Terremoto Emilia, la responsabilità per l’agibilità dei fabbricati

Il sisma che ha colpito la mattina del 29 maggio l’Emilia, con due scosse di Mw (scala di magnitudo del momento sismico, in sintesi magnitudo momento, per favore non parliamo più di scala Richter) da 5.8 (9:03) e 5.2 (12:57), terremoti superficiali (profondità prossima a 10 km), hanno cagionato almeno sedici vittime, tra cui un ingegnere impegnato in verifiche di agibilità post-sisma.

Le persone evacuate dalle loro abitazioni dopo le nuove scosse sono oltre cinquemila, nel Modenese e tra le province di Bologna e Ferrara. La Protezione civile sta lavorando in queste ore per rafforzare le strutture esistenti, e grazie alle altre regioni verranno attrezzati cinque nuovi campi di accoglienza con 1.250 posti. Distrutto il paese di Cavezzo, crollata la cattedrale di Mirandola, edifici industriali crollati, alcuni dei quali dichiarati agibili dopo il sisma di qualche giorno fa.

Questi eventi, da trattare con il rispetto che si deve alle vittime ed agli sfollati, ci mettono di fronte a riflessioni URGENTI.

La prima, direi drammatica, è relativa alla infondata credenza che il terremoto, con l’unica eccezione della Sardegna, possa dichiararsi prerogativa solo di alcune zone del Paese: che tutta l’Italia sia sismica è ormai sotto gli occhi di tutti.

La seconda, ormai più che evidente, è la sottostima delle accelerazioni al suolo attese in base alla attuale mappatura del rischio sismico. Il terremoto all’Aquila, probabilmente la scossa di circa dieci giorni fa e quelle di oggi, sono caratterizzate da accelerazioni di picco al suolo pari o superiori a quelle attese secondo le attuali Norme. Se pure così fosse, i terremoti recenti dell’Emilia, per definizione, hanno confutato la lettura del terremoto “di progetto” che occorre una sola volta nella vita utile di una struttura, ossia circa ogni 50 anni (leggi anche Terremoto in Emilia, da rivedere la mappa della pericolosità sismica).

La terza, di attualità, riguarda gli edifici dichiarati agibili nelle zone che avevano subito il sisma del 20 maggio scorso. Chi ha partecipato alle verifiche post-sisma, e chi vi si accinge (l’Autore, pure già attivato dal Proprio Ordine, potrà partire non prima di 3 settimane per impegni personali non differibili), ricordi che dichiarare agibile un edificio colpito da sisma vuol dire, con un atto amministrativo a propria firma, dichiararlo in grado di ricevere una scossa della medesima intensità, +/- il 10 %, lasciando gli occupanti in condizioni di fuggire.

Occorrerà riflettere quindi anche sugli immobili dichiarati agibili e che oggi sono crollati causando vittime, approfondendo se necessario anche il tema della preparazione preventiva degli operatori chiamati ad un compito di così elevata responsabilità.

Da ultimo un auspicio: avendo ormai declinato in varie forme il terremoto come un compagno della nostra vita con cui fare i conti, occorre ripensare sia all’opportunità di obbligare la diagnosi ed adeguamento dell’esistente, con incentivi, che pensare alla prevenzione, soprattutto con metodi non convenzionali, quale investimento sociale dell’intera collettività.

Segnalando la disponibilità a supportare i Colleghi impegnati nelle attività di rilievo dei danni post sisma (p.cicchiello@gmail.com e maggioli@cicchiello.it per invio di foto rispettivamente ad alta e bassa risoluzione sui casi dubbi, 334.5010.811 per quesiti più semplici e consigli pratici) invio Loro i miei migliori auguri per un buono e sereno lavoro.

