Spending Review, il testo di legge approvato dal Senato e una sintesi

Manca solo l’ufficialità della pubblicazione in Gazzetta, ma il decreto legge 52/2012 sulla spending review è diventata legge dello Stato a tutti gli effetti. A stabilirlo ieri è stata l’aula di Palazzo Madama: i senatori hanno approvato la conversione in legge del testo recante disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica.

A questo link è possibile leggere il testo definitivo della conversione in legge del d.l. 52/2012 spending review.

Cos’è la spending review?
Se ne è parlato tanto, ma è forse opportuno e utile fare una piccola sintesi della genesi di questo documento per spiegare a tutti i lettori cos’è la spending review.

Nel Documento di Economia e finanza per il 2012 il processo di revisione della spesa è considerato uno dei pilastri portanti dell’attività del Governo, finalizzato a superare sia la logica dei ‘tagli lineari’ alle dotazioni di bilancio, sia il criterio della “spesa storica”.

In relazione a ciò, il decreto legge 7 maggio 2012, n. 52 (la spending review, per l’appunto) interviene con un complesso di disposizioni la cui finalità è quella di consentire, in aggiunta alle norme già vigenti nell’ordinamento, l’eliminazione di inefficienze e sprechi nella spesa pubblica, in modo da ridurne l’ammontare e reperire risorse da destinare alla crescita economica.

Il provvedimento fa riferimento anche agli obiettivi espressi nella direttiva del 3 maggio 2012 del Presidente del Consiglio dei ministri, che sulla base di quanto contenuto nel c.d. Rapporto Giarda dell’8 maggio 2012 (Elementi per una revisione della spesa pubblica), ha individuato un obiettivo immediato di riduzione della spesa di 4,2 miliardi, da conseguire nell’arco del periodo 1° giugno – 31 dicembre 2012.

Il contenuto del decreto legge sulla spending review
In estrema (brutale) sintesi, il decreto contiene:
– revisione dei programmi di spesa e dei trasferimenti alle imprese,
– riduzione della spesa per acquisto di beni e servizi,
– ridimensionamento delle strutture,
– ottimizzazione dell’uso degli immobili.

Viene inoltre istituito un Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per beni e servizi. Come noto (e se non lo è, ve lo diciamo noi), il commissario è Sandro Bondi, l’uomo che ha risanato la Parmalat dopo il tracollo finanziario della multinazionale emiliana avvenuto alcuni anni fa.

Il compito di Bondi, definito nel testo del decreto legge sulla spending review è quello di definire, per voci di costo, il livello di spesa per acquisti di beni e servizi di tutte le amministrazioni pubbliche, incluse le autorità indipendenti, gli enti locali e, limitatamente alla spesa sanitaria, le amministrazioni regionali commissariate per l’attuazione dei piani di rientro sanitari, nonché le società a totale partecipazione pubblica diretta o indiretta e le società controllate da soggetti pubblici.

Meglio spendi, più risparmi (o era il contrario?)
Il decreto-legge introduce una serie di misure finalizzate a migliorare la qualità delle procedure di acquisto centralizzato. Si dispone in particolare:

– l’estensione dell’obbligo di approvvigionamento attraverso le convenzioni Consip a tutte le tipologie di beni e servizi da acquistare da parte delle amministrazioni pubbliche;
– che l’Osservatorio dei contratti pubblici debba rendere pubblici attraverso il proprio portale tutti i dati e le informazioni relativi ai contratti di importo superiore a 50.000 euro;
– che il MEF debba mettere a disposizione a titolo gratuito nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti pubblici che si avvalgono di Consip il proprio sistema informativo di negoziazione, favorendo in tal modo il ricorso a modalità telematiche di acquisto;
– che le amministrazioni pubbliche debbano adottare entro due anni dalla data in vigore del decreto-legge misure finalizzate al contenimento dei consumi di energia;
– che per gli acquisti il cui importo sia inferiore alla soglia di rilievo comunitario, l’obbligo del ricorso al mercato elettronico sia esteso (oltre che alle amministrazioni statali, come già previsto) anche a tutte le altre amministrazioni pubbliche.

Ritardi dei pagamenti alle imprese da parte della p.a.
La spending review introduce anche disposizioni per il pagamento da parte della p.a. alle aziende che vantano dei crediti non riscossi (leggi anche Crediti delle imprese verso la P.A., c’è aria di fregatura?)

La spending review, nello specifico dispone:
– estensione del meccanismo della certificazione dei crediti agli enti del Servizio sanitario nazionale;
riduzione da 60 a 30 giorni il termine entro il quale le amministrazioni debitrici sono tenuti a certificare se il credito vantato nei loro confronti è certo, liquido ed esigibile;
– a rendere obbligatoria – e non più eventuale – la nomina di un Commissario ad acta, su nuova istanza del creditore, qualora, allo scadere del termine previsto, l’amministrazione non abbia provveduto alla certificazione;
– superamento del divieto per le regioni sottoposte ai piani di rientro dai deficit sanitari di beneficiare del meccanismo di certificazione dei crediti che consente al creditore la cessione del credito a banche o intermediari finanziari;
– estensione l’istituto della compensazione con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo anche per i crediti vantati nei confronti dello Stato e degli enti pubblici nazionali.

Appalti e DURC, le novità apportate con la conversione in legge della spendig review
La discussione al Senato ha portato alle seguenti modifiche del testo del decreto legge:

In tema di contratti pubblici la nuova disciplina dettata dal decreto-legge nei casi di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, si applica anche alle gare in corso ove i plichi contenenti l’offerta non siano stati ancora aperti alla data del 9 maggio 2012 (data di entrata in vigore del decreto legge);

Il DURC, Documento unico di regolarità contributiva, può rilasciarsi anche in presenza di certificazione prodotta dall’amministrazione competente che attesti, nei confronti del soggetto che richiede il Documento, la sussistenza di crediti verso la p.a.: almeno equivalenti ai versamenti contributivi ancora non corrisposti;

Nell’acquisto di beni e servizi attraverso le convenzioni Consip, le amministrazioni pubbliche possono utilizzare, per il pagamento del corrispettivo, erogazioni liberali e donazioni in denaro rese in favore delle medesime amministrazioni per le finalità cui è destinato l’acquisto

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