Facciate Stahlbau Pichler per il nuovo cuore tecnologico della ricerca farmaceutica progettato dallo studio Emilio Faroldi Associati, un esempio di investimento in termini di crescita, ricerca e risorse umane.

Le facciate, realizzate da Stahlbau Pichler (www.stahlbaupichler.com), rappresentano il primo strumento di connessione del centro con il mondo, il volto del centro, la “faccia” vera e visibile dell’idea progettuale.
Così, particolare cura è stata messa nella progettazione e nella realizzazione dell’involucro, il quale non prescinde dalle attività interne, ma rispecchia specifiche funzioni, ponendosi come volto ed espressione di un sentire interno che guarda fuori. Il sistema di facciate diviene dunque soluzione globale capace di racchiudere comfort lavorativo e risparmio energetico. Siamo di fronte ad un complesso ecosostenibile e in grado di ridurre i costi energetici.
L’involucro si declina secondo soluzioni materiche e cromatiche degli elementi direttamente derivate dalle attività interne, trovando nella disposizione dei singoli corpi una risposta naturale alla richiesta di funzionalità del complesso.
Nelle regole geometriche essenziali, nella composizione per moduli, nella differenziazione tecnologica, l’involucro trova la propria logica e assurge a vero e proprio strumento per la crescita ed il benessere aziendale, proponendosi come espressione immediata dell’immagine della società.
Il progetto persegue il duplice obiettivo di ottimizzare gli scambi termici attraverso componenti e materiali di rivestimento dell’involucro altamente prestanti, e di generare autonomamente energia con sistemi passivi per adempiere, almeno in parte, al fabbisogno dell’edificio. Questo è stato reso possibile sia dallo studio dell’orientamento dei copri e quindi dalla gestione dell’incidenza dei raggi solari, sia dalla scelta mirata dei materiali a bassa manutenzione e dall’applicazione di sistemi di nuova tecnologia, con ottimizzazione delle superfici e dei volumi per limitare le dispersioni termiche anche grazie all’uso consapevole della trasparenza.

Il ruolo delle facciate, in quest’opera, si è rivelato di fondamentale importanza poiché, mediante l’attuazione di soluzioni tecniche eterogenee, si è data risposta alla necessità di una chiave di lettura moderna e dalla forte personalità abbinata ad una imprescindibile funzionalità dell’intero centro ricerche.
Facciata ventilata in gres porcellanato, facciata ventilata in lamiera di alluminio con alternanza di elementi grigliati, facciata continua in vetro a cellule con frangisole e pensiline, grandi facciate a montanti e traversi con pinne in aggetto rivestite in gres, tutto l’intervento di Stahlbau Pichler è stato segnato da una precisione millimetrica, da una capacità di gestione della varietà dei materiali, da un insieme ricco e complesso di soluzioni tecniche, che solo una grande impresa è in grado di gestire.
La scelta dei sistemi di facciata e di un’azienda capace di progettarli, produrli e montarli a regola d’arte ha svolto un ruolo di primaria importanza in questo intervento, consentendo di raggiungere gli standard di qualità appropriati ad un progetto architettonico tanto accurato.

Il Nuovo Centro Ricerche Chiesi
Il Centro rappresenta il nuovo quartier generale e centro di Ricerca & Sviluppo di Chiesi Farmaceutici e nasce per ospitare tutte le risorse e le tecnologie necessarie allo sviluppo e all’ottimizzazione di New Chemical Entites (NCE). Qui hanno trovato spazio lo sviluppo preclinico e clinico: la produzione in GMP (Good Manufacturing Practice) di composti e farmaci; la gestione delle attività regolatorie e del portafoglio globale in R&S che coordina le attività degli altri centri internazionali di ricerca e sviluppo, come Parigi (Francia), Rockville, Maryland (USA) e Chippenham (Regno Unito).
Il nuovo centro di ricerca vuole essere un complesso moderno e funzionale, come è immediatamente riscontrabile nel design, completamente flessibile, capace di fornire anche spazi multifunzionali ed un elevato livello di sinergia tra le postazioni di lavoro per la gestione dei dati ed i laboratori.
L’elevato livello di automazione consente l’integrazione ottimale dei processi correlati alle varie fasi di ricerca. La nuova struttura, che ha richiesto un investimento di 90 mln di euro, si sviluppa su di un’area di 60.000 mq, per una superficie coperta di 22.000 mq, e mette a disposizione  una superficie di circa 28.000 mq comprensivi di 181 laboratori e 254 uffici.
La struttura sviluppata ospita tutte le persone e le attività di ricerca preclinica, clinica, come si è detto, oltre che quelle registrative e di farmacovigilanza, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei processi di discovery e di development.
Il Centro Ricerche, inoltre, darà spazio ad una moderna Officina Farmaceutica, cioè uno “stabilimento” che produrrà i lotti dei nuovi farmaci impiegati per gli studi clinici.

Il Centro Ricerche sarà la Casa della Ricerca Chiesi, il polo scientifico del Gruppo, grazie al prezioso supporto di alcuni tra i migliori ricercatori. Per facilitare lo scambio di idee è stato sviluppato un progetto basato sul concetto dell’uomo al centro, con spazi concepiti per essere aperti, polifunzionali, adattabili, adeguati a creare occasioni di collaborazione e dialogo.

Il nuovo Centro Chiesi è il risultato di una collaborazione attiva, di uno scambio di intenti progettuali e della condivisione di obiettivi definiti e precisi, è frutto della relazione sistemica di apporti complessivi convergenti, dalle prime fasi progettuali al completamento dell’esecuzione.
Competenze e professionalità differenti hanno saputo collaborare in sinergia assecondando progettualità architettoniche intelligenti con soluzioni d’ingegneria tecnologicamente avanzate, votate alla durevolezza e alla reale sostenibilità di un edificio che aspira ad essere contributo al valore urbano e, prima di tutto, espressione dei valori etici di un’azienda.

L’impegno nella ricerca, l’utilizzo di nuove tecnologie e metodologie produttive, la flessibilità del lavoro, richiedono oggi che l’architettura ripensi a sé stessa, soprattutto in ambito aziendale, avendo essa ormai assunto un ruolo determinante e strategico nella configurazione delle città e nella trasformazione del territorio.
Il Nuovo Centro Ricerche Chiesi risponde proprio a tale logica: un intervento che trova i propri presupposti all’interno dei processi di ampliamento strutturale, razionalizzazione organizzativa e innovazione tecnica, risposta progettuale alla necessità di equilibrio tra la rapidità delle modificazioni e le esigenze di lunga durata.
Il complesso, ubicato nei pressi dell’ingresso autostradale, presidia la strada per Colorno e fissa, a settentrione della città, un preciso punto di riferimento di elevata valenza strategica data la vicinanza alle principali infrastrutture di connessione, aeroporto, autostrada, linea ferroviaria alta velocità. Ciò ha reso necessario un pensiero sul carattere architettonico e urbanistico di un importante elemento del paesaggio urbano e della sua capacità di inserirsi a livello urbano in un’area di accesso alla città di Parma.
Una “cittadella aziendale”, articolata in spazi aperti ed elementi costruiti di differente carattere funzionale e morfologico, sorta in una posizione contemporaneamente di rilievo e di isolamento, si staglia con una sua precisa identità architettonica, originata dalla definizione di rapporti funzionali tra le aree dedicate alla ricerca e quelle amministrative.

Va riconosciuta ai progettisti la comprovata capacità di risolvere il tema dell’integrazione urbana senza rinunciare alla creazione di un’importante immagine aziendale attraverso lo scheletro architettonico.
Un’identità definita senza forzature, in punta di piedi, ma decisa nello sviluppo strutturale.
L’architettura del complesso è stata progettata da Emilio Faroldi Associati, lo studio di progettazione architettonica e tecnologica con sedi a Parma e Milano. Lo studio affronta i temi della città, i suoi territori molteplici, le architetture che li compongono.
Paesaggio, sviluppo sostenibile e innovazione tecnologica rappresentano i principali elementi di confronto del metodo progettuale, applicato alla complessità di luoghi, spazi e fenomeni contemporanei.
Respinta l’imposizione, talvolta stridula, di originalità ad ogni costo, si è piuttosto lavorato alla ricerca del dialogo con un paesaggio dal forte segno infrastrutturale attraverso un impianto dal carattere “urbano”. Il nucleo della composizione è stato risolto assecondando una ricca articolazione funzionale degli elementi, a partire dalla pianta, che escludono la strada dell’accentramento, per proiettare verso l’esterno le braccia delle attività, ponendo in primo piano le ragioni della versatilità.
Così il complesso si colloca appieno nel concetto di transito, sia esterno che interno, per posizione e per sviluppo strutturale, come comunicazione a vari livelli, sito di incontro e condivisione di attività multiple, scambio tra città e territorio, porta di ingresso a Parma.

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