Terremoto in Emilia, ora il pericolo è la liquefazione delle sabbie

Proseguono le scosse  nel territorio compreso tra le provincie di Modena, Mantova e Ferrara. In questi giorni vanno avanti i sopralluoghi della Protezione Cvile e professionisti che si sono trovati di fronte ad un altro fenomeno, la liquefazione delle sabbie.

Improvvisamente acqua, fango e sabbia sono usciti dalla terra inondando il paese di San Carlo, il sisma o le sue conseguenze, hanno fatto slittare interi palazzi.

Nel ferrarese l’asfalto si è spaccato ed i sotterranei si sono riempiti di melma, così anche i giardini.

La liquefazione ha fatto scivolare decine di fabbricati. La falda si è alzata di 4 metri e poi è ridiscesa, il terreno si è abbassato, questo era il letto del fiume Reno, quel terreno dove si è costruito un tempo era il letto del fiume.

Ora si sta effettuando una task force di esperti per un confronto sul fenomeno, se si dovesse ripetere un sisma di pari intensità, il fenomeno potrebbe ripresentarsi.

Prosegue anche l’attività di controllo da parte dei geologi.

“Dalla giornata di martedì proseguono, su richiesta della Protezione Civile Regionale e delle due province di Ferrara e Modena i sopralluoghi dei geologi volontari. Tali sopralluoghi si sono concentrati sui fenomeni locali di sito, sismici e co-sisimici.

In particolar modo ci si è concentrati sul fenomeno della liquefazione delle sabbie.

Si sono individuati e mappati punto per punto, casa per casa tali fenomeni; si sono raccolti campioni di terreno e si sono eseguite analisi multi- parametriche sui fluidi presenti nei pozzi. Si sono raccolte testimonianze molto significative e per ultimo ma non ultimo come importanza si è cercato (per quanto possibile umanamente e scientificamente) di confortare gli abitanti, arrivando in qualche caso anche a spiegare la natura del fenomeno. Si sono anche raccolte numerose immagini, alcune delle quali sono state messe a disposizione dagli stessi cittadini”.

Lo ha dichiarato Paride Antolini, geologo romagnolo, Consigliere Nazionale dei Geologi che sta seguendo tutte le fasi dei sopralluoghi in atto in Emilia Romagna.

“Già in questa fase di rilievi immediatamente successivi alla primissima emergenza si è cercato di capire perlomeno qualitativamente se i fenomeni di liquefazione fossero aderenti a quanto riportato alla bibliografia tecnica di riferimento – ha affermato Raffaele Brunaldi Consigliere dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna – ed alle previsioni urbanistiche locali; in una seconda fase l’OGER (Ordine dei Geologi della Regione Emilia Romagna) cerca di trarre conclusioni quantitative relative al descrivere nella maniera più aderente possibile a quanto verificatosi localmente, il fenomeno liquefativo. Ciò in eventuale raccordo anche con i numerosi enti di ricerca presenti sul campo. Si sta cercando di individuare anche la presenza di altri fenomeni di sito.

La risposta volontaria di numerosissimi colleghi liberi professionisti (nella grande maggioranza) si è dimostrata una inestimabile risorsa in fase di immediata post emergenza ed aiuterà sicuramente a comprendere meglio i meccanismi sismici innescatisi. La conoscenza, in primis geologica è un valore imprescindibile per la riduzione del rischio sismico, sia a livello urbanistico che progettuale e quindi costituisce base per la vita futura dei territori oggi colpiti dal sisma”.

“L’Ordine dei Geologi del Veneto ha organizzato squadre di geologi volontari per rilevare gli effetti derivanti dai fenomeni sismici e cosismici che hanno interessato la provincia di Rovigo. Anche se il territorio veneto – ha affermato Roberto Cavazzana, vice presidente Ordine Geologi del Veneto – è stato colpito in modo meno grave rispetto a quelli limitrofi delle Province di Ferrara e Modena è molto importante verificare gli effetti dello scuotimento sismico registrato anche nei Comuni dell’Alto e Medio Polesine, considerati a basso rischio sismico prima del terremoto del 20 maggio scorso.

Fonte: Consiglio Nazionale Geologi

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