Braccio di ferro Cina Europa su telecomunicazioni e fotovoltaico

Anche l’Europa vuole imporre delle sanzioni punitive ad alcuni colossi cinesi delle telecomunicazioni e del fotovoltaico.

Secondo quanto riportato venerdì scorso dal Financial Times, l’Unione europea è pronta ad aprire un caso contro Huawei e Zte, i due maggiori fornitori di apparati di networking cinesi. Grave l’accusa di Bruxelles, che sta per contestare alle due aziende di aver usufruito di finanziamenti illegali dallo Stato cinese grazie ai quali avrebbe praticato un forte dumping commerciale nell’area Ue.

La Commissione europea ha raccolto indizi per mesi. Gli Stati membri dell’Ue sono stati informati in un incontro a porte chiuse il 24 maggio. Le autorità Ue disporrebbero di “prove solide” del fatto che le due aziende abbiano ottenuto illegalmente aiuti dal Governo e che abbiano commercializzato i loro prodotti nell’area Ue sottocosto.

La vicenda rappresenta un precedente, perché è la prima volta che la Commissione agisce sua sponte sul fronte del commercio internazionale, e non in risposta alla segnalazione di un’azienda privata.

La risposta cinese non si è fatta attendere ed è notizia di oggi che, secondo il portavoce del Ministero del commercio cinese, Shen Dayang: “a farne le spese potrebbero essere proprio le aziende europee che vengono le loro materie prime alla Cina”. Secondo il portavoce, infatti, le aziende cinesi che producono batterie solari hanno acquistato materie prime per 40 miliardi di dollari, delle quali il 45% di provenienza europea, in particolare dalla Germania e dalla Svizzera.

Al centro della polemica, i sostegni che, secondo l’Unione europea, le aziende cinesi ricevono dal Governo mentre, secondo Shen Dayang, “crescono grazie alle loro capacità di saper concorrere sul libero mercato”.

E mentre negli Stati Uniti la guerra commerciale va avanti (il Governo ha imposto sanzioni punitive tra il 31% e il 250% sulle importazioni di cellule fotovoltaiche) in Europa siamo ancora ai primi passi.

Ma lo scontro si preannuncia molto duro e il messaggio della Cina è chiaro: non vuole che ciò che oggi è conveniente (agire sui liberi mercati europei) possa essere messo in discussione. Tra l’altro la Commissione cinese di regolazione si sta apprestando a valutare una proposta per favorire gli investimenti di istituzioni straniere nelle Borse in Cina.

 

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