Terremoto Emilia, oltre 21mila le verifiche di agibilità sugli edifici

Sono 21.465 le strutture controllate in Emilia Romagna con sopralluoghi di valutazione dell’agibilità post-sismica su edifici pubblici e privati che hanno riportato danni – e su cui quindi occorre fare una valutazione di agibilità mirata con la scheda aedes (agibilità e danno nell’emergenza sismica, ossia uno strumento omogeneo per il rilievo del danno).

Di queste, 7.428 sono state classificate agibili, 3.677 temporaneamente inagibili ma agibili con provvedimenti di pronto intervento, 1.029 parzialmente inagibili, 172 temporaneamente inagibili da rivedere con approfondimenti, 7.847 inagibili e 1.312 inagibili per rischio esterno, ossia a causa di elementi esterni pericolanti il cui crollo potrebbe interessare l’edificio.

Parallelamente, proseguono le verifiche speditive condotte da tecnici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco su un numero più ampio di edifici nell’area interessata dal sisma, che hanno ormai raggiunto quasi 52mila interventi.

Le percentuali di agibilità riferite complessivamente ai circa 20mila sopralluoghi di verifica dell’agibilità sono riferite a una quota minoritaria di edifici interessati dal sisma rispetto al patrimonio immobiliare totale dell’area, in quanto non comprendono le migliaia di edifici risultati agibili all’esito di una verifica speditiva o per i quali non è stata avanzata alcuna istanza di verifica.

In questi giorni il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli ha stabilito la data del 7 luglio come termine per gli abitanti delle zone colpite dal sisma in Emilia-Romagna  per chiedere che sia verificata l’agibilità della propria casa.

Gabrielli ha spiegato che il termine è necessario per avere finalmente un quadro preciso della situazione e decidere così dove e in che modo alloggiare gli sfollati, a partire (se possibile) dal ritorno nella propria abitazione.

A circa un mese dalla seconda forte scossa del 29 maggio è sempre più necessario disporre del dato complessivo sullo stato di agibilità del patrimonio edilizio a uso abitativo, al fine di consentire al Commissario delegato di pianificare l’avvio delle successive azioni di assistenza alla popolazione.

 

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