Quali orizzonti con la nuova direttiva europea sulla efficienza energetica?

Nei giorni scorsi Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo sulla nuova direttiva sull’efficienza energetica che andrà ad abrogare e sostituire le precedenti direttive  2004/8/CE e 2006/32/CE. L’esigenza di una nuova direttiva nasce dal fatto che le stime più recenti della Commissione, che tengono conto degli obiettivi nazionali di efficienza energetica per il 2020 fissati dagli Stati membri nel contesto della strategia Europa 2020, indicano che nel 2020 l’Unione europea raggiungerà soltanto la metà dell’obiettivo del 20%.

Si deve, quindi, dare un incisivo impulso all’efficienza energetica attraverso una nuova e più ambiziosa strategia traducendo in misure vincolanti alcuni aspetti del Piano europeo per l’Efficienza Energetica approvato nel marzo del 2011, in particolar modo nell’ambito della fornitura e dell’uso dell’energia.

“L’efficienza energetica costituisce il metodo più economico, efficace e rapido per aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento nonché per ridurre le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici”, non a caso sempre più spesso si sente parlare di una nuova unità di misura, il negaWatt, il Watt che viene risparmiato. Si ritiene, dunque, che un nuova tabella di marcia non solo può aiutare  l’Unione europea a “conseguire e persino a superare i suoi obiettivi in materia di riduzione dei gas serra”, ma può “rendere l’economia più efficiente sotto il profilo energetico” e può inoltre “avere effetti positivi sulla crescita economica e la creazione di posti di lavoro”.

Grazie alla nuova direttiva potrà essere raggiunto un obiettivo di risparmio energetico pari al 17% al 2020, mentre l’obiettivo del 20% dovrà essere raggiunto attraverso delle misure aggiuntive. Inoltre, i Paesi dell’Unione, che avranno tempo entro la primavera del 2014 per recepire la direttiva, avranno l’obbligo di indicare un target nazionale e la Commissione ne valuterà i progressi al 30 giugno 2014 e successivamente potrà presentare al Consiglio e al Parlamento proposte legislative che fissino obiettivi vincolanti a livello nazionale.

In particolare la direttiva europea sulla efficienza energetica propone le seguenti misure:

Settore Usi Finali: il settore pubblico è chiamato per primo sia alla ristrutturazione dei propri immobili sia all’applicazione di norme in materia di efficienza energetica all’acquisto di immobili, prodotti e servizi. Dovranno essere definiti regimi nazionali di efficienza energetica, audit energetici obbligatori  per le grandi imprese e requisiti per le società del settore dell’energia in materia di misurazione e fatturazione. In questo contesto il nostro Paese dovrà necessariamente puntare in modo strutturale alle detrazioni fiscali sull’efficientamento energetico e alla certificazione energetica come strategia nazionale per il conseguimento degli obiettivi richiesti dall’Unione.

Settore Approvvigionamento Energetico: dovranno essere definiti  piani nazionali per il riscaldamento ed il raffrescamento al fine di valorizzare tecnologie come la cogenerazione ad alto rendimento, il teleriscaldamento e il teleraffrescamento. Le autorizzazioni per tali impianti dovranno tener conto del reale fabbisogno in situ e tutti i nuovi impianti di produzione di energia elettrica dovranno esser dotati anche di sottoimpianti di generazione del calore ad alto rendimento. Inoltre, gli Stati membri dovranno dotarsi di un inventario sui dati di efficienza energetica degli impianti che utilizzano la combustione di carburante o la raffinazione di petrolio e gas e fissare accessi prioritari per il dispacciamento dell’energia elettrica prodotta in impianti di generazione ad alto rendimento e impianti industriali di nuova installazione che forniscono alle reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento energia termica dallo scarto di produzione.

Tra le altre misure proposte, infine, non mancano azioni di formazione e sensibilizzazione in materia di efficienza energetica e di promozione dei servizi energetici e l’obbligo per gli Stati membri di rimuovere eventuali ostacoli alla diffusione dell’efficienza energetica in particolare la separazione degli incentivi tra proprietari e inquilini di un immobile o tra gli stessi proprietari.

Nonostante l’UE guardi con decisione e fermezza alla strategia da adottare nel prossimo futuro per abbattere le emissioni clima-alteranti, ma anche per lanciare un settore che ha grosse potenzialità, ancora più preziose se contestualizzate in un periodo di crisi economica, in Italia si aspetta che vecchie criticità siano risolte:

– non è ancora partito il sistema di incentivazione per la produzione di energia termica da fonte rinnovabile, il conto energia termico per intenderci;

– stante quanto emerge dall’ultimo decreto sviluppo, l’aver equiparato la percentuale di detrazione fiscale per l’efficienza energetica  e la percentuale di detrazione fiscale per ristrutturazioni edilizie ordinarie al 50% il rischio è che le prime, i cui adempimenti sono di gran lunga più onerosi, possano essere sostituite dalle seconde per la stragrande maggioranza degli interventi, relegando in questo contesto l’efficienza energetica ai margini;

– da mesi, per non dire anni, si attendono decreti di completamento e riorganizzazione della procedura di Certificazione Energetica, obblighi e sanzioni più stringenti che eppure l’Europa chiede, e limiti sulle nuove costruzioni e ristrutturazioni adeguati, ma all’orizzonte, a parte estemporanei convegni, tutto tace.

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