Albo Unico, anche gli agrotecnici dicono “No, Grazie”

Dopo il deciso no all’ipotesi di costituire un Albo Unico per i professionisti tecnici da parte degli ingegneri appartenenti alla sezione b degli Ordini provinciali degli ingegneri, anche i periti agrari si defilano dal progetto per “esplorare altre ipotesi, fra le quali quella di un accorpamento verticale. Cioè nell’ambito del solo settore agrario, dunque coinvolgendo anche gli agrotecnici e gli agrotecnici laureati ed i dottori agronomi”.

Si tratta, in realtà, del progetto da qualche tempo già messo in cantiere dagli Agrotecnici e che ha portato all’ingresso in questa categoria, a partire dal 2011, dei Dottori Naturalisti e dei Biotecnologi, dando vita all’Albo dei “Colletti Verdi”, progetto ora che potrebbe allargarsi ai Periti agrari e, forse, anche agli Agronomi.

Accoglie con soddisfazione la notizia il presidente dell’Upial, Ing. Luigi Grimaldi: “Un plauso al dott. Orlandi, presidente dell’Ordine degli Agrotecnici, che a pieno merita ad honorem il titolo di ingegnere di primo livello in virtù della vicinanza e simpatia che da sempre ha dimostrato nei nostri confronti. Gli ingegneri di primo livello hanno già la loro casa che è presso l’Ordine degli Ingegneri; tale diritto ce lo siamo guadagnato con duri sacrifici e non siamo disposti a cederlo ad altri”.

Le parole di Grimaldi seguono dappresso un intervento del consigliere nazionale degli Ingegneri Sezione B, Ania Lopez, che su Mondoprofessionisti.it ha ribadito la volontà degli ingegneri triennali di non accettare l’ipotesi di Albo Unico e di considerare il CNI “l’unico organismo istituzionale legittimato a pronunciarsi con autorevolezza sul nostro futuro. I nostri 7500 iscritti si riconoscono completamente nel Consiglio Nazionale Ingegneri e quindi non hanno certamente bisogno di altre rappresentanze” (leggi anche Ingegneri sezione B, il CNI esclude l’Albo Unico).

Per Lopez sono altre, infatti, le urgenze da affrontare “come le competenze nei diversi settori, la creazione di opportunità di lavoro in un contesto di crisi economica così grave”.

In ogni caso e a prescindere da qualunque altra valutazione, si legge nel comunicato stampa diffuso dal Consiglio nazionale degli Agrotecnici, il testo letterale dell’art. 9 della legge n. 27/2012 non lascia dubbi circa le modalità tramite le quali gli “accorpamenti” tra professioni tecniche potranno essere realizzati, e precisamente:
– l’accorpamento avverrà con modalità al momento non note (probabilmente saranno contenute nel d.P.R. di riordino degli ordinamenti previsto in pubblicazione entro il 13 agosto 2012), ma esclusivamente fra professionisti che svolgono attività similari e su base volontaria;

– l’accorpamento non può consentire alle categorie che si fondono insieme l’utilizzo di titoli professionali diversi da quelli loro propri utilizzati prima dell’aggregazione o comunque difformi dalla precisa identificazione del percorso formativo di provenienza (più in concreto è escluso che categorie formate pressoché interamente o prevalentemente da diplomati possano utilizzare il titolo professionale di “Ingegnere”);

– l’accorpamento non può essere l’occasione per ampliare surrettiziamente le competenze professionali prima attribuite a ciascuna delle professioni che si unificano, le quali pertanto conserveranno gli ambiti (ed i limiti) delle attività precedentemente svolte. Questo perchè nell’ordinamento nazionale le competenze professionali sono soggette a riserve di legge, che risulterebbe violata ove l’ampliamento avvenisse con un atto normativo diverso (un d.P.R., in questo caso);

– con l’accorpamento non si possono obbligare i laureati di primo livello ad iscriversi in determinati Albi, togliendo loro la libertà attualmente consentita dal d.P.R. 328/2001 di scegliere a quale Albo iscriversi in ragione delle opportunità offerte, dall’eventuale migliore previdenza, dei modelli organizzativi della professione.

I principi sopra enunciati sono condivisi anche dai Consigli Nazionali degli Architetti (leggi anche Professioni, gli Architetti contro la fusione tra Periti e Geometri), dei Dottori Agronomi, dei Geologi e degli Ingegneri i quali il 22 marzo scorso hanno firmato una congiunta nota in questo senso trasmettendola ai Geometri, ai Periti agrari ed ai Periti industriali.

Dunque la maggior parte delle professioni tecniche condividono l’avviso che gli “accorpamenti” fra professioni similari non debbano lasciare spazio a furbizie, come l’ampliamento delle competenze in assenza delle condizioni previste, la creazione di nuove riserve, l’utilizzo di titoli professionali diversi e superiori rispetto a quelli di provenienza, l’introduzione dell’obbligatorietà di iscrizione di soggetti laureati in Albi ai quali questi ultimi possono già ora accedere ma che disertano, ritenendoli inidonei.

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