Competenze progettuali, una nuova sentenza limita i geometri

Segnaliamo la recente sent. n. 415 del 30 maggio 2012 del TAR Lazio, sez. Latina, in materia di (in)competenza progettuale dei geometri.

Come è noto, l’art. 16 del R.D. 11 febbraio 1929 n. 274 limita la competenza professionale dei geometri alla progettazione di “piccole costruzioni accessorie in cemento armato, che non richiedono particolari operazioni di calcolo e per la loro destinazione non possono comunque implicare pericolo per la incolumità delle persone”.

Conseguentemente, secondo i giudici di Latina, un edificio di due piani da adibire a residenza che ricade in zona sismica non può rientrare nelle competenze del geometra ma deve essere redatto da un professionista laureato (cioè un ingegnere o un architetto).

Trattasi di un orientamento consolidato: ad esempio, nella sent. n. 3006 del 22 maggio 2006 il Consiglio di Stato, sez. IV, aveva già precisato che “a norma dell’art. 16 lett. m), del r.d. 11 febbraio 1929 n. 274, e come si desume anche dalle leggi 5 novembre 1971 n. 1086 e 2 febbraio 1974 n. 64, che hanno rispettivamente disciplinato le opere in conglomerato cementizio e le costruzioni in zone sismiche, nonché dalla legge 2 marzo 1949 n. 144 (recante la tariffa professionale), esula dalla competenza dei geometri la progettazione di costruzioni civili con strutture in cemento armato, trattandosi di attività che, qualunque ne sia l’importanza, è riservata solo agli ingegneri ed architetti iscritti nei relativi albi professionali“.

Nel caso specifico la progettazione del geometra era accompagnata da una relazione di calcolo a firma di un ingegnere: secondo i giudici tale circostanza è irrilevante, visto che la giurisprudenza del passato (TAR Abruzzo, Pescara, 2 novembre 1995, n. 463, TAR Emilia Romagna, Bologna, II Sez., 17 febbraio 1995 n. 71)aveva già affermato che “i geometri possono progettare e dirigere lavori relativi ad opere di cemento armato purché si tratti di piccole costruzioni accessorie di costruzioni rurali e di edifici per industrie agricole che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non implicano comunque pericolo per l’incolumità delle persone, a nulla rilevando che i calcoli di cemento armato siano stati fatti da ingegnere, giacché è il professionista incaricato della generale progettazione e della direzione dei lavori che si assume la responsabilità anche dei calcoli delle strutture armate”.

In argomento, infine, ricordiamo anche la sent. n. 9772 del 28 giugno 2010 del TAR Campania, sez. II Salerno, in materia di richiesta di permesso di costruire su progettazione firmata da un geometra.

I giudici hanno affermato che la richiesta di un permesso di costruire che preveda strutture in cemento armato relativo ad un progetto redatto da un geometra può essere accolta solo se si è dinanzi a modeste strutture, come richiamate dalla normativa prima indicata, e siano specificate con adeguata motivazione le ragioni per cui le caratteristiche dell’opera e le sue modalità costruttive rientrano nella sfera di competenza professionale del progettista (TAR Campania, sez. II Salerno, sent. n. 9772 del 28 giugno 2010).

Diversamente, la richiesta è irricevibile per incompetenza del progettista. Ovviamente, spetterà al giudice amministrativo il sindacato sulla valutazione circa l’entità quantitativa e qualitativa della costruzione, al fine di stabilire se la stessa, ancorché prevista con struttura in cemento armato, rientri o meno nella nozione di “modesta costruzione civile”, alla cui progettazione è limitata la competenza professionale del geometra, ai sensi degli artt. 16 e segg. R.D. 11 febbraio 1929 n. 274.

Su tale nozione ricordiamo la sent. n. 5208 del 3 ottobre 2002 del Consiglio di Stato, sez. V, secondo cui “In mancanza di ogni ulteriore specificazione da parte dell’art. 16, lett. m), del R.D. 11 Febbraio, 1929 n. 274 il discrimine della competenza dei geometri nel campo delle costruzioni civili – come può ritenersi ormai acquisito in giurisprudenza – è dato dalla «modestia» dell’opera; questo criterio è da intendere in senso tecnico-qualitativo e con riguardo ad una valutazione della struttura dell’edificio e delle relative modalità costruttive, che non devono implicare la soluzione di problemi tecnici particolari, devoluti esclusivamente alla competenza professionale degli ingegneri e degli architetti. Altri criteri, come quello quantitativo, delle dimensioni e della complessità, nonché quello economico possono soccorrere quali elementi complementari di valutazione, in quanto indicativi delle caratteristiche costruttive e delle difficoltà tecniche presenti nella realizzazione dell’opera. In definitiva per valutare l’idoneità del geometra a firmare il progetto di un’opera di edilizia civile, occorre considerare le concrete caratteristiche dell’intervento; a tal fine, peraltro, non possono essere prefissati criteri rigidi e fissi, ma è necessario considerare tutte le particolarità della concreta vicenda, anche in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica ed economica che nel settore edilizio può verificarsi nel tempo”.

