La P.A. paga in ritardo? Le imprese presentano il conto con il D-Day

Sono sempre i ritardati pagamenti delle p.a. alle imprese al centro della bufera sulla crisi economica nel nostro paese.

Più volte le associazioni di impresa e categoria hanno sottolineato  la difficile situazione in cui versano le aziende che non riescono a pagare lavoratori e fornitori a causa dei crediti nei confronti delle amministraizoni pubbliche e dello Stato “non paganti” ma che al tempo stesso chiede il pagamento degli oneri fiscali.

Pochi giorni con una lettera al Sole 24 Ore, Paolo Buzzetti, presidente di Ance e Federcostruzioni, ha annunciato un evento nazionale il prossimo 15 maggio, per chiedere al governo il rispetto degli impegni presi e quindi il pagamento dei crediti da parte delle amministrazioni pubbliche alle imprese.

L’evento si chiamerà “D-Day” dove “D” sta per decreto ingiuntivo che le aziende presenteranno alle p.a.

“Si tratta di un`azione estrema della quale avremmo volentieri fatto a meno – ha spiegato il presidente di Ance e FederCostruzioni Paolo Buzzetti –  e che spero possa essere scongiurata dall`adozione di misure efficaci e concrete che portino a una soluzione pacifica di questo grave problema.Il nostro auspicio per il futuro, inoltre, e` che alla strategia del rigore e dei sacrifici si accompagni finalmente un`autentica stagione di crescita e di sviluppo”.

“Le proposte e le idee non mancano, anche noi come industria delle costruzioni ne abbiamo messe in campo diverse, ma dobbiamo cominciare a crederci e a investirci sul serio come stanno facendo molti nostri partner europei, che da tempo hanno avviato un coraggioso piano di finanziamenti e interventi capaci di sostenere le industrie e i consumi locali – precisa infine Buzzetti – .

In Italia, nonostante i buoni propositi, non abbiamo ancora assistito a nulla di tutto questo e la mancanza di fiducia in un settore come il nostro, che come dice chiaramente anche la Banca d`Italia in Germania sta trainando la crescita, appare la prova inequivocabile di questa rinuncia a investire subito nella ripresa perseguendo in modo quasi totale una politica di tagli e di maggiori imposte. Siamo certi che l`obiettivo del pareggio di bilancio sia un traguardo da conseguire e che gli osservatori europei facciano bene a chiedere serieta` e rigore a Paesi come il nostro che in passato non hanno brillato nella gestione della cosa pubblica.

Ma se la medicina rischia di ammazzare il malato allora vuol dire che la cura e` sbagliata ed e` giunto il momento di ripensare seriamente dosi e ricette”.

“Nel frattempo la pressione fiscale ha raggiunto livelli insostenibili, soprattutto sulla casa – continua Buzzetti nella lettera -, le banche hanno chiuso i rubinetti della liquidità alle famiglie e alle imprese, i soldi in bilancio per le infrastrutture sono sempre meno e i Comuni per effetto del Patto di stabilità non possono neanche utilizzare i soldi che hanno in cassa. Ci rendiamo conto che il rispetto dei rigidi parametri europei ci impone scelte dure e impopolari, ma il rigore deve essere accompagnato da equità e da correttezza istituzionale e sociale”.

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