Proponiamo una riflessione di Tommaso Barone, esperto di Sicurezza sul Lavoro e fondatore dell’istituto di formazione professionale ICOTEA, sulla fragilità del nostro patrimonio edilizio di fronte alle forze ineluttabili della natura, come il terremoto che ha sconvolto il Centro Italia. Fragilità che si può contrastare sono con azioni preventive e con la diffusione della cultura della sicurezza.

Ogni pietra che poggi… puoi farlo solo oggi!
“Terremoto era un Dio fatto di roccia e polvere. Non era cattivo, ma al contrario buono. Gli capitava però, qualche volta, di risentirsi con gli altri dei e di adirarsi con gli umani, che lo trattavano con sufficienza e non gli davano importanza. E così sfogava la collera, lanciando maledizioni con una voce burbera e cavernosa, dal fragore cupo e rimbombante. Faceva tremare ogni cosa. Poi, tornava a tranquillizzarsi e la terra smetteva di ballare.

Una volta, la Dea Natura, che era la sua migliore amica, gli riferì che gli umani la stavano maltrattando, infrangendo le sue leggi, sciupando l’acqua, infliggendo sofferenze e stermini alle piante e agli animali, sottraendo argilla ai suoi strati più profondi per realizzare vasi e piatti e per costruire case.

Natura chiese a Terremoto di intervenire, per aiutarla a dare una lezione a tutti coloro che stavano deturpando la sua bellezza e compromettendo il suo equilibrio. Allora Terremoto, livido per il racconto, scatenò la sua ira in modo più violento del solito.

Accompagnato da un boato terrificante, si diffuse per tutta la Terra un violento e scomposto movimento che distrusse tutte le cose esistenti fino a quel momento, una specie di convulsione che sollevò verso l’alto e schiantò verso il basso ogni persona e cosa.

Tutto finì in frantumi. Da quel momento iniziò una nuova stagione della vita, e gli uomini presero a rispettare di più la Dea Natura e a temere maggiormente il Dio Terremoto, stando più attenti all’organizzazione della loro convivenza.”

Ho premesso questo mito, non perché voglia diminuire la dolorosa sorpresa che ti sconvolge quando il nemico malvagio ti coglie; non perché voglia sottovalutare la notturna e tremenda barbarie che nel reatino ha sfarinato centinaia di vite, disperdendone molte altre; non perché mi sia rassegnato alla devastazione e scomparsa di Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto, ed alla terrificante rovina di molti altri piccoli centri; non perché sappia trovare un rimedio alla perdita, in pochi istanti, della memoria e del significato di molte esistenze.

No, tutt’altro!

Voglio invece dedicare un accorato pensiero al fatto che il breve e maledetto tremore è una patologia purtroppo consueta nel nostro Paese, che ha un corpo meraviglioso ma fragile, in ogni sua parte ricchissimo di storia, specie nei borghi del centro Italia, quasi tutti di origine medievale e per questo costituiti da abitazioni bellissime ma edificate con criteri che non reggono alle collere della natura.

Proprio per questo, l’Italia avrebbe bisogno di un riguardo e di una sollecitudine straordinari, che non sempre gli vengono accordati. Non di rimedi, pertanto, ma di azioni preventive vorrei trattare.

Non esiste angolo del Bel Paese che possa dirsi al sicuro. L’ecosistema è spesso afflitto da stupide mancanze di rispetto e da pericolose negligenze.

Da esperto in Sicurezza sui luoghi di lavoro, con una specializzazione inerente il settore della Scuola, sono pochissimo appassionato alle dispute sulle responsabilità da accertare, consapevole che iniziative, interventi e soluzioni per diminuire il rischio e ridurre il danno sono necessarie in ogni regione, provincia e comune del nostro paese.

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Nelle Scuole, dove l’innocenza si fa strada tutti i giorni tra i mille ingorghi dell’apprendimento e le stanche abitudini dell’insegnamento, dove si comincia ad affrontare la dimensione sociale e si è alle prese con le gratificazioni e le frustrazioni dell’individuo in formazione, dove si lavora per garantire un futuro alla nostra nazione, non può e non deve essere esclusivamente l’acquisizione del sapere questa garanzia.

Essa deve derivare anche, e forse soprattutto, dalla sicurezza dei luoghi e delle strutture. La sicurezza del futuro dipende da quella del presente.

Se si vuole tentare di ovviare al numero imprecisato dei morti, alle sofferenze degli sfollati, alle macerie giacenti per anni in mezzo alle strade dei centri colpiti; se si vuole evitare di  essere invasi da quel senso di inadeguatezza collettiva che ci costringe, dopo un terremoto, a pensare che troppo spesso ci perdiamo in interminabili vaniloqui, quando poi sono sufficienti pochi secondi di ammattimento della terra per radere al suolo le case e lo cose, e con esse le certezze, le speranze e i sacrifici di ogni conquista e di ogni costruzione; se si vuole lottare contro quell’infinito senso di vuoto, di debolezza che ci lascia attoniti, dannatamente piccoli nel tormento e nello strazio universali, allora si ha la necessità, con la forza della ragione e la convinzione della passione morale e civile, di diffondere la valutazione del rischio e il dovere della sicurezza come compiti irrinunciabili ed obiettivo virtuoso di ogni dirigente scolastico e di ogni sindaco.

Il nostro sistema-paese aspira a rimanere la sede di un livello di civiltà tra i più elevati al mondo. E poiché la civiltà non si edifica per decreto, ma è il frutto della condivisione, adesione ed attuazione delle misure efficaci da parte di un’intera comunità, la tutela della salute e della sicurezza nelle Scuole ne è la rappresentazione simbolica e plastica.

Il modo migliore di ricordare i morti è pensare ai vivi.

Il Testo Unico sul diritto alla sicurezza dei lavoratori sia del settore pubblico che di quello privato (Decreto Legislativo 9 Aprile 2008, n.81) sia solo uno strumento.

Nelle Scuole cresce la vita, sia per quantità che per qualità, e deve essere salvaguardata. Ma si esercita anche un lavoro, che deve essere messo in sicurezza, che è quello di chi forma ed istruisce, ma è soprattutto quello, il più prezioso, di chi, come gli alunni lavora alla costruzione del futuro.

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Ogni Dirigente scolastico (Datore di lavoro) nomini le figure preposte alla sicurezza (Responsabile e Addetti al Servizio di Protezione e Prevenzione) e gli addetti alle emergenze, aggiorni costantemente il Documento di Valutazione Rischi, informi e formi i lavoratori e gli studenti, predisponga il piano di emergenza, promuova una didattica della sicurezza, individui ed attui le misure di prevenzione e sicurezza in relazione ai contenuti del DVR.

Sono prescrizioni, ma sono anche doveri civili e morali, sentimenti di coesione e appartenenza. Sono compiti della vita e per la vita, affinché nessuna creatura possa dire:

“Dormivo dentro il ventre della mamma
quando un boato annullò la promessa.
Nessuno si giustifichi o mi spieghi.
Non c’è lingua comune tra me e i vivi,
e tutto sommato non ne vale la pena”
(Maria Luisa Spaziani, Ai vivi e ai morti del Friuli)

Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi, fa pensare a domani, ma puoi farlo solo oggi.

– di Tommaso Barone

 

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