Rinnovabili, il caso della Memc di Merano arriva al Ministero

Il Governo conferma il proprio impegno per risolvere la situazione di crisi del sito produttivo di Merano riconoscendone l’unicità nel panorama delle rinnovabili e dei semiconduttori. 

“Colleghi, mi piacerebbe che i cartelli appesi fuori dalla fabbrica venissero rimpiazzati dai disegni dei vostri bambini: che con la loro fantasia spieghino al mondo cosa fanno i loro genitori qui dentro! Alla prossima manifestazione vorrei che vestiti da sandwich fossero i vostri figli a sfilare insieme ai loro genitori (c’è chi ha padre e madre qui dentro). Abbiamo bisogno che la gente ci ami, non che ci ignori. Insieme dobbiamo chiedere che siano create immediatamente le condizioni per continuare ad essere ciò che siamo: l’eccellenza all’interno di Memc e di questa Provincia. Dobbiamo farlo capire a chi ci sta attorno”.

Così scriveva ai suoi colleghi lo scorso gennaio Giorgia D’Incà, Supervisore Nuovi Prodotti Monocristallo, della Memc di Merano.

E il messaggio, lo scorso 25 giugno, è arrivato là dove doveva arrivare: sul tavolo del Ministero dello sviluppo economico che ha finalmente riconosciuto l’importanza strategica del’azienda nel panorama europeo poiché è l’unica a produrre polisilicio per fonti rinnovabili ed elettronica. Ed è il sottosegretario alle Attività produttive con delega per l’Energia Claudio De Vincenti ad aver confermato a sindacati, Provincia di Bolzano e vertici aziendali l’impegno del Governo nel dare attuazione al decreto sviluppo che individua le categorie di imprese a forte consumo di energia e fissa i parametri per accedervi a condizioni favorevoli.

“Una notizia che attendevamo da mesi – ha spiegato Giorgia D’Incà – e che finalmente ci fa ben sperare per il nostro futuro. Dopo lunghe trattative e numerosi incontri, il Governo ha riconosciuto l’importanza di un’industria come Memc: proprio in questi giorni, con l’apertura di un tavolo di crisi dedicato presso il Ministero dello sviluppo economico, si stanno svolgendo passaggi fondamentali per far si che MEMC venga inserita tra le aziende strategiche sul fronte dell’innovazione e della ricerca tecnologica nel panorama italiano ed europeo”.

Ed è con orgoglio che Giorgia D’Incà ribadisce l’importanza e la particolarità dell’azienda per cui lavora perché, spiega: “tecnicamente siamo unici in Italia. Memc Merano vuol dire persone che producono risultati basati su competenza, esperienza, buona volontà e passione”.

Ed è proprio l’alta professionalità che questo stabilimento ha coltivato per anni, l’altro aspetto importante su cui dovrebbe rivolgersi l’attenzione del Governo.

“Ci auguriamo che l’emanazione dei decreti attuativi avvenga il più presto possibile. Il rischio che corriamo è che gli ingegneri ad alta specializzazione che sanno come funziona questo impianto, di fronte alle incertezze, vadano altrove. La fuga di know how sarebbe una perdita troppo grande che non possiamo permetterci”.

Nel frattempo, parallelamente agli incontri con il Ministero, la Provincia di Bolzano ha completato le procedure amministrative e avviato le pratiche necessarie per il ripristino a cura di Terna del collegamento transfrontaliero Italia-Austria, che consentirà alle imprese di importare energia dall’estero a costi inferiori.

Da parte di Memc, il vice presidente Stephen Wachnowsky ha ribadito “la necessità di rimanere competitiva e confermato l’importanza strategica dello stabilimento di Merano poiché considerato uno dei loro centri all’avanguardia”.

Un’impegno a cui si aggiungono anche due nuove commissioni siglate in Europa (60 MW venduti in Bulgaria e 38 MW in Italia) dalla multinazionale statunitense e che porteranno un po’ di respiro nelle casse dell’azienda. I ricavi effettivi saranno però resi noti solo nei primi giorni di agosto perché inclusi nel bilancio del secondo trimestre.

Ora, oltre alla tabella di marcia governativa, da Merano guardano con grande attenzione ai colloqui in corso tra Memc e la fornitrice Evonik e, soprattutto, all’autunno, quando scadrà la cassa integrazione. A novembre infatti i 250 operai impiegati sulla produzione di policristallino (gli altri 220 che lavorano sul monocristallo stanno continuando le attività) conosceranno il proprio destino. Vero è che la ripresa delle attività, secondo quando dichiarato dai vertici aziendali agli stessi dipendenti, avverrà a ranghi ridotti e comunque ci vorranno altri tre, quattro mesi per far ripartire l’impianto.

Al momento solo squadre di cinque persone stanno gestendo la sicurezza dello stabilimento dove fino a dicembre si produceva una tipologia di cristalli per applicazioni nel settore del fotovoltaico e delle energie rinnovabili e dove l’azienda americana ha investito 200 milioni di euro per renderlo unico in Europa.

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