Il sistema di vigilanza sulla sicurezza sul lavoro non funziona

Lunedì 25 giugno 2012 si è svolto a Roma la Giornata Nazionale di studio sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro organizzata a Palazzo Giustiniani dalla Commissione d’inchiesta del Senato sugli incidenti sul lavoro, la cosiddetta Commissione morti bianche.
I lavori del convegno hanno visto la presenza di alte cariche istituzionali, rappresentanti delle parti sociali, esponenti dell’associazionismo professionali e della società civile.
L’importanza delle tematiche del convegno sono state enfatizzate anche dalla presenza del presidente Napolitano a riprova della gravità del problema sicurezza sul lavoro.

L’idea del convegno prese avvio lo scorso marzo a seguito delle audizioni in Commissione morti bianche dei magistrati Giancarlo Caselli e Raffaele Guariniello dove fu annunciato la proposta di un disegno di legge di modifica costituzionale riguardo all’applicazione dell’art. 117 della Costituzione Italiana che regola la divisione delle competenze in tema salute e sicurezza sul lavoro fra Stato e Regioni.

La necessità di tale azione nacque dalla constatazione, come ebbe a rimarcare il presidente Tofani, del […] sostanziale fallimento dell’attuale modello di vigilanza e controllo. Modello caratterizzato da competenze divise fra Stato e Regioni con evidenti carenze di efficacia legate molte volte allo scarso coordinamento fra i vari attori. […]”.

Scarso coordinamento rimarcato e denunciato in altre sedute della Commissione morti bianche dal presidente Tofani che affermava “[..] I comitati regionali di coordinamento, che sono il principale strumento di raccordo a livello territoriale tra i vari enti competenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, non stanno funzionando come si deve, tranne alcune lodevoli eccezioni.
Inoltre finora nessuna Regione ha trasmesso le relazioni sull’attività svolta ai Ministeri del lavoro e della salute, che sarebbero invece indispensabili per un efficace collegamento tra il livello decisionale centrale e quello periferico. [..].
Credo si possa riassumere la gravità del tema affrontato con le parole accorate del presidente Napoletano [..] C’è molto da fare dal punto di vista del sistema dei controlli e delle sanzioni. [..]”.

Il convegno ha lanciato un segnale di allarme preciso e grave: il sistema di vigilanza e controlli non funziona a dovere. Occorre valorizzare e potenziare i punti di forza cosiccome occorre mettere mano a inefficienze e punti di debolezza individuati ed elencati in modo ampio e dettagliato.
Non occorre e non interessa cercare colpevoli almeno in questa fase. Occorre rimediare all’azione di un sistema che ricco di competenze e conoscenze non sa, e talvolta non vuole, intervenire in modo tempestivo ed efficace.

Occorre partire dai circa mille morti all’anno nell’ambiente di lavoro e dal milione di infortuni all’anno sempre nell’ambiente di lavoro.
Dobbiamo ripartire adeguando i processi agli obiettivi, adeguando i processi del sistema della vigilanza agli obiettivi prefissati.

Non possiamo permettere che la scarsa sicurezza o la mancanza di sicurezza sia appetibile, sia conveniente, resti inpunita, sia difficilmente sanzionabile.
La scarsa sicurezza deve diventare un cattivo affare per il Datore di Lavoro.
Il nostro punto di partenza è questo.
Il punto di partenza di istituzioni, parti sociali, associazionismo professionali e società civile deve essere questo.

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2 Commenti

  1. E meno male che se ne sono accorti… che 1% di controlli non serve…( ma dopo quanti anni..? )
    Sono d’accordo con la pragmatica affermazione “La scarsa sicurezza deve diventare un cattivo affare per il Datore di Lavoro”,
    e vedremo come e se… raggiungeranno l’obiettivo.
    Intanto

  2. @ Pier Giuseppe Ferrari

    Purtroppo la sollecitazione, la provocazione, la riflessione non arriva dagli organi di vigilanza o dalle Regioni.

    Da tutti, da molte altre parti ma non dalle Regioni.

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