Terremoto in Emilia, un fondo pubblico dall'Imu per risarcire i danni

Il Decreto sul riordino della Protezione Civile va riformulato (vedi “Protezione Civile, con un decreto lo Stato scarica ogni responsabilità“”).  Così il Cnappc ha commentato la pubblicazione del d.l. 59/2012 che solleva lo Stato dal pagare i danni causati dagli eventi sismici, rinviando ad una assicurazione volontaria, alla luce del terremoto in Emilia (vedi “Protezione civile. Architetti: serve il fascicolo del fabbricato“).

Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori scrive una Lettera Aperta inviata al Presidente del Consiglio e ai Ministri Cancellieri e Passera.

“Dalla ricerca Cresme 2012 sulla Rigenerazione Urbana Sostenibile – continua la lettera – si evince che in Italia le aree ad elevato rischio sismico sono circa il 50% del territorio nazionale e il 38% del totale dei Comuni; quelle a elevata criticità idrogeologica il 10% del territorio e l’82% dei Comuni.

Nelle prime risiedono 24 milioni e 147 mila persone, nelle seconde 5 milioni e 772 mila persone; 6 milioni e 267 mila edifici risiedono in area sismica, 1 milione e 259 mila in area a rischio idrogeologico.

Inoltre, in Italia dal dopoguerra ad oggi ci sono stati oltre 4 mila morti provocati da terremoti e i danni da sisma o eventi idrogeologici calamitosi hanno portato a costi complessivi (dal 1944 al 2009) stimabili in un valore tra i 180 e i 220 miliardi di euro”.

“Entro dieci anni – continua ancora la lettera – i 4/5 dei cittadini italiani vivranno in edifici anteriori al 1970, ovvero, precedenti alle normative sismiche moderne e dall’indagine Cresme-Cnappc 2012 si evince con chiarezza che solo una piccola percentuale degli italiani ha contezza della sicurezza statica della casa in cui abita”.

Partendo da questi dati le proposte del Consiglio Nazionale degli Architetti sono quelle di:
– “introdurre l’obbligatorietà del libretto dell’edificio che, come quello dell’automobile, certifichi lo stato di sicurezza dell’immobile, così da rendere consapevoli i cittadini della realtà del proprio habitat e degli eventuali interventi necessari;

– lanciare nel Piano per le Città incentivi per la messa a norma antisismica delle strutture, integrandola al risparmio energetico, rendendo sicuri e passivi gli edifici;

– riconsiderare la recente decisione sull’intervento economico dello Stato, nel non poter rifondere più i danni agli edifici causati dai terremoti, introducendo almeno una norma progressiva decennale, collegata al libretto dell’edificio, alle incentivazioni e creando un fondo pubblico attingendo ad una quota dell’Imu“.

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