La Caporetto del SISTRI

La notizia è di pochi giorni fa: il Ministro dell’ambiente Corrado Clini ha proposto al Consiglio dei Ministri la sospensione del SISTRI, ottenendone il via libera.

Il motivo addotto è la serie di difficoltà operative riscontrate nella fase di avvio sperimentale e le osservazioni e valutazioni, evidentemente negative, presentate in merito dall’Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione (DIGITPA), interpellato dal Ministro per esprimere un parere sulla bontà del sistema.

Le conseguenti verifiche richiedono tempi non compatibili con l’entrata in funzione del SISTRI, prevista per il 1° luglio prossimo. Di qui la decisione di sospenderne la piena operatività per chiarire tutte le questioni sollevate dalla relazione di DIGITPA e adottare una decisione definitiva entro il 30 giugno 2013.

Le critiche mosse dalla DIGITPA, in realtà, riguardano non solo il funzionamento del sistema, ma anche le procedure seguite da parte del Ministero per l’affidamento a Selex della progettazione e realizzazione del SISTRI e i costi del contratto tra Ministero e Selex.

Su quest’ultimo aspetto, poi, di recente La Repubblica e L’Espresso hanno pubblicato una lunga inchiesta che svela i contenuti del contratto che lega il Ministero dell’ambiente alla Selex dal 2008, che risulterebbe in parte segretato e che prevederebbe che, in caso di rinuncia al SISTRI, ogni onere di investimento resterebbe a carico dello Stato, detratte le “concessioni” dovute a Selex (leggi anche Sospensione SISTRI, Selex Finmeccanica parte all’attacco).

Al di là delle questioni contrattuali, che saranno evidentemente oggetto di prevedibili, futuri contenziosi multimilionari (il Ministro ha infatti trasmesso la relazione della DIGITPA all’Avvocatura dello Stato ed al Comando del Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma dei Carabinieri per le valutazioni di propria competenza), resta il punto tecnico della sconfitta del sistema, tra l’altro premiato con il prestigioso “Innovation Award” di Cisco come progetto di maggiore impatto di rete digitale dell’anno. Probabilmente, al netto di scontate ritrosie a controlli più stringenti, la gestione operativa quotidiana degli operatori del settore dei rifiuti mal si coniuga con tecnologie sofisticate e interfacce digitali, che spesso richiedono conoscenze, magari anche solo di base, non alla portata di tutti gli addetti.

Il SISTRI così, dopo una lunga sequela di rinvii, viene mestamente accantonato (almeno temporaneamente), sebbene permanga, a detta dello stesso Ministero dell’ambiente, la necessità di avere a disposizione un sistema efficiente per la tracciabilità dei rifiuti.

Ma non è affatto detto che sarà il SISTRI.

Tra le tante possibili soluzioni al problema, una viene dalla gestione delle macerie derivanti dal terremoto aquilano del 2009. Il Commissario per la ricostruzione si è infatti trovato ad affrontare un problema di tracciabilità dei rifiuti sia per una forma di controllo ambientale in senso stretto (fatte salve, ovviamente, le ordinarie procedure degli enti preposti), sia ai fini del rilascio dei contributi spettanti ai privati per la ricostruzione delle proprie abitazioni. Il sistema adottato è semplice, ma efficace: ferma restando la necessità di compilare i formulari di identificazione dei rifiuti, gli automezzi degli operatori commerciali sono stati dotati di un semplice sistema di tracciamento satellitare i cui segnali sono ricevuti e visualizzati da una centrale operativa. Alla stessa centrale, che agisce anche come “call centre”, possono essere comunicati i principali dati sul trasporto alla partenza e all’arrivo a destinazione sia tramite SMS, sia via telefono.

Il sistema adottato resta, pertanto, “analogico” almeno in parte, considerato che i FIR continuano ad essere adoperati e quindi il supporto cartaceo non viene eliminato, ma la tracciabilità dei rifiuti è garantita nella parte “digitale”, che è poi il punto di principale interesse per chi esercita attività di verifica e accertamento.

La Caporetto del SISTRI potrebbe essere lo spunto iniziale per valutare la fattibilità a più ampia scala del modello descritto o per altre metodologie di tracciabilità maggiormente “user friendly”.

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