Giuseppe Sofia, AD di Conergy, commenta il futuro del fotovoltaico in Italia alla luce del V Conto Energia

“Vorrei fare un passo indietro, ai tempi quando il fotovoltaico era solo passione”, inizia così una riflessione di Giuseppe Sofia, AD Conergy, che commenta il nuovo quinto Conto Energia e il futuro del fotovoltaico in Italia.

“Non vi erano incentivi”, continua l’AD Conergy, “l’impianto fotovoltaico veniva realizzato fondato sulla convinzione che produrre energia elettrica bruciando petrolio-derivati non sia la cosa migliore; anche in Italia nei primi anni 2000, parliamo ora di 10 anni fa, mi occupavo di soluzioni di accumulo per il fotovoltaico, vi erano installatori, specialisti del solare, che proponevano e realizzavano fotovoltaico come scelta consapevole e dimostrando che dato il trend di aumento dei costi della bolletta in 20 anni ci poteva essere convenienza”.

“In questo momento in cui viene messa a rischio la continuità del settore dobbiamo tornare ai fondamentali perché le attuali scelte industriali ed energetiche stanno distruggendo l’ambiente e consumando le risorse planetarie ad un ritmo pauroso”.

“Il fotovoltaico è una tecnologia straordinaria, consente di produrre energia esattamente dove ce n’è bisogno, con bassi costi di distribuzione. Ma è un comparto che va supportato, non per garantire gli interessi di investitori e in verità nemmeno per quelli delle società industriali o commerciali. Va sostenuto e favorito perché è la tecnologia giusta e nel mix energetico deve avere un ruolo importante e questo a mio avviso potrà far nascere nuovi operatori e nuovi modelli di business”.

“La pubblicazione del Quinto Conto Energia ha trovato reazioni ostili da parte delle associazioni e degli operatori, per le ulteriori complicazioni burocratiche e la definizione di tetti semestrali, cosa che si prevede appesantirà gravemente la gestione e i costi amministrativi. Un quadro normativo incerto che non dà visibilità oltre il brevissimo periodo e la minaccia di un cambiamento fortemente peggiorativo dello schema incentivi – si parla di un taglio del 35% – crea una fortissima accelerazione nei progetti facendo venire meno la qualità ed aumentare i rischi; l’acquisto componenti vede dare infatti la precedenza alle disponibilità invece che alla qualità e la velocità delle costruzioni è anche nemica del fare le cose bene.

“Questa accelerazione inoltre è la madre dei problemi del fotovoltaico in Italia: le scelte impulsive – o di favoreggiamento di determinati soggetti – da parte dei legislatori già in passato hanno innescato dinamiche che hanno fatto realizzare elevatissimi picchi di installato ‘bruciando’ in breve tempo il mercato”.

“Che il mercato si sarebbe dimezzato rispetto al 2010 e 2011 era noto; così come era noto che si sarebbe spostato dal terreno ai tetti. La riduzione delle tariffe era non solo prevedibile ma necessaria. I prezzi del fotovoltaico sono scesi davvero molto in questi ultimi due anni; fare un impianto oggi costa meno di metà rispetto a 2 anni fa; mi sembra giusto quindi che gli incentivi scendano almeno proporzionalmente. Con il calo delle tariffe e i recenti cambi normativi il mercato cambierà sicuramente. Non sarà più dominato da investitori che si rivolgono al fotovoltaico con approccio speculativo; questo farà sì che i grandissimi impianti vengano meno, diminuendo quindi il volume totale installato ma lasciando spazio ad un mercato più distribuito gestito da un maggior numero di operatori medio piccoli. Gli impianti inoltre andranno realizzati dove vi è consumo di energia poiché lì vi sarà maggiore convenienza”.

“Il problema a mio avviso quindi non è tanto la diminuzione degli incentivi, ma la complessità del sistema di regolamentazione del totale installato; mi riferisco in particolar modo all’applicazione del complesso registro autorizzativo per impianti anche di piccola potenza (12kW). Una complessità che temo potrà dare adito, come in passato, a distorsioni a beneficio di pochi determinati soggetti. Il sistema più semplice ed efficace per regolare il mercato sarebbe quello di utilizzare l’incentivo come leva. Un sistema più libero dal punto di vista di briglie normative e una revisione trimestrale dell’incentivo in funzione dell’andamento del totale installato”.

“Il fotovoltaico è una straordinaria fonte e continuerà a svilupparsi sia a livello nazionale che internazionale e a dare opportunità agli operatori. Per quanto riguarda la filiera produttiva di componenti, poiché la concorrenza è internazionale, è inevitabile il sapersi muovere agevolmente in un mercato globale. L’altra grande sfida, che tocca peraltro tutte le produzioni, è la concorrenza asiatica; a questa a mio avviso si risponde attraverso l’eccellenza in qualche ambito aziendale in modo da compensare l’handicap e i costi e attraverso le partnership con gli stessi operatori asiatici”.

“Mi auspico infine che a breve, brevissimo i legislatori oltre a dare un’aggiustata al conto energia per consentire al fotovoltaico di fare un soft landing in grid parity possano normare lo scambio sul posto in modo adeguato e definire magari degli sgravi fiscali che possano consentire la piena sostenibilità del fotovoltaico senza incentivi”.

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