Di seguito, un approfondimento sulle osservazioni dell’ANCE sul DDl sul Consumo di suolo. Prima, aggiungiamo però che anche Confindustria, davanti alle commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato, ha analizzato martedi 11 ottobre, il testo uscito dalla Camera il 12 maggio. Siamo finalmente arrivati a una visione integrata che non punta più solo sui divieti ma che usa anche accorgimenti giuridici, economici e fiscali. Sono però necessari altri correttivi su: definizioni, regime transitorio e rigenerazione urbana. Clicca qui se vuoi leggere l’approfondimento sulle richieste di Confindustria.

Veniamo all’ANCE, che settimana scorsa ha rilevato i principali problemi legati al consumo di suolo e al DDL passato alla camera e che deve andare in Senato.

La questione del consumo del suolo e di un suo uso sostenibile e razionale è di vitale importanza per la realizzazione consapevole di infrastrutture e di edifici civili da parte di amministrazioni pubbliche e/o di committenti privati.

In un primo momento, le regioni hanno approvato principi e disposizioni per il contenimento del consumo di suolo, poi anche lo Stato ha intrapreso diverse iniziative legislative, in particolare il DDL 2383/S.

Molti sostengono, analizzando superficialmente il problema, che la riduzione del consumo del suolo si ottenga solo con il blocco delle trasformazioni territoriali. Non è così.

Serve un’azione sistematica di manutenzione del territorio e delle sue infrastrutture, un controllo serrato e repressivo sull’abusivismo edilizio e una politica organica e a regime per rendere utilizzabili, agevoli, diffusi ed economicamente sostenibili gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

Affrontare il tema della riduzione del consumo del suolo in un contesto avulso dagli altri fenomeni che provocano l’erosione del territorio naturale non può fornire un quadro completo della questione.

Legame tra Consumo di suolo, crisi e agricoltura

Secondo i dati del Rapporto BES (Benessere Equo e Sostenibile in Italia) 2015 dell’ISTAT, c’è stato un cambiamento di scenario dato dalla crisi economica e da una certa rivitalizzazione del settore agricolo: il crollo del settore delle costruzioni ha ridimensionato la pressione dell’edilizia sul territorio, mentre l’ultimo censimento registra, per la prima volta dal 1970, una battuta d’arresto nella perdita di superficie agricola utilizzata, perdita che normalmente porta alla riespansione della vegetazione invadente o a bosco.

Sono emerse altre minacce legate proprio all’evoluzione dell’agricoltura. L’ISTAT sottolinea anche che l’integrità dello spazio rurale è minacciata da due forme di degrado: una di transizione dal rurale all’urbano (cd. urban sprawl ossia l’urbanizzazione a bassa densità che si propaga dai margini dei centri abitati e lungo le vie di comunicazione) e un’altra di transizione dal rurale all’incolto (interessata da fenomeni di spopolamento, dismissione delle culture e rinaturalizzazione).

Consumo di suolo e abusivismo edilizio

A questi due aspetti l’ISTAT aggiunge il fenomeno dell’abusivismo che ha due caratteristiche assolutamente negative: smaschera la carenza dei controlli e rappresenta una concorrenza sleale per l’attività edilizia regolare. L’abusivismo edilizio in Italia continua ad avere una diffusione senza paragoni fra le maggiori economie avanzate e la crisi economica ha contribuito addirittura ad aumentarla.  Aggiungiamo noi che ancora non si è fatto abbastanza/nulla per contrastarlo.

Nel 2014, pur in un contesto fortemente recessivo per il comparto dell’edilizia residenziale, il numero delle nuove costruzioni abusive è salito, rispetto all’anno precedente, da 15,2 a 17,6 ogni 100 autorizzate (ISTAT, Rapporto BES 2015, pag. 217).

Consumo di suolo: contenuti e difetti del DDL

I contenuti

I contenuti principali della futura legge riguardano, appunto, la limitazione del consumo di suolo (art. 3), il  riuso e la rigenerazione urbana (art. 4), interventi per la r igenerazione di aree urbanizzate degradate (art. 5), il divieto di cambio di destinazione (art. 7). Clicca qui per approfondire i contenuti del decreto.

I difetti del decreto

Il DDL 2383/S, grazie alle modifiche apportate durante l’esame alla Camera dei Deputati che l’ha approvato, appare migliorato, ma potrebbe essere ulteriormente migliorato anche nel corso della lettura al Senato.

Durante l’audizione informale dell’ANCE presso le Commissioni riunite Agricoltura ed Territorio e Ambiente del Senato sono emersi tre punti su cui il decreto deve cambiare:

1. dare una migliore definizione di consumo del suolo,
2. delegare in materia di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate,
3. attivare misure di incentivazione della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

Occorre un coordinamento tra la pianificazione vigente e quella che si dovrà adottare per effetto delle nuove regole introdotte dal provvedimento, altrimenti si rischia un periodo di blocco nell’attività e di dover aggiornare gli strumenti di pianificazione oggi vigenti con i necessari costi per i bilanci dei comuni e con gli adempimenti amministrativi.

Nodo irrisolto è quello delle leggi regionali sul contenimento del consumo di suolo, che in molti casi differiscono nei contenuti e nelle procedure ordinarie e transitorie da quelle del disegno di legge statale: è un altro problema che può portare a vuoti normativi e incertezze.

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