Dal web


Dal web

Gli Speciali

7 Commenti

  1. Credo che dichiarare agibile un immobile dopo un sisma sia come fare un sei al superenalotto. Infatti senza un’analisi approfondita (rilievo-analisi sui materiali-quadro fessurativo ecc. – ecc). Infatti;come è possibile valutare la sicurezza in modo scientifico senza fare danni?. Ad ogni modo mi rendo conto che la responsabilità è notevole. Il sisma della scorsa settimana (crollo del capannone) ha subito una PGA doppia di quella attesa………e il comune ricade in zona 3. Questo dimostra che non è possibile dare delle conclusioni su dati così variabili.

  2. Si prevede… , forse…., ci aspettiamo….., abbiamo esperienza, storicamente si e costatato, statisticamente…, per il calcolo delle provabilita’,…. Le azioni sismiche non sono prevedibili, possiamo limitare i danni solo utilizzando materiali di buona qualita’ e non anteporre l’aspetto economico alla sicurezza.

  3. Consiglio di leggere l’Ordinanza del Dipartimento della protezione Civile n.002 del 2 giugno 2012 in particolare l’art.1! ( agibilita). Chiedo quindi all’Ing.Cicchiello da dove deriva la definizione che dà dell’agibilita’.

    • Preg.mo Collega,
      come avrà sicuramente notato, il mio intervento (30.05.2012) precede il riferimento normativo da Lei citato, ed ovviamente non considerato (non sono preveggente).
      Per chiarezza, la lettura offerta nel mio intervento è stata quella impartita dal DPC a chi, come il sottoscritto, ha svolto verifiche post-sisma all’Aquila.
      Entrando però nel merito della questione, credo che i 2 terremoti del 20 e 29 maggio, più che altro, dovrebbero farci concentrare sull’ottica prestazionale che, per quanto visto, non mi sembra molto distante dalla lettura offerta.
      Con stima
      Pierpaolo Cicchiello

  4. + o – 10% mi fa ridere però…mica siam orologiai…in 20 min più che un ingegnere sembra dobbiamo essere dei maghi per dare queste precisioni….senza poi fare alcuna indagine più precisa…tutto a vista…

  5. Rimangono seri dubbi su due aspetti:
    1) Il primo organizzativo: non è stata valorizzata l’esperienza dei tecnici impegnati in Abruzzo nè creato un data base da parte della protezione civile nazionale…delegando troppo agli Ordini Provonciali L’impiego….esempio il mio Ordine di Vicenza..
    2) La definizione di ” Valutazione di Agibilità” non è stata chiarita neanche dall’incontro del 20.6.2012 a Bologna ..nella delazione del Prof. Dolce…
    Rimane a mio avviso poco chiaro il “calcolo del 60% di sicurezza…” un esempio standardizzazto di calcolo sarebbe necessario..ed utile anche se non esaustivo…..
    3) temo che le spinte degli imprenditori , legittime di “ripartire” …slogan abusato…
    prendano il sopravvento sulle valutazioni dei tecnici….che purtroppo non sono gli estensori delle Leggi che debbono applicare…

    Vincenzo Losco
    Ingegnere

  6. se gia tra i professionisti competenti ci sono oppinioni diversi poveri noi mortali che siamo fuor competenza anche voleto impegnarci a fare il meglio per la nostra sicurezza come sappiamo se alla fine abbiamo scelta la persona competente. le amministrazioni fanno presto con l’rdinanza di messa in sicurezza immediata e ripristina per avere l’agibilita , per chi non ha un tetto sulla testa non e facile a fare fronte tutto senza competenze e in brevi tempi , e in piu magari anche senza una lira .
    Dico io perche non non si assumono la responsabilita le istituzioni competenti mettendoci in condizioni di provvedere al meglio della nostra sicurezza che riguarda la vita nostra e dei nostri cari.
    Penso che la vita di una persona non e una partita di calcio che si puo perdere o vincere.
    Sarei curiosa di sapere se sono solo iu lunica italiana colpito da questo evento che la penso cosi . Allora vuole dire che non sono a posto a questo punto chiedo scusi a tutti . grazie

Scrivi un commento