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14 Commenti

  1. Ancora una sentenza fatta da giudici ignoranti in materia che in modo sbrigativo hanno sorvolato sul fatto che esiste la lettera m) del r.d. Del 1929 Art.16 che parla di costruzioni modeste svincolate dalla struttura in cls…
    Oltre al fatto che la collaborazione con ingegneri per la parte strutturale e’ sancita e consolidata da altra giurisprudenza….

    • Art. 16 (oggetto e limiti) m) progetto, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili;

      “Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire…” L’italiano è una lingua antica, ma abbastanza precisa…PICCOLE COSTRUZIONI CIVILI, non sono CASE…forse lo è una CABINA DELL’ENEL…forse….o magari un MURETTO DI RECINZIONE….e poi “GIUDICI IGNORANTI!?!’…..lei, con un diploma da mafioso democristiano da anni ’50 vorrebbe insegnare ad un giudice l’ordinamento legislativo!?!….piuttosto ringrazi tutto quel mondo democristiano che per ragioni storiche le ha consentito di fare un lavoro per il quale nessuna scuola l’ha mai preparato…..LA PROGETTAZIONE è cosa seria, e ci vuole una sensibilità allenata nei posti giusti….avete ridotto questo paese ad un colabrodo di cemento e villette….un paese del 3° mondo quasi….Costruire è un atto di cultura….bisogna studiare….STUDIARE STUDIARE STUDIARE STUDIARE STUDIARE….

      • Lei ha perfettamente ragione. Tralascia però un piccolo particolare, INGEGNERI e ARCHITETTI sono i docenti nelle scuole per geometri, e gli stessi elaborano i piani regolatori dell’intero territorio. Eseguono pure accatastamenti catastali e piani tavolari.

  2. Provate a guardare quali sono le prove di esame per l’abilitazione alla professione di geometra predisposte dal Ministero negli ultimi 20 anni… Altro che cucce per i cani.. ci sono adirittura porti marittimi, palazzi, capannoni, cinema e teatri oltre a molte altre costruzioni di notevole importanza.. quindi perchè se all’esame viene richiesta tale progettazione poi durante la vita professionale non dovremmo essere abilitati? Concordo inoltre che i veri orrori urbanistici sparsi per l’Italia non sono certo opera di geometri..

    • …per il semplice motivo che vuole i Geometri una soluzione storica al problema del costruire piuttosto che un problema culturale dal quale far scaturire delle professionalità all’altezza dell’atto costruttivo?…mi spiego meglio: tu pensi che sia sufficiente un ESAME DI ABILITAZIONE per costruire PORTI MARITTIMI!?…chiediti piuttosto perchè per 5 anni studi materie che hanno a che fare con la gestione del fondo rurale e poi LO STATO ITALIANO TI ESAMINA E ABILITA COME COSTRUTTORE (ARCHITETTO O INGEGNERE)….prima di darti una risposta, fatevi una domanda, è importante quanto la risposta…

