Terremoto, a rischio una casa su dieci
Terremoto, a rischio una casa su dieci

Il terremoto in Emilia ha svelato una novità: quello che fino a ieri è stato considerato un territorio fuori dal rischio sismico, oggi deve essere incluso nella mappa dei rischi. Le case costruite o moltissimi anni fa o con poca attenzione non sono mai state sistemate adeguatamente proprio perché si pensava che quelle terre fossero fuori pericolo. Allo stesso modo, i capannoni sono stati costruiti non per resistere al terremoto, ma al vento, che spesso batte l’Emilia e le zone introno a Ferrara, Modena, Bologna e Mantova. Non parliamo dei beni culturali, che non sono stati messi in sicurezza, nemmeno con i mezzi più semplici e meno onerosi.

A proposito delle case a rischio, l’Enea ha reso noti alcuni dati interessanti. Sono a rischio almeno la metà delle abitazioni costruite nelle zone a rischio sismico ufficiale, a cui si devono aggiungere quelle coinvolte nella nuova mappa del rischio disegnata dai terremoti in Emilia.

In pericolo, se si considerano le caratteristiche dell’intero parco-edifici italiano, sarebbe quasi un edificio su dieci: oltre 3,5 milioni di unità abitative su circa 37 milioni, nei centri storici, ma anche nelle aree edificate con gran velocità e pochi controlli negli Anni ‘60.
La cattiva notizia è stata data il 30 maggio dai rappresentanti dell’ordine degli ingegneri e dai tecnici dell’Enea in un’audizione alla Commissione ambiente della Camera. Hanno comunicato anche una buona notizia: risanare le nostre abitazioni non è impossibile. Certamente è costoso, ma non impossibile. Costa circa 50mila euro in media ad alloggio.

Cifre importanti ma che rendono l’operazione praticabile, considerando i costi complessivi più o meno equivalenti che l’Italia deve sostenere, solo sul fronte finanziario, riferito all’edilizia e alle relative infrastrutture e senza considerare le sciagure in termini di vite umane e esistenze comunque minate, per fronteggiare i disastri provocati dai terremoti e dalle calamità naturali: 162 miliardi di euro mobilitati tra il 1968 e il 2009 per tamponare i danni della terra che trema, circa 4 miliardi l’anno in ricostruzioni e recuperi (tra i 10 e i 15 miliardi il costo stimato per il solo terremoto in Abruzzo).

Fonte: Il Sole 24 Ore del 30 maggio 2012

 

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