Terremoto in Emilia, da rivedere la mappa della pericolosità sismica

Provincia di Venezia – Ore 4,03 di domenica mattina 20 maggio 2012: qualcuno mi sta scuotendo dal letto.

Rapido ragionamento: dormo da sola e in casa non c’è nessuno. Accendo la luce e vedo la lampada piroettare attorno al filo che la tiene attaccata al soffitto.

Ok, si tratta di un terremoto. Che fare? Mantenere la calma e contare i secondi.

Mi ritornano in mente le parole di mia madre che da bambina, dopo la visione di un film apocalittico, mi rincuorava dicendo: tranquilla, qui queste cose non capitano.

Poi, dopo un’ora circa, di nuovo a contare i secondi.

Piuttosto che chiedere a mia madre il perché di quella bugia infantile, detta per farmi dormire, ho voluto capire chi borbotta sotto la Pianura Padana: scoprire il responsabile di morti e danni (scoperti l’indomani sui giornali) a quest’area che la Mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale non evidenzia con bande color rosso o viola.

Vengo così a sapere che sotto i sedimenti del Po esiste una parte di Appennino molto attiva, tanto che la sua parte settentrionale nell’arco di 500 anni ha provocato due terremoti violenti: quello del 1570, che, in base alle testimonianze storiche, è stato classificato come sisma dell’ottavo grado della scala Mercalli (tracce del suo passaggio sono rimaste nei muri deformati di alcuni edifici del centro storico di Ferrara) e quello di magnitudo 5,9 (forte quasi quanto quello che sconvolse L’Aquila nel 2009) avvenuto domenica scorsa.

L’epicentro si trova a 36 km a nord di Bologna, tra le province di Modena e Ferrara. Finale Emilia, nel Modenese, e Sant’Agostino nel Ferrarese, sono stati i centri più colpiti.

La posizione della Pianura Padana dovrà essere sicuramente rivalutata come zona a rischio sismico. Già a gennaio 2012 la zona appenninica di Reggio Emilia e Parma venne colpita da terremoti di magnitudo 4,9 e 5,4, a distanza di pochissimi giorni; la profondità registrata fu di 30 e 60 km, mentre quella del 20 maggio, solo di 6-8 km, tanto da provocare danni ingenti agli edifici.

E allora la domanda di rito è: il sisma era prevedibile?

Ovviamente no, perché non ci sono strumenti in grado di prevedere con certezza il verificarsi di questi eventi, nonostante un gruppo di studiosi internazionali sostiene di aver previsto quanto accaduto il 20 maggio portando la ricerca alla Commissione Grandi Rischi. Di fatto hanno diviso l’Italia in tre parti: nord, centro e sud, e hanno stimato un possibile evento sismico nel nord a medio termine, ovvero entro settembre.

Si succedono poi le tante profezie sul 20 maggio, giorno di eclissi e allineamenti astronomici.

Il 20 maggio 2012 è una data ciclica nel calendario Maya: è il giorno in cui si allineano le Pleiadi, il Sole e la Terra. Un allineamento, così come l’eclissi, che riuscirono a prevedere molto tempo fa con grandissima precisione.

Un detto di questo popolo antico diceva “come in alto, così in basso“: essi erano convinti che quello che accade nell’universo condiziona in modo determinante le dinamiche naturali della Terra, meteo-climatiche e geo-vulcaniche, come i terremoti.

Nostradamus, molto tempo dopo, sembra abbia previsto un forte terremoto proprio in questa data: “giorno 20 del Toro il suolo tremerà così forte, che aria, terra e cielo si oscureranno e i serpenti infedeli verranno sopraffatti da Dio. Grandi e improvvise inondazioni non permetteranno di trovare luoghi o terre sulle quali rifugiarsi, perchè l’onda raggiungerà il Fesulano olimpico“.

Ora. poco importa a cosa credere, l’importante è rivedere la Mappa della pericolosità sismica in Italia, obbligare a realizzare tutte le nuove costruzioni secondo le regole dell’edilizia sismica, fare severi controlli per limitare la presenza di luoghi (di lavoro e non) che vengono giù come carta pesta, studiare piani di emergenza che siano operativi e non solo formali e nell’immediato aiutare la gente dei paesi colpiti dal sisma a riorganizzare la propria vita e ritornare ad un barlume di normalità.

Fonti:

http://www.bresciatoday.it

www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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