Terremoto in Emilia, per l’INGV le faglie aperte potrebbero essere due

Non più una sola, ma addirittura due faglie si sarebbero aperte con i terremoti che hanno sconvolto l’Emilia il 20 maggio e poi nella giornata di ieri. Sono le previsioni poco rassicuranti degli esperti dell’INGV, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Intanto, dalla serata di ieri alle ore 18:00 fino a stamattina alle ore 9:00, il terreno ha tremato 115 volte. Di questi eventi sismici, 13 hanno avuto una magnitudo maggiore a 3.0. L’evento di magnitudo maggiore si è verificato alle ore 20.28 di ieri con magnitudo 3.9.

Dall’INGV si esclude che le scosse del terremoto del 29 maggio facciano parte dello sciame sismico che ha seguito l’evento del 20 maggio scorso.

Secondo il sismologo Alessandro Amato, intervistato da Rainews 24, le scosse “dureranno parecchi giorni”, mentre “la zona più attiva è quella più occidentale, tra Modena, Moglia e Mirandola, ma si sta estendendo verso ovest”.

Aggiornamento della mappatura sismica del territorio
Sulla necessità di rivedere al più presto le mappature del rischio sismico del territorio italiano sono intervenuti i geologi, che hanno lanciato l’allarme per la situazione del Veneto e, in particolare del Polesine e delle zone del basso padovano e veneziano. Queste porzioni di territorio, infatti, allo stato attuale non sono classificate a rischio sismico (leggi anche Terremoto in Emilia, per i geologi ora in pericolo è il Veneto).

Anche l’ing. Pierpaolo Cicchiello, strutturista ed esperto di ingegneria sismica, fa notare nel suo articolo su Ediltecnico.it la “sottostima delle accelerazioni al suolo attese in base alla attuale mappatura del rischio sismico”.
“l terremoto all’Aquila, la scossa di circa dieci giorni fa e quelle di oggi”, continua Cicchiello, “sono caratterizzate da accelerazioni di picco al suolo pari o superiori a quelle attese secondo le attuali Norme”.

“La credenza il terremoto possa dichiararsi prerogativa solo di alcune zone del Paese è infondata: che tutta l’Italia sia sismica è ormai sotto gli occhi di tutti”, conclude Cicchiello (leggi anche Terremoto Emilia, la responsabilità per l’agibilità dei fabbricati).

Agibilità dei fabbricati, a rischio la tenuta delle case in muratura
Preoccupa intanto la tenuta degli edifici già lesionati dal sisma. A riferirlo è l’Agenzia giornalistica italiana in una intervista al prof. Giulio Zuccaro, ordinario di Scienze delle Costruzioni e direttore del comitato-tecnico scientifico del Centro Plinius dell’Università Federico II di Napoli.

“Dopo la prima scossa di terremoto”, ha detto Zuccaro, “le costruzioni subiscono un deterioramento della loro capacità di risposta. Il cemento armato, per esempio, ha una risposta elastica e se non si supera la soglia limite di elasticità non viene danneggiato. Ma per le strutture in muratura, questo discorso non vale”.

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