiro;

b) l’intonaco penetra all’interno dei vuoti nei giunti di allettamento, o nelle irregolarità superficiali, innescando fenomeni di ritiro differenziato tra lo strato superficiale, maggiormente esposto, e quello di riempimento, con la formazione di tensioni che fessurano lo strato in via di pietrificazione.

Fig.2_Schemi grafici descrittivi le dinamiche fessurative da ritiro plastico dell’intonaco ©Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione – Maggioli Editore

Per saperne di più, continua a leggere dal volume

Foto di copertina: Fenomeni fessurativi da ritiro plastico per repentina evaporazione dell’acqua di impasto imputabile alle elevate temperature ambientali, nella fase di applicazione, e soleggiamento diretto della facciata ad intonaco fresco


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