  3. In questo periodo di magra, penso che si tratti di più della lotta del cane contro cane per un piccolo osso. Non mi pare che i Geometri abbiano mai preteso di progettare opere faraoniche al contrario dei cari amici architetti che si sono prestati a delle piccole opere a volte insignificanti. Dal mio punto di vista penso che tutti debbano avere garantita la dignità del lavoro nell’ambito di una professionalità non certo data da un pezzo di carta. Si un pezzo di carta che è stato rilasciato a volte in modo a dire poco discutibile. Vogliamo parlare delle lauree di gruppo, magari proprio degli architetti. Quanti,di quelli che si sono laureati, hanno veramente meritato quel pezzo di carta. Mi piacerebbe davvero sapere quanti di quelli che oggi si possono atteggiare a soggetti abilitati alla progettazione si sono veramente “allenati”. Nella mia esperienza ho sempre frequentato i cantieri, non con l’arroganza del progettista ma con l’umiltà di chi cerca di apprendere anche dal semplice gesto del manovale che l’opera la realizza. I laureati non vogliono che noi geometri progettiamo alcunché però le loro “opere” vengono realizzate da manovalanze che a volte non parlano neanche l’italiano. A questo punto noi Geometri potremmo sostituirci ai muratori e ai carpentieri (abbiamo un diploma), anzi no, i muratori e carpentieri potrebbero essere sostituiti direttamente dagli architetti così questi ultimi avrebbero la certezza che la loro opera è stata progettata e realizzata con assoluta competenza. Bisognerebbe però sporcarsi le mani e forse farsi venire anche i calli e questo non è da tutti. Caro architetto che molto “Sgarbicamente” ripete in modo ossessionante “Studiare..studiare…” voglio farle notare che il mio professore di costruzioni era un architetto e che il mio professore di tecnologia delle costruzioni (progettazione) era ancora un architetto. Io ho conosciuto il loro valore per le opere che hanno realizzato non conosco però il suo, e posso assicurare che potevano essere tutto tranne che democristiani. Penso, che a volte abbia più valore la modestia di chi vuole imparare piuttosto che l’arroganza intellettuale di chi si atteggia depositario della conoscenza e della verità per poi essere smentito dal vero scopo ultimo: fare semplicemente soldi. Se veramente le interessasse in bene del nostro paese si spenderebbe per fare si che la Scuola Italiana fosse molto più formativa e che tutti potessero avere quella cultura così da lei declamata “studiare….studiare …”. Ma diciamoci la verità, stiamo facendo questa “lotta” per un pezzo di pane, chi come me ha formato le proprie competenze giorno dopo giorno chi come lei ha avuto l’incoronamento della laurea. Sappia una cosa, nella vità reale ci sono quelli che, giustamente, si vogliono fregiare di un’opera firmata da un architetto di grido e ci sono quelli che più semplicemente si accontentano una progettazione più sobria e più conforme alle proprie esigenze.
    Non penso che il paese sia stato ridotto ad un colabrodo perchè realizzato da Geometri, ma penso che sia stata l’incapacità di noi tecnici TUTTI di non ribellarci alle imposizioni della speculazione edilizia. Cerchiamo di stare tutti più sereni e di superare questo momento senza ciechi isterismi.

    • mah…questo è il classico commento di chi non ha ben chiaro l’ambito e le potenzialità dell’azione che svolge quotidianamente. Diciamoci la verità: se conta così tanto SOLO LA PRATICA…POSSIAMO FAR COSTRUIRE E DISEGNARE CASE ED EDIFICI ANCHE DA FARMACISTI…PERCHE’ NO?…10 ANNI IN UNOSTUDIO E UNO SA’ COSTRUIRE… ALLORA PERCHE’ NON CI FACCIAMO OPERARE AL CUORE O AL FEGATO DALL’ELETTRICISTA?…io penso che se in centinaia d’anni di cultura (e non mi riferisco a quella cultura scolaretta da libretto delle scuole superiori, ma alla Cultura, quella che con la riduzione ai tecnicismi è continuamente cancellata e mistificata, mascherata da questa “superficialità” che sta demolendo il lavoro in generale, in particolare i lavori intellettuali, altamente creativi e a servizio dell’uomo, come quello del progettare),di una certa cultura si possa parlare, è perchè c’è stato un “tramandare” da una generazione ad un’altra qualcosa…no!?…il senso unico dello studiare, è quello di CAPIRE il mondo che ci circonda…trasformazione del mondo incluso…case, edifici, territori….lo studio catalizza esperienza lontane nel tempo e nello spazio che nessuna pratica, nemmeno dopo 30 anni ti potrà mai restituire….IL PROGETTO DEL LUOGO E’ UN ATTO CREATIVO PROFONDO E DEVE ESSERE FATTO IN PIENA COSCIENZA. IL SUO CONTRARIO E’ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI…….al mio amico consiglierò il fruttivendolo per il progetto di casa sua…

      • Caro architetto …. la progettazione di opere per la PPAA. è prerogativa di ARCHITETTI e INGEGNIERI. Si è visto quanto successo col terremoto a L’AQUILA ed in EMILIA; non da ultimo l’incidente ( prevedibile nel tempo ) nel porto di GENOVA ( era palese che costruire in quel sito era un rischio reale). Ponti che cadono, strade che franano, fognature inadeguate che tracimano … e chi più ne ha più ne metta.

  4. reputo molto più arrogante CHI, con presunta “modestia”, si accaparra la possibilità di fare un lavoro (ripeto, esclusivamente per condizioni storiche e non per “competenze tecniche o creative”…studiate…i libri di storia potrebbero illuminarvi a proposito) contro leggi, indicazioni di leggi e orientamenti culturali anche collettivi….il fatto è che siete una casta che rappresenta bene il “furbo all’italiana”: arrivare più in alto possibile con il minor sforzo possibile, calpestando chi ha più diritto di voi….signor geometra: io fatturo nel 2011 1’950 euro. non venga a farmi paternali sulla guerra tra poveri….questa al max sarà una guerra tra chi studia di più e si ritrova completamente disoccupato e chi non studia affatto e vive “all’italiana”…vi sia di monito l’immobilità del sistema politico che vi spalleggia e che si rifiuta di applicare, ad ogni livello amministrativo, le indicazioni di legge espresse dalla Corte di Cassazione ( Massimo Organo di controllo Democratico dell’applicazione e interpretazione della Legge)……..

    • Architetto la sento un po’ frustrato… la capisco deve essere dura far parte di una categoria di progettisti creativi e depositari del sapere tecnico e poi avere solo incarichi per 1.950 euro.. Eh questi committenti ignoranti che affidano incarichi di progettazione ai geometri… Le dò un consiglio provi a fare pratiche catastali, dopotutto sono sempre più frequenti i suoi colleghi plurilaureati che fanno la fila al catasto come noi poveri geometri.. Stia tranquillo noi non abbiamo niente da ridire, non ci offendiamo.. dopotutto noi siamo “una casta che rappresenta bene il “furbo all’italiana che arriva più in alto possibile con il minor sforzo possibile, calpestando chi ha più diritto…e quindi a noi il lavoro non mancherà mai.. E comunque se avete bisogno di consigli chiedete pure.. E si ricordi il detto: gli architetti passano, i geometri restano.. buona giornata e buon lavoro.

  5. La modestia da me ricordata voleva fare pari con l’arroganza di chi, per il fatto di avere compiuto un percorso di formazione culturale istituzionalmente definito, possa ritenersi unico depositario delle competenze della progettazione. Voglio ricordare, all’architetto, solo alcuni nomi di “architetti” che probabilmente (almeno lo spero) abbia avuto occasione di conoscere. Violett Leduc,Frank Lloy Wright, Ludwig Mies van de Rohe, Le Corboiser, Tadao Ando. Questi personaggi hanno una cosa in comune: nessuno di loro si è laureato in architettura. Con il tempo sono stati riconosciuti come grandi architetti ma non hanno fatto quel percorso “nei posti giusti per allenarsi” che lei architetto vuole individuare nell’università. Sono d’accordo con lei quando dice che l’architettura è espressione di Cultura. Ma la cultura, mi permetta, è anche quella di tutti i giorni quella cultura che deve anche rispondere alle esigenze più semplici che la gente ha. Vede io non ho mai sentito di geometri che volessero progettare porti o grandi opere , grattacieli, palazzi per congressi, ville faraoniche, padiglioni fieristici, padiglioni expo od altro. L’attività dei geometri si è sempre limitata alla progettazione di soluzioni più direttamente collegate a quelle esigenze di cui precedentemente parlavo. Non sempre la Cultura, come da lei richiamata e da me sostenuta ha dato esempi di buona architettura. Sarà d’accordo con me che le Vele di Scampia, dell’architetto Franz di Salvo, siano l’esempio inequivocabile del fallimento di un’utopia che non ha tenuto conto di variabili legate al territorio e alle persone. Forse si può parlare di un bel progetto, ma solo se fosse rimasto sulla carta, un bello studio ma non realizzabile che invece ha determinato ulteriore disarticolazione del tessuto sociale. Caro architetto rimango sempre più convinto che si tratti di uno scontro che si basa solamente su presupposti economici e che la Cultura, da lei enfatizzata, sia solo un paravento. Io credo che la progettazione di noi geometri, e di tutti i tecnici in genere, espressa negli anni sia solo una conseguenza della programmazione territoriale (strumenti urbanisti) che guarda a caso è quella che si incide culturalmente sull’assetto del territorio ma che è sempre stata terreno di attività di architetti o ingegneri.

  6. Basta che le diverse figure PROFESSIONALI architetti , ingegneri e geometri collaborino SERIAMENTE in modo da non creare limiti sopratutto PROGETTUALI

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