Terremoto in Emilia, sui capannoni industriali interviene Assobeton

Prosegue il dibattito sulle caratteristiche e sulla sicurezza dei capannoni industriali che, è purtroppo noto, in alcuni casi sono crollati durante il terremoto che ha colpito duramente l’Emilia il 20 e poi il 29 maggio. Dopo l’intervento di Gianfranco Pacchiarotta, coordinatore settore Affari generali dell’Inail presso la Consulenza tecnica edilizia dell’Istituto (leggi Terremoto Emilia, l’anno di costruzione rivela i capannoni fuorilegge), interviene Assobeton, l’Associazione Nazionale Industrie Manufatti Cementizi, aderente a Confindustria.

“Premettiamo innanzitutto”, esordisce la nota diffusa dall’associazione dei produttori di manufatti cementizi, “che le precedenti esperienze dei terremoti del Friuli, Umbria-Marche e L’Aquila – storiche aree sismiche – hanno chiaramente dimostrato che, con un’adeguata progettazione, gli edifici industriali prefabbricati in calcestruzzo presentano un ottimo comportamento anche di fronte a sollecitazioni estreme”.

Fino al 2003, ricorda Assobeton, il territorio dei comuni oggi colpiti dal terremoto non era compreso tra le aree ritenute a potenziale rischio sismico. “Da qui l’assenza di obblighi normativi o di legge relativi all’adozione di tecnologie e sistemi, che i prefabbricatori ben conoscono, utili a tutelare le opere in caso di eventuali sollecitazioni sismiche”, prosegue la nota.

Nel 2003 il Governo italiano, a seguito degli eventi in Puglia, ha imposto una profonda revisione della classificazione nazionale delle aree sismiche. Questo ha modificato il profilo di rischio dei comuni interessati oggi dal sisma che, tuttavia, è stato indicato come “moderato”, con l’attribuzione di un livello pari a 3, in una scala che va da 4 a 1, in cui 1 rappresenta il tetto massimo di pericolosità.

“Il terremoto degli scorsi giorni nelle province dell’Emilia Romagna”, prosegue l’ufficio stampa di Assobeton, “ha, viceversa, registrato accelerazioni che lo classificano di diritto nei gradini più alti della suddetta scala. Ma è solo con l’entrata in vigore (1° luglio 2009) delle Norme Tecniche delle Costruzioni – ai cui numerosi rinvii Assobeton si oppose fermamente – che la normativa nazionale ha imposto una risposta ingegneristica più attuale alle sollecitazioni sismiche”.

“I prefabbricatori italiani sono tra i migliori progettisti e costruttori di strutture antisismiche” ricorda Renzo Bullo, presidente di Assobeton. “Abbiamo il know how e la tecnologia che derivano da oltre trent’anni di lavoro sul campo, di studio, di test effettuati e di collaudi positivi riscontrati. Si tratta di applicare quanto il legislatore ha previsto con le apposite normative nel corso del tempo”.

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2 Commenti

  1. Prendo atto. Assobeton è un’Ente serio e i prefabbricatori in Italia sono seri. La maggior parte, o forse molti. Però i prefabbricatori “vendono” prefabbricati, non solo li producono. E se il cliente “compra” un prefabbricato spendendo poco e quindi non adeguato, e se il progettista generale-direttore dei lavori-impresa ci mettono del proprio per contributire al risparmio, perchè i cvosti di costruzione “sono sempre molto alti” il risultato è quello che si è visto in molti video in questri giorni……… pilastri intatti ancora infilati nei plinti e impalcatri e coperture a terra……… forse se la struttura fosse stata “legata” in ogni appoggio come forse le regole dell’arte (e non i prefabbricatori” insegnano, buona parte dei capannoni “recenti” o peggio ancora freschi di costruzione sarebbero rimasti in piedi. Concordo con l’editorialista: non sonmo i prefabbricatori per loro stessi la causa di quegli sfaceli, ma l’imperizia delle persone che vi sono a valle.
    Saluti

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