dissesto idrogeologico
dissesto idrogeologico

È impietoso il quadro che emerge dall’ultimo Rapporto Ecosistema Rischio 2011, l’indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile, che ha monitorato le attività di prevenzione realizzate da oltre 1.500 fra le 6.633 amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale più elevato.

 

Lo studio registra preoccupanti ritardi nelle attività di prevenzione e informazione ai cittadini e scarsissimi interventi di tutela del territorio. Secondo l’indagine, infatti, nell’85% dei comuni oggetto della rilevazione vi sono abitazioni esposte a rischio frana. E preoccupante anche la situazione degli edifici industriali, che sono in zone critiche nel 56% dei casi.

 

Altro elemento di allarme è l’eccessiva presenza di cemento a invadere fiumi, ruscelli e fiumare, come pure aree a ridosso di versanti franosi e instabili.

 

Durante la presentazione del rapporto, avvenuta ieri, il direttore generale di Legambiente, Rossella Muroni ha ribadito come sul fronte del territorio sia assolutamente prioritario e fondamentale dare maggiore efficacia ai vincoli che vietano di costruire nelle aree esposte al pericolo, programmare e realizzare gli abbattimenti dei fabbricati abusivi, delocalizzare dove possibile le strutture a rischio e investire in interventi di qualità per la sicurezza.

 

 

Un situazione critica

Ben 1.121 tra i comuni intervistati (l’85%) rilevano la presenza sul proprio territorio di abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in zone a rischio frana; accanto a questi, sono rilevanti le percentuali dei comuni che dicono di avere in zone a rischio fabbricati industriali (56%), interi quartieri (31%), strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali (20%) e strutture ricettive turistiche o commerciali (26%).

 

A fronte di una situazione di forte pericolo, che si stima riguardi oltre 5 milioni di persone, sono ancora poche le amministrazioni (29% di quelle interpellate) che affermano di essere intervenute in maniera positiva nella mitigazione del rischio idrogeologico. Migliore, invece, appare la situazione nell’organizzazione del sistema locale di protezione civile: l’82% dei comuni intervistati ha dichiarato di avere un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, anche se soltanto la metà lo ha aggiornato negli ultimi due anni.

 

Dossier Ecosistema Rischio 2011

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