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L’esercizio di un’attività professionale per cui serve l’iscrizione all’Albo comporta sempre gli stessi obblighi previdenziali e fiscali, sia che si tratti di una prestazione occasionale sia che sia continuativa.

È questo il contenuto della lettera prot. 4594 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, pubblicata nell’ormai lontano febbraio 2015 ma che riprendiamo perchè l’argomento è scottante.

La lettera ha risposto alla nota n. 13/Pres/2015 del 22 gennaio 2015 di Inarcassa che chiedeva spiegazioni sul dossier n. 448/2014 del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri integrato dalla circolare n. 488/2015.

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Cosa contiene il dossier 448/2014 del CNI

Il dossier n. 448/2014 del CNI in effeti forzava le conclusioni sulle “collaborazioni occasionali” e sull’articolo 61 del D.Lgs. n. 276/2003: concludeva che per gli iscritti agli albi professionali la normativa prevede un’eccezione, vale a dire che gli iscritti a un albo professionale che svolgono un lavoro dipendente possono svolgere anche prestazioni occasionali senza limiti di tempo, compenso e senza l’obbligo di partita IVA.

Scarica il dossier 448/2014 del CNI

L’interpretazione del Centro Studi aveva subito scatenato polemica: i lavoratori dipendenti avrebbero potuto effettuare prestazioni senz’IVA e sarebbero stati quindi avvantaggiati a discapito di chi svolge prevalentemente professione autonoma.

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Partite IVA: la circolare 488/2015 del CNI

Le prestazioni occasionali sarebbero state utilizzate per non rispettare gli obblighi dell’attività professionale? Il rischio c’era. Il Centro Studi, e qui veniamo alla circolare 488/2015 aveva chiarito questo dubbio dicendo che l’iscritto all’Albo che la prestazione occasionale deve essere saltuaria, non ripetitiva e senza vincolo di subordinazione del committente. Gli ingegneri dipendenti iscritti all’albo ma senza partita IVA non sottraggono il lavoro ai colleghi che hanno scelto la libera professione (leggi l’articolo sulla risposta del CNI)

Scarica la Circolare 488/2015 del CNI

La risposta del Ministero: la lettera 4594

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha distrutto la ricostruzione del CNI: se l’attività svolta dal soggetto rientra tra le attività tipiche della professione per il cui esercizio è avvenuta l’iscrizione all’albo, i relativi compensi devono essere considerati redditi da lavoro autonomo.

Le attività per le quali è richiesta l’iscrizione a un albo professionale sono state definite impropriamente dal Centro Studi “occasionali” nel caso di saltuarietà, eccezionalità, non ripetitività e senza vincolo alcuno di subordinazione del committente.  Nella nota n. 13/Pres/2015 del 22 gennaio 2015, Inarcassa ha definito la conclusione del CNI una forzatura della legge.

Scarica la lettera prto. 4594/2015 del Ministero

La circolare n. 67/E del 21 luglio 2001 aveva già chiarito: “l’esame diretto a verificare l’eventuale collegamento tra le prestazioni rese e l’oggetto della professione o dell’arte esercitata deve essere operato sia con riferimento ai rapporti tipici che a quelli atipici e che, in caso di esito positivo, i relativi compensi saranno assoggettati alle disposizioni fiscali dettate per i redditi di natura professionale”.

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