Riforma delle professioni, per i geologi è

Il testo del d.P.R. Severino, contenente la riforma delle professioni e inviato mercoledì scorso alla Commissione Giustizia della Camera per la sua discussione la prossima settimana, incassa una netta bocciatura dal Consiglio Nazionale dei Geologi.

“Il Ministero della giustizia, in un assolato e caldo pomeriggio di giugno, ha partorito lo schema di decreto per la riforma delle professioni: una follia, una aberrazione giuridica, una perversione intellettuale“, si legge in un duro comunicato stampa del CNG.

Ricordiamo che il testo del d.P.R. dovrebbe terminare il proprio iter per il prossimo 22 luglio, termine entro il quale le commissioni competenti dovranno esprimere il loro parere in merito (parere che, comunque, non è vincolante). Nel frattempo, il 9 luglio, arriverà il parere del Consiglio di Stato.

“I colleghi e quanti devono approvare quello schema di decreto sulla riforma delle professioni – continua la nota del Consiglio Nazionale dei Geologi – devono sapere che la stesura della bozza nella quasi interezza si deve, esclusivamente, al lavoro dei Consigli Nazionali di area tecnica. cui lo stesso Ministero si era rivolto al fine di accelerare la definizione di un testo condiviso.
Consegnato il testo però il Ministero si è arroccato su posizioni assolutamente supponenti e arroganti impedendo qualsiasi interlocuzione ulteriore. Da qui il testo consegnato al pubblico in questi giorni, che rivede e stravolge completamente la creazione e la formazione dei Consigli o Comitati di Disciplina, organismi autonomi come giusto ed auspicabile, dai Consigli degli Ordini Territoriali e, per la seconda istanza, dai Consigli Nazionali di cui all’art. 9 (Disposizioni sul procedimento disciplinare delle professioni regolamentate diverse da quelle sanitarie)”.

“Il problema  – prosegue la nota del CNG – è che questi Consigli di disciplina, per il livello nazionale che assume il ruolo di tribunale di seconda istanza, dovrebbero essere formati, secondo la linea proposta dal Ministero, dai non eletti ai Consigli Nazionali degli Ordini o Collegi. Ovvero, per essere più espliciti e chiari, i “trombati” dalla categoria dovrebbero assumere un ruolo determinante e delicatissimo quale quello dell’esercizio della giustizia disciplinare che, in linea generale, può considerarsi ancora più delicata delle stesse funzioni attribuite ai Consigli degli Ordini sia di livello locale che Nazionale. Non esiste elezione dei Consigli degli Ordini in cui i “trombati di turno” non presentino ricorso contro i risultati elettorali. Essi, secondo quanto vorrebbe il Ministero della giustizia, sarebbero chiamati a decidere anche su quei ricorsi.
Nelle riunioni precedenti il Ministero aveva caldeggiato che si evitasse, per la formazione di questi Consigli di Disciplina, il criterio elettivo. Oggi, con la sua proposta, hanno istituito il principio non elettivo”.

Un altro motivo di preoccupazione. trasversale tra tutti gli Ordini e i Consigli delle professioni, riguarda la definizione di professione intellettuale contenuta nel d.P.R.

Si tema che si possa passare dall’equivalenza “professione intellettuale uguale professione regolamentata” a una definizione che comprenda nella categoria anche elenchi ed albi istituiti e gestiti dalla pubblica amministrazione.

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