Confindustria, davanti alle commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato, ha analizzato il testo sul Consumo di suolo uscito dalla Camera il 12 maggio e che dovrà passare al Senato. In sostanza Confindustria sostiene: siamo finalmente arrivati a una visione integrata che non punta più solo sui divieti ma che usa anche accorgimenti giuridici, economici e fiscali. Sono però necessari altri correttivi su: definizioni, regime transitorio e rigenerazione urbana.

Prima di entrare nel dettaglio, Confindustria ha precisato che servirà un “raccordo tra la futura normativa statale e quella regionale”: molte leggi regionali sono già intervenute sulla materia e hanno generato un quadro non omogeneo.

In più, saranno da prendere in considerazione eventuali conseguenze della riforma costituzionale sul DDL Consumo di suolo: il governo del territorio potrebbe passare sotto lo Stato.

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Consumo di suolo: cosa non va nelle definizioni

Per quanto riguarda le definizioni, il consumo di suolo non andrà declinato in termini di incremento annuale, ma come prima trasformazione o impermeabilizzazione delle superfici agricole destinate a usi diversi. Sulla superficie agricola, la definizione attuale rischia «di rendere molto complicata e incerta la delimitazione del perimetro effettivo della superficie agricola». Bisogna definire “agricoli” solo i terreni indicati come tali dagli strumenti urbanistici.

Consumo di suolo: regime transitorio

Nel mantenere i procedimenti amministrativi avviati prima dell’entrata in vigore della legge, il DDL Consumo di suolo passato alla Camera potrebbe indurre a valutazioni affrettate sugli eventuali interventi da intraprendere. Sarebbe meglio fare salvi i titoli abilitativi e i piani attuativi avviati in un arco temporale congruo e successivo all’entrata in vigore della legge.

Consumo di suolo e rigenerazione urbana

Il DDL attuale prevede una delega al Governo. Confindustria auspica misure specifiche di incentivo e semplificazione in favore della rigenerazione negli ambiti produttivi». Andrebbero eliminati gli ostacioli alla rigenerazione, cioè per esempio il contributo straordinario per le valorizzazioni.

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