Terremoto in Emilia, l’INU chiede bonus fiscali per interventi antisismici

Torna a farsi sentire la voce dell’INU, l’Istituto nazionale di urbanistica, che a pochi giorni dalla conversione in legge del d.l. 74/2012 per le zone colpite dal terremoto in Emilia chiede la possibilità di modificare un altro provvedimento, il d.l. 83/2012 (il cosiddetto Decreto Sviluppo o Decreto Crescita), per graduare gli incentivi fiscali per il rilancio dell’edilizia premiando interventi edilizi in attuazione di piani di emergenza o di piani di governo del territorio concorrenti alla riduzione del rischio sismico.

Inoltre, sempre secondo l’INU, appare opportuna una precisazione dell’intervento di ripristino e l’individuazione delle tipologie d’intervento edilizio a cui può corrispondere tale intervento strutturale così da garantire reali semplificazioni rispetto alle procedure ordinarie vigenti per l’ottenimento di un titolo edilizio.

A questo proposito l’Inu ritiene accettabile la sostituzione dell’autorizzazione sismica preventiva con la procedura di deposito, ma solo se non si fa mancare adeguato sostegno ai progettisti (leggi in proposito su Ingegneri.cc Emilia-Romagna, niente obbligo autorizzazione sismica prima di inizio lavori)

Infine per quanto riguarda il patrimonio storico, l’INU rileva che la conservazione dei valori dei centri storici e degli insediamenti storici del territorio rurale, in particolare per l’edilizia storica di base e per il patrimonio rurale, suggerisce di lasciare qualche margine di flessibilità nel raggiungimento dei livelli di prestazione sismica fissati dal d.l. 74/2012. “Solo così”, concludono le raccomandazioni dell’Istituto, “si potrà prevenire il ricorso ampio a semplicistiche soluzioni di ricostruzione”.

Per l’INU l’obiettivo principale dei provvedimenti di legge deve essere quello di far convivere nel breve termine la vitalità degli insediamenti del settore produttivo con una sismicità la cui evoluzione e durata hanno margini di imprevedibilità. Diventa perciò fondamentale assegnare la priorità all’efficacia della prevenzione nella ricostruzione e allo stesso tempo favorire il governo pubblico dei processi territoriali di rilocalizzazione.

Per quanto riguarda questo secondo aspetto, l’INU ritiene che sia importante ridurre al minimo le delocalizzazioni produttive all’esterno del cratere nell’ottica di conservazione dell’equilibrio territoriale d’area vasta, e altresì contrastare la tendenza alla “città diffusa”, anche in considerazione dell’importanza della campagna per la locale industria agroalimentare. Bene quindi snellimenti procedurali e deroghe urbanistiche per le delocalizzazioni, ma occorre soprattutto incentivare sistemazioni temporanee nelle immediate adiacenze della precedente produzione, e realizzarle con tecnologie costruttive avanzate di rapida realizzazione, basso costo, alta efficienza energetica e sismo resistenza. L’accentuato carattere precario eviterebbe di creare l’aspettativa di diritti su superfici occupate temporaneamente, pur senza introdurre rigidità.

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