I geologi sul terremoto in Emilia: no alle polemiche, sì a prevenzione

“Mi sembra incredibile che si polemizzi sul fatto che il terremoto che ha colpito l’Emilia si poteva prevedere. La parola d’ordine deve essere prevenzione”. A dirlo in un’intervista a LabItalia dell’Adnkronos è Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, che così si è espresso sulle polemiche sulla mancata previsione del sisma che ha devastato il modenese la mattina del 29 maggio scorso.

“L’evento sismico non è assolutamente nuovo, rientra nelle probabilità. Nuova è sicuramente l’incapacità del Paese a reagire e a prevenire eventi del genere”, ha detto ancora Graziano.

Tra le azioni di prevenzione da mettere in campo nel più breve tempo possibile c’è sicuramente quella di procedere all’aggiornamento delle mappe di pericolosità sismica del nostro territorio, come hanno già rimarcato su queste pagine l’ing. Pierpaolo Cicchiello (leggi anche Terremoto Emilia, la responsabilità per l’agibilità dei fabbricati).

“La posizione della Pianura Padana dovrà essere sicuramente rivalutata come zona a rischio sismico”, scrive l’ing. Roberta Lazzari nel suo articolo pubblicato il 25 maggio scorso. “Già a gennaio 2012 la zona appenninica di Reggio Emilia e Parma venne colpita da terremoti di magnitudo 4,9 e 5,4, a distanza di pochissimi giorni; la profondità registrata fu di 30 e 60 km, mentre quella del 20 maggio, solo di 6-8 km, tanto da provocare danni ingenti agli edifici”.

“L’’importante”, conclude Lazzari “è rivedere la Mappa della pericolosità sismica in Italia, obbligare a realizzare tutte le nuove costruzioni secondo le regole dell’edilizia sismica, fare severi controlli per limitare la presenza di luoghi (di lavoro e non) che vengono giù come carta pesta, studiare piani di emergenza che siano operativi e non solo formali” (leggi anche Terremoto in Emilia, da rivedere la mappa della pericolosità sismica).

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