Dopo la sonora bocciatura da parte del Consiglio nazionale degli Ingegneri all’ipotesi dell’Albo Unico dei tecnici, propugnata dal Co.Ge.Pa.Pi. e articolata nel rapporto della Fondazione Censis del giugno scorso, il presidente dell’UPIAL, Luigi Grimaldi, prende carta e penna e scrive al Ministro della giustizia Severino e al presidente del CNI Zambrano chiedendo di adeguare il titolo professionale dell’ingegnere triennale, eliminando l’aggettivo iunior.

“La nostra proposta”, scrive Grimaldi, “è quella di eliminare lo iunior dal titolo di ingegnere e di utilizzare il titolo di ingegnere per gli ingegneri di primo livello e quello di ingegnere specialista o ingegnere magistrale per gli ingegneri di secondo livello dando così un titolo più adeguato e spendibile in termini d’immagine e professionalità”.

“Sicuramente l’intento di chi ha proposto tale titolo, nella stesura del d.P.R. 328/2001, non era quello di discriminare una figura professionale a tutto vantaggio di un’altra ma semplicemente di operare un chiarimento per distinguere il laureato di primo livello da quello di secondo”, scrive Grimaldi. “Fatto sta che quell’aggettivo iunior si è tramutato in una eterna condanna ed in un marchio infame con il quale qualsiasi persona ha potuto bollarci ed impedirci di lavorare creandoci un danno sia economico sia di immagine”.

Il presidente dell’UPIAL ricorda che le due sentenze del Consiglio di Stato “nelle quali oltre a ribadire che l’ingegnere di primo livello ha competenze maggiori dei diplomati si mette in luce che l’appellativo iunior non ha rilevanza specificarlo ai fini della distinzione di due classi di laurea differente in quanto comunemente usato per distinguere figure professionali di pari livello ma con differente esperienza pratica, (di solito il termine iunior si utilizza per indicare i professionisti con esperienza minore di 5 anni di pratica professionale)” (Sentenza 1473/2009 del Consiglio di Stato).

Leggi la lettera dell’UPIAL del 27 luglio 2012 Richiesta di adeguamento del titolo professionale

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1 COMMENTO

  1. queste controversie non esisterebbero se a livello legeslativo fossero riconosciute al laureato tutte quelle competenze che l’universita’ ufficialmente impartisce e accredita alla figura dell’ingegnere ( volgarmente definito come iunior).
    Purtroppo il pieno riscatto dell’ingegnere cosidetto iunior e’ impedito da profonde ragioni sociali ed economiche ben radicate in italia. Gli ordini professionali ed una certa parte del mondo accademico dall’alto della loro posizione dominante consolidatasi sempre piu’ nel corso del tempo, hanno cercato di opporsi ad ogni forma di rinnovamento liberale abusando della legge in materia di competenze professionali in modo protezionistico.
    d’ altronde in Italia il medioevo e’ ben radicato nella mentalita’ delle persone.
    I vari ordini professionali , trasversali ad entrambi gli schieramenti politici, si sono opposti e si opporranno sempre a qualsiasi tipo d’innovazione e cambiamento liberale.
    I diversi aggettivi dispregiativi quali iunior, laurea breve, mini laurea ecc… sono invenzioni
    (incredibile c’era un universo di possibilità) promosse dai baroni dell’universita’ e dagli ordini professionali con lo scopo di screditare in maniera illegittima le nuove figure professionali pur di difendere i propri interessi di categoria,
    Nel sistema anglosassone le due tipologie d’ingegneri 5 o 3 anni sono definite semplicemnete
    chartered ed incorporated senza riferimenti a nomignoli diffamatori come junior, laureati brevi ecc…
    Fintanto che il sistema universitario italiano sara’ viziato da una concezione medioevale della realta’ basata sul protezionismo, nipotismo, e valore legale del titolo di studio i risultati ottenuti non potranno discostarsi di molto dalla mediocrita’.(come del resto confermano le graduatorie internazionali di valutazione degli atenei). Gli ordini professionali non sono da meno in quanto a mentalita’ dato che si comportano come corporazioni medievali volte unicamnete a difendere ad ogni costo e con ogni mezzo gli interessi di categoria.

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