Dal lavoro nero ai green jobs

L’Italia è (ancora) una Repubblica democratica fondata sul Lavoro? Non più. O, meglio, non sempre. Non ovunque. Al termine “lavoro” oggi, assai frequentemente, si accompagna l’aggettivo “nero”, con cui non si punta ad indicare, per denunciare, la condizione assai precaria in cui operano centinaia di migliaia di cittadini stranieri (peraltro accusati, spesso, per ignoranza, di essere corresponsabili della disoccupazione dei giovani italiani), ma è impiegato per evidenziare anomalie tutte italiane sui luoghi di lavoro, quali, per esempio, la scarsa o nulla sicurezza negli stessi con gravi rischi per l’integrità fisica dei lavoratori o la riduzione drastica dei loro diritti.

Come se, alla fine, il lavoro non fosse più un diritto, ma un favore. Una questua da elemosinare.

In questo arcobaleno della frustrazione collettiva e dell’alienazione individuale, infatti, non poteva mancare un altro colore, il bianco. Per le morti “bianche”. Con vittime i lavoratori “a nero”. È questa, come si intuisce, almeno per me, l’esaltazione di una dialettica infausta e moralmente inaccettabile. Imposta da un modello socio-culturale e da un sistema economico radicati nell’esaltazione del profitto, del tutto e subito, nell’appagamento dell’Io. Un paradigma che non ha mai considerato l’ambiente come un valore aggiunto.

L’ambiente come patrimonio condiviso mediante il quale può crearsi e svilupparsi un altro e alternativo modello economico-finanziario basato proprio sull’Economia del Noi (è questo il nome del saggio di Roberta Carlini, edito da Laterza). E conoscere i principi o le innovazioni provenienti dal mondo della Green Economy, pertanto, può stimolare la conversione in chiave ecologica di professioni tradizionali o la creazione di nuovi impieghi, sfruttando, contestualmente, tutta la nostra creatività e capacità imprenditoriale. Dove alla finalità legittima dell’utile d’impresa possa saldarsi anche un’etica della responsabilità ambientale collettiva.

Parliamo, chiaramente, dei Green Jobs. E di come attraverso la loro valorizzazione mediante importanti investimenti e coerenti iniziative politiche, possano rappresentare per le centinaia di migliaia di giovani italiani ed europei, una valida opportunità per il futuro. Consapevoli, inoltre, che per “lavoro verde” non si  può intendere soltanto quello prodotto nel settore delle energie rinnovabili, ma quello che denota una propria sostenibilità etica ed ambientale. E proprio di Green Jobs si è discusso al Job Meeting di martedi, promosso da Eures Puglia, e svoltosi presso l’Aula Magna del Politecnico di Bari.

Questa è la mia presentazione